Corriere della
Sera (mercoledi, 25 ottobre 2000)
Il Comune
favorevole a usare un edificio in via Meda. Il
Carroccio: facciamo un referendum
Tra città e
dintorni sono settantamila le persone di religione musulmana
Di Vecchi Gian Guido
MILANO - E adesso
tocca a Milano, discutere della costruzione d' una
moschea: proprio oggi, in Comune, durante la riunione della "Commissione
stranieri" e con tanto di progetto già definito. Però la situazione s'
annuncia ben diversa rispetto a Lodi, con relative polemiche e messe
riparatrici d' impronta padana. Se
non altro perché la commissione controllata dal Polo ha già dato parere
favorevole, in linea di massima, con buona pace dei malumori leghisti.
Tanto che il presidente Massimo De Carolis, di Forza
Italia, commenta serafico: "Non ritengo improponibile la realizzazione di una moschea, perché in Italia siamo
rispettosi delle libertà, compresa quella di culto". Non
che la Lega Nord abbia deciso di stare con le mani in mano. Il progetto
della Comunità religiosa islamica italiana prevede in realtà la
ristrutturazione e l'ampliamento di uno spazio che già esiste, in via Meda. Matteo Salvini,
segretario provinciale, chiede un referendum fra gli abitanti della zona
intorno a via Meda: "Noi non siamo contrari a
priori, ma chiediamo che almeno vengano coinvolti i cittadini della zona, per
evitare che si vedano calata sulla testa la decisione". È lo stesso
Carroccio, d' altra parte, ad ammettere che la
situazione è diversa rispetto a Lodi: "Là era il Comune che concedeva
gratis un suo terreno, qui sono loro che pagano e quindi sono sostanzialmente
liberi di agire. Ripeto però che va considerata la ricaduta sulla popolazione
della zona, e di questo si deve occupare il Comune". L' assessore "azzurro"
al Demanio, Antonio Verro, si mantiene prudente: "Nei limiti di legge, il
privato può decidere ciò che vuole. Bisognerà però vedere se dal punto di vista
urbanistico sarà possibile il cambio di destinazione d' uso,
cosa su cui ho diversi dubbi...". Ma è l' assessore
Sergio Scalpelli, una delle menti politiche di Forza Italia, a tagliare corto:
"Un conto è una legittima opinione culturale di chi si preoccupa del multiculturalismo. Un altro conto è capire che a Milano
vivono migliaia persone di religione islamica e che la costruzione di una
moschea è un fatto di civiltà e di decenza". L' anagrafe di Milano
registra 98.605 stranieri da 157 nazionalità diverse. La maggioranza, il 44,5
per cento, è di religione musulmana. Fra città e dintorni si calcolano almeno
70 mila fedeli dell' Islam, poco meno di 50 mila in
regola, sparsi fa i nove centri di riferimento ufficiali: sei sunniti, due sufi (la corrente
mistica) e uno sciita. Eppure non esiste una moschea,
almeno non un edificio pensato apposta per la preghiera: solo stanze o
scantinati adattati in mancanza di meglio. Naturale che da anni i musulmani chiedano di costruirla, "senza clamore, dato che l'
immagine di una "grande moschea" evoca sempre una sorta di timore -
spiega Ali Schutz, del Fondaco dei Mori, uno dei
principali punti di riferimento dell' Islam in città -. Questo è un progetto di
soli musulmani italiani, sufi. Riguarda soltanto
loro. Non è la moschea che ci si attende...". Milano, in ogni caso, ha una
certa pratica di dialogo. Proprio questo pomeriggio il sindaco Gabriele Albertini e il presidente del consiglio comunale, Giovanni
Marra, assisteranno ad un incontro dedicato alle "religioni per la pace
nello spirito di Assisi". E in questo
incontro verrà letto un "appello alla città", per invocare
tolleranza ed accoglienza, che sarà firmato dal cardinale Carlo Maria Martini, da René Sirat, vicepresidente della Conferenza dei rabbini d'
Europa, dall' oratore della moschea Omayyade di
Damasco, Baschir Al-Bani, e da Denys
Teundroup, presidente dell' Unione buddista europea.
Pure la comunità ebraica, del resto, si dice favorevole: "Facciamo
attenzione alle parole, stiamo parlando di cittadini italiani di fede
musulmana, che chiedono un banale permesso edilizio.
Non si pone nemmeno, il problema. E poi sarei d' accordo
anche se fossero aree pubbliche", considera Emanuele Fiano,
presidente degli ebrei milanesi nonché consigliere comunale dei Ds. Che spiega: "L' ebraismo
italiano sostiene con chiarezza la difesa della democrazia e della laicità
dello Stato, e quindi i diritti civili di tutte le minoranze, pure quelle
religiose. Il che comprende senz' altro il diritto dei
musulmani italiani ad avere i loro luoghi di preghiera: mi faccio, ci facciamo
tutti quanti paladini di questo, anche per il portato storico di sofferenza che
testimoniamo...".