Corriere della
Sera (venerdi, 27 ottobre 2000)
Tra i residenti c'
è chi approva, ma i commercianti protestano: pochi affari. Molti difendono i
musulmani: non danno problemi. Ma qualcuno accusa: ormai comandano loro.
I Ds distribuiranno le fotocopie del documento del cardinal
Martini. Divisioni all' interno di Forza Italia
Di Gorni Davide
La moschea divide già via Meda Tra i
residenti c' è chi approva, ma i commercianti protestano: pochi affari Un
grande portone in legno. Anonimo. Scrostato dal tempo e dall' incuria. Se non
fosse stato per la polemica di questi giorni, nessuno, vicini di casa a parte,
si sarebbe accorto che lì, in via Meda al numero civico 9, si riunivano i
musulmani di Milano. E che sempre lì, in quel palazzo abbandonato e lontano da
occhi indiscreti, si voleva costruire la nuova casa della preghiera islamica.
" Era tutto tranquillo. Poi all' improvviso è esplosa la querelle",
incomprensibile e strumentale, pensa 'Abd al Latif Conti, italianissimo. All'
anagrafe si chiama Sergio, ma da quanto si è convertito alla cultura del muslim ha cambiato nome: è il "numero due", in
qualità di segretario generale, della Comunità religiosa islamica italiana.
"Ci stupisce che una questione religiosa e di fede si trasformi in una
battaglia politica. Da dieci anni siamo qui e non abbiamo mai avuto problemi
con la comunità. Non vedo perché dovremmo averli ora". I residenti
confermano. E parlano di civile convivenza, di reciproco rispetto.
"Problemi? Assolutamente no. Non me ne hanno mai
dati": Giuseppe Zisa, difende la casa dei
musulmani. La sua autorimessa confina con il palazzo al numero nove. "Li
sento solo pregare ogni tanto. A voce alta. Niente più. Se vogliono allargare
il loro credo, non vedo che cosa ci sia di male". Non teme il pericolo di
una degenerazione dell' ordine pubblico. "Solo le loro piante mi danno
qualche noia: d' autunno perdono le foglie che finiscono sulle rampe del mio
garage. Non mi sembra un buon motivo per fare battaglie... sociali". Pochi
metri. E si incontra la "Preferita", di nome e di fatto: è la
pizzeria che spesso frequentano i musulmani dopo la preghiera. "Brava
gente e ottimi clienti. Ben venga la nuova moschea", si affretta a dire il
gestore Gennaro Cannetiello. Convivenza pacifica,
quindi. A dispetto della massiccia presenza di stranieri: "Circa il 30 per
cento dei residenti", conteggiano in un' agenzia immobiliare di via Meda.
"Sono talmente rispettosi che non ci accorgiamo neppure che ci sono",
commentano due coniugi pensionati del quartiere, Luciana e Renato Migliavacca. Tutto a posto allora? Neanche a dirlo. Anche
la comunità, come la politica, è divisa. Altroché. "Ormai gli
extracomunitari controllano il quartiere - attacca Ornella Colinazzo,
commerciante del quartiere -. Una volta si facevano affari, oggi gli stranieri
non comprano neppure un bottone. Costruire una nuova moschea significa
peggiorare la situazione". E una collega, Mariella Pizzigoni,
rincara: "Gli islamici ci chiedono di essere aperti, disponibili, quando
sono loro i primi a non accettare la nostra religione e a considerarci
impuri". La questione rimane quindi aperta. Sul fronte dei cittadini, come
su quello della politica. Mentre i Ds si stanno
organizzando per fotocopiare il messaggio del cardinale Carlo Maria Martini e distribuirlo in città, invitando le altre
forze politiche a fare lo stesso, il dibattito si fa più acceso all' interno di
Forza Italia. "La moschea non solo divide il Polo, ma anche noi
azzurri", evidenzia Claudio Cicciò, l' ex
presidente della commissione stranieri del partito. Che sollecita un confronto
aperto e attacca il suo sostituto: "È tutta un' iniziativa personale e
propagandistica di Massimo De Carolis". E
pensare che tra i significati della parola islâm c' è
anche quello di "pace".