IL GIORNALE, 11 gennaio 2004

 

Lo sceicco amico dei crociati “La fine dei tempi è arrivata”

 

 

(...) Comunità Religiosa Islamica degli italiani diventati musulmani. L’“altro” Islam predica la jihad, Pallavicini la guerra santa contro intolleranza e il fanatismo. L’“altro” Islam taglierebbe volentieri la testa agli infedeli che non si prostrano al Corano, Pallavicini è sicuro che vedranno la luce dell’unico Dio anche quelli che si sono regolati sulla Torah o sui Vangeli. L’“altro” Islam vorrebbe entrare in Vaticano con l’aereo passando attraverso il tiburio del Cupolone, Pallavicini vi si è fatto ammettere come ambasciatore della Grande Moschea di Roma presso il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. L’“altro” Islam vedrebbe bene Sua Santità sotto terra, Pallavicini gli ha stretto la mano ad Assisi. L’“altro” Islam stacca i crocifissi dai muri e li getta dalla finestra, Pallavicini mai una volta pronuncia i nomi di Gesù e Maria senza farli seguire dalla formula rituale “su di Lui la pace”, “su di lei la pace”. Lo shaykh, 77 anni, è stato il primo italiano a convertirsi alla religione di Maometto. Pronunciò la shahada, il pilastro fondante dei cinque su cui poggia l’Islam, il 7 genna­io 1951, nelle mani di un saggio in Svizzera: “Non vi è Dio se non il Dio e Muhammad è il suo profeta”. Quello stesso giorno - ma lui non poteva saperlo - alle undici di sera mo­riva al Cairo un altro ben più famoso ‘Abd Al Wahid, il suo maestro René Guénon, il grande metafisico e orientalista francese che aveva abbracciato l’Islam e cambiato identità quarant’anni prima.

Oltre che il nome, Pal­lavicini ne adottò lo stile di vita. E da allora è sem­pre rimasto saldamente ancorato al sufismo, la cor­rente mistico-esoterica dell’islamismo che pratica l’ascesi, il distacco dalle cose mondane, la contem­plazione di Allah. Non per nulla ‘Abd al-Wahid si­gnifica “servo dell’Unico”. Il sufismo ebbe un corri­spettivo nella Chiesa cattolica con i templari, i cava­lieri dell’Ordine religioso-militare del Tempio fon­dato a Gerusalemme nel 1119 in difesa del Santo Sepolcro e soppresso due secoli dopo da papa Cle­mente V per deviazioni ereticali.

Come i templari avevano stretto rapporti con i saraceni, tanto da ottenere un angolo di preghiera dentro la moschea di Al Aqsa terzo luogo santo dell’Islam dopo la Mecca e Medina, così ‘Abd al-Wahid Pallavicini si fregia oggi del titolo di cavaliere del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusa­lemme. Effetti dell’ecumenismo. L’investitura av­venne a Beirut. Due anni fa lo rivelai sul Giornale. Insorse l’Ordine di Malta, gridando all’imbroglio. L’interessato mostra di non essersela affatto presa: “Ero in buona fede. Ciascuno di questi Ordini so­stiene di essere quello “vero””. Non vi dico invece della letteraccia su carta color indaco, sormontata da croce latina e corona, pervenutami dalla principessa Elvina Pallavicini Medici del Vascello, la nobildonna romana che vive fra tempere del Botticelli, affreschi di Guido Reni e tele di Palma il Gio­vane: da ardente seguace del vescovo tradizionalista Lefebvre, non voleva che la sua dinastia fosse in alcun modo confusa con i Pallavicini del ra­mo lombardo, dal quale discende il capo spirituale della CO.RE.IS.

Lo shaykh vive tra Milano, dov’è nato e dove ha sede la CO.RE.IS., Roma, dove l’ho incon­trato nel suo villino sulla via Cassia, e Parigi, dove figura nel collegio dei saggi della Grande Moschea. Intercala italiano, arabo e dialetto me­neghino. Ha sposato una giap­ponese e suo figlio Yahya, 38 anni, è imam della moschea milanese di via Meda. Tira avanti a caffè, biscottini e ac­qua Panna. Sul tavolo del sa­lotto tiene la scultura di un crociato. Veste una djellaba gri­gia, la tunica che scende fino ai piedi, e sopra quella un cafta­no nero privo di maniche; in testa ha una papalina bianca fatta a uncinetto (“do­no dell’ambasciatore dell’Oman”).

Stamattina s’è alzato alle 5.55 per il Fajr, la prima preghiera della giornata. Se tutti quelli che si professano musulma­ni - e cristiani, ed ebrei, e induisti, e atei - fossero come ‘Abd al-Wahid Pallavicini, il mondo non sol­tanto sarebbe più tranquillo: anche migliore.

Chi le ha dato il titolo di sceicco?

