IL SOLE 24 ORE, 14 ottobre 2003

 

Papa Wojtyla 25 anni di storia “Aperto all’Islam”

 

La figura di Giovanni Paolo II, da sola, sembra sostenere quasi per in­tero il peso da parte cristiana del dialogo con l’Islam, il quale per altri versi procede con alterne vicende. Gli interven­ti e i viaggi del Santo Padre hanno note­volmente contribuito a riaprire e riequili­brare una difficile situazione venutasi a creare negli ultimi decenni, allorquando si è progressivamente manifestata una deci­sa chiusura nei confronti delle altre civiltà e religioni, quella islamica in particolare, arrivando a prospettare uno scontro su scala planetaria con l’Occidente, arbitra­riamente identificato con il Cristianesimo. Proprio quando l’ideologia dello scon­tro sembrava avere la meglio, l’attuale Pontefice ha ricordato che per i veri reli­giosi il “male” non risiede negli “altri”, tanto meno nelle altre religioni, ma piutto­sto in quel materialismo e in quella secola­rizzazione diffusi ormai ovunque. Egli ha avuto il coraggio di denunciare i limiti e i pericoli totalitari che risiedono nella ragio­ne illuminista e ha contribuito in maniera determinante a una rivalutazione del Me­dioevo. epoca durante la quale i rapporti tra Cristianesimo e Islam hanno conosciu­to una stagione particolarmente felice: ba­sti pensare alla Andalusia spagnola e alla Sicilia islamo-normanna, centri di una fio­ritura intellettuale che ha portato alla na­scita delle stesse università europee.

È singolare, ricordando il Medioevo, che quel tale Gerberto di Aurillac, venten­ne “discepolo dei musulmani” nel 967 in Spagna, sarebbe divenuto Papa Silvestro 11, tra lo stupore di molti suoi contempora­nei, il Papa dell’anno 1000 dopo Cristo e il precursore di quello che gli storici chia­mano, a ragione, il “Rinascimento del XII secolo”. Mille anni dopo, anche Gio­vanni Paolo II cominciava molto presto il suo personale dialogo con l’Islam, testimo­niando nel 1985 alla folla dei giovani musulmani riuniti a Casablanca la comu­ne fede divina: “Abramo costituisce un modello comune della fede in Dio (...) Crediamo nello stesso Dio!”.

Appena un anno più tardi, il Papa acco­glieva ad Assisi i rappresentanti di tutte le religioni e pochi mesi dopo ricordava ai vescovi venuti a Roma dal Nord dell’Africa di evitare il “proseli­tismo” (intimamente legato al “colo­nialismo”), che né gli ebrei, né i musulmani possono del tutto accetta­re. Poi, ancora, molti viaggi e innu­merevoli incontri, anche con musul­mani, sovente fuori dall’Italia e dall’Europa, culminati nel 1991 con la visita alla moschea di Damasco, duran­te la quale il Papa evocava le parole del santo Corano su Maria, “eletta tra le don­ne del mondo”, e su Sayyidna ‘Isa. “no­stro Signore Gesù”.

Come le grandi personalità dell’Islam, la figura del Santo Padre sembra trovare la sua forza nella continuità di una tradi­zione religiosa rinnovata dallo Spirito, prendendo le distanze sia dal “tradizionali­smo”, che vorrebbe strumentalizzare le religioni in senso esclusivistico, sia dal “modernismo” ecumenico, che si traduce in un “parlamento” delle religioni, da uni­re sul piano sentimentale e umano, nella dimenticanza di Dio.

 

Ahmad ‘Abd al-Walyy Vincenzo

Responsabile culturale e giuridico della CO.RE.IS.

(Comunità religiosa islamica) Italiana