Corriere della Sera (lunedi, 30 ottobre 2000)

 

Milano, un quartiere contro la moschea

                                                                                                                                                                 

La Lega organizza un referendum: 8 su 10 contrari. L'islamista: la clandestinitā sarebbe peggio La consultazione organizzata davanti alle case e alle chiese del Ticinese

Il professor Sergio Noja Noseda: "Sono missionari come i cattolici. L' unica differenza č che non hanno mai usato la violenza"

 

Di Rosaspina Elisabetta

 

Milano, un quartiere contro la moschea La Lega organizza un referendum: 8 su 10 contrari. L' islamista: la clandestinitā sarebbe peggio.

 

MILANO - Non č lunga la via all' Islām. Sė e no, 5 chilometri, dal Duomo a via Meda. La strada che, in senso opposto, percorrono tradizionalmente gli arcivescovi per raggiungere la cattedrale, dopo una sosta nella chiesa di Sant'Eustorgio, antica testimone delle barricate contro Bava Beccaris. Ci si arriva con il "3", direzione Gratosoglio, un vecchio jumbo tra m frequentato bene: anziani signori in trench e borsalino, donne con i capelli pepe e sale giudiziosamente raccolti in un fermaglio di stoffa. Veterani di quel percorso, diffidenti delle nuove mode e dei nuovi arrivati: dalla Romania, come i due giovanotti con fisarmonica e chitarra, dall' Eritrea, come la signora, forse una colf, che racconta di essere stata borseggiata giorni fa, proprio su questa linea. O dall' Islām: "Con l' accento sulla "a" - si raccomanda il professor Sergio Noja Noseda, docente di lingua e letteratura araba, incuriosito dai turbamenti del quartiere Ticinese per l' insediamento di una moschea -. Islām, in arabo, vuol dire dedicarsi a Dio. Musulmano, in italiano, si puō tradurre letteralmente Oblato", suggerisce un no me decisamente inoffensivo. Chi ha paura dell' "Oblato" cattivo? Almeno l' 80 per cento dei milanesi, se č rappresentativo il referendum condotto dalla Lega Nord nel quartiere e davanti alle chiese, fra ieri e l' altroieri. Delle 2.300 firme raccolte , 1.825 certificavano un "no". No alla moschea, no ai musulmani, anche se parlano italiano. Anche se sono italiani, e lo sono sempre stati. "Sono convertiti italiani", precisa il professor Noja Noseda, scienziato di una fede che non l' ha sedotto, con meraviglia del fondatore della Comunitā Religiosa Islamica Italiana, un anziano nobile del cui nome "di battesimo" s' č persa traccia. Dal ' 51, anno della morte di René Guenon, suo maestro spirituale e filosofico, si chiama ' Abdal Wahid Pallavicini. Anche dietro ai finestrini del "3" scorre una Milano cangiante: scomparse la Standa e l' Onestā da via Torino, per far posto alla libreria Fnac, parigina, e a Benetton, universale come McDonald. Via il vecchio cinema Rubino, al Carrobbio, soppiantato da un "bistrot". Le tavole calde di Porta Ticinese e corso San Gottardo adesso si chiamano "drinks and dinner". Avanza una cittā psichedelica: "Come quella di Blade Runner - sorride il professore -. Con i vietnamiti che vendono la loro merce all ' angolo delle strade". Cielo, musulmani pure loro? Come questi signori in giacca e cravatta, l' aria da avvocati e dirigenti, l' accento milanese e gli occhi chiari, facce e documenti nazionali, che chiedono una moschea per pregare, rivolti verso la Mecca, a sud-est, rispetto all' asse di via Meda. Nati Mario, Luca o Matteo, mutati in ' Abdal Azim Yusuf, ' Abdal Latif o ' Abdal Walii: e le loro mogli (una a testa o di pių?) saranno rinchiuse in casa e nello chador? "No, no. Si confonde la dimensione religiosa con aspetti sociali e folcloristici - si arrabbiano gli "Oblati" -. Il velo č una tradizione, non un' imposizione. La poligamia non č praticata quasi pių nemmeno nei Paesi musulmani. Il nostro č un ritrovo culturale e religioso, non u n centro d' accoglienza per immigrati. Un punto di raccoglimento, non di raccolta. Siamo qui da dieci anni e i nostri vicini di casa l' hanno capito". Nel condominio nessuno protesta contro il progetto di trasformare un capannone di 200 metri quadrati in una moschea aperta al pubblico: "Sotto nostra responsabilitā e controllo", promettono i promotori. Ma giā 20 metri pių in lā, al banchetto della Lega, c' č chi motiva il suo rifiuto con qualche esempio: "A Napoli, in una moschea, hanno trovato c asse d' armi". Il professor Noja Noseda scuote la testa: "Quello č un problema della polizia. Le armi si possono nascondere in qualunque cantina. E sono convinto che il prefetto preferisce sapere che c' č un' etichetta dietro la quale, eventualmente, indirizzare le ricerche". Vogliono islamizzarci, argomentano i contrari: "L' Islām č missionario, e ancor pių lo sono i neofiti. Come lo sono sempre stati i cristiani. Con la differenza che gli islamici non hanno mai usato la violenza", obietta il docente. "Sono violenti", lo contraddice un altro firmatario. "I gesuiti attaccavano per i piedi agli alberi gli indigeni filippini finché non si dichiaravano cristiani - si rifā alla storia Noja Noseda -. Ma l' intera Indonesia si č convertita all' Islām senza un giorno di guerra". Di "Jihad", vuol dire? "Jihad significa "sforzo", non guerra santa, come invece credono gli occidentali. Nell' Islām non conoscono nemmeno il concetto di santitā, eccetto gli arabi cristiani. Siamo noi ad aver fatto l e crociate". E Gerusalemme, gli ricorda la piazza: "Distruggeranno le nostre chiese". Il docente sgrana gli occhi: "Il Santo Sepolcro č stato amministrato per 1.500 anni dal governo ottomano. La legge islamica ha sempre vietato di toccare le chiese esistenti nei territori conquistati". Quindi č vero: proveranno a sottometterci? "Forse a convertirci. Padroni noi di dire di no". E perché "non devono essere loro ad adeguarsi alle nostre usanze", come chiedono i contrari. "Se obbediscono alle leggi e non toccano i principi dello Stato, costruiscano pure le loro moschee. Costringerli alla clandestinitā sarebbe peggio - risponde il professore -. Non c' č reciprocitā? Questo č vero per la sola Arabia. Ho visto una chiesa cattolica, piccolissima, c ostruita in una cittā araba dietro insistenza della comunitā cristiana filippina. Per compensazione il sindaco ha poi fatto erigere, a sue spese, un' immensa moschea accanto". Un' idea per Albertini.