“Shaykh vuol dire saggio. È un titolo onorifico dato agli anziani. Io l’ho avuto a Singapore nel ‘70, quan­do lo shaykh ‘Abd al-Rashid mi autorizzò a condur­re in Europa una branca della Tariqa Ahmadiyya Idrisiyya Shadhiliyya, confraternita contemplativa islamica”.

La sua autorità da chi le viene?

“Dall’ortodossia”.

Chi stabilisce l’ortodossia?

“La catena iniziatica che da maestro in maestro risale fino al profeta Muhammad”.

E l’autorità di Adel Smith da chi promana?

“A’udu billahi min ashshaytan arrajim”.

Cioè?

“Mi rifugio in Dio contro Satana il lapidato. Le espressioni diaboliche hanno molteplici volti”.

Che ci faceva nel ‘70 a Singapore?

“Viaggiavo in cerca della verità”.

Bel lavoro.

“Vengo da una famiglia benestante. Papà faceva l’orefice. Mi ha lasciato molte proprietà”.

Perché ha rinnegato il cattolicesimo?

“Non ho rinnegato nulla. Ci si converte verso Dio, non contro. L’Islam non è superiore al cristianesi­mo. È solo una rivelazione successiva del Dio uni­co, Allah in arabo. L’ultima. Prima c’è stata quella ebraica, poi quella cristiana, infine quella del profe­ta Muhammad. Gesù - su di Lui la pace - per noi è il Maestro del Soffio: spirito divino. I giornalisti isla­mofobici, mi perdoni dottore, martellano su que­stioni che non sono il nocciolo del musulmanesi­mo: l’integralismo, il panarabismo, l’antimoderni­smo, l’antioccidentalismo... Ma l’anima dell’Islam è che si tratta di una religione del Dio unico. Alla lettera Islam significa sottomissione alla volontà di Dio. Il guaio è che molti di coloro che si dicono musulmani non sono per niente sottomessi a Dio. E se ci fossero ancora in giro cristiani ed ebrei vera­mente sottomessi a Dio, chiameremmo anche lo­ro muslim, musulmani”.

Lei si sente più italiano o più musulmano?

“Gli italiani non credono che io sia musulmano, i musulmani neppure. È inconiugabile il musulma­no italiano. Ma l’Islam è cattolico, cioè universale. Non ci sono forse gli arabi cristiani? Perché non possono esserci i musulmani italiani? Lo Stato so­stiene cattolici ed ebrei, ma non i musulmani. Ep­pure c’è un volto buono dell’Islam, lo ammette per­sino Bush. Non siamo tutti terroristi. Dateci la for­za per predicare il moderatismo ai nostri giovani, lasciate che insegniamo loro la dottrina e il rispetto per le leggi della Repubblica. L’Islam non è solo maiale e poligamia”.

Anche Saddam Hussein si dichiara musulma­no.

“Ma il Baath è un partito laico! Saddam non è uno sceicco islamico. È un dittatore sanguinario e ba­sta. Non addossate all’Islam i nefasti di questi cri­minali”.

Non deve stupirsi della diffidenza occidentale quando nella maggior parte degli Stati Islamici sono al potere guerrafondai, costruttori di bom­be atomiche, finanziatori di reti terroristiche, despoti che fanno decapitare gli infedeli.

“Non si può identificare l’Islam con una nazione. Così come nessuno identifica il cristianesimo con l’italiano o con la Spagna. Guardi che il fondamentali­smo nasce nel 1878 fra i protestanti, nella Chiesa battista americana. E c’è anche un terrorismo lai­co. Se Chirac dice che in Francia non si può porta­re il velo nei luoghi pubblici, domani obbligheran­no anche me a indossare il doppiopetto. Stanno facendo del laicismo una religione: non è anche questo integralismo? La pretesa di voler laicizzare tutto il mondo non è forse dittatoriale? Mio nipote si chiama Muhammad, ha 5 anni: deve rassegnarsi a vivere da clandestino? Fondamentalista è chi non accetta che altre persone si comportino in ma­niera diversa dalla sua. La democrazia è difesa del­le minoranze. Abbiamo ancora il diritto umano di poter essere religiosi? Se lo chieda. Lasciate vivere anche quelli che pregano”.

Era molto religioso da cattolico?

“Se non si è praticanti, che religiosità è?”.

I suoi parenti come presero la conversione al­l’islamismo?

“Per loro sono la bestia nera. Frequentavo il secon­do anno di medicina e abbandonai gli studi. Fino agli Anni ‘70 non trovavo in Italia sette musulmani per poter fare la preghiera comunitaria del venerdì”.

­La gente che incontra per strada come la trat­ta?

“Noto attenzione, mai astio. S’interessano al mio abbigliamento. Mi scambiano per un pope orto­dosso. Mi chiedono: “Ma lei di che ordine è?”. E mi ghe disi: un disordine”.

Visita molti Paesi musulmani?

“Sono stato dal re del Marocco per le conversazio­ni religiose durante il Ramadan, in Egitto, Iran, Al­geria, Tunisia... Tre volte alla Mecca. Che non è nata con Maometto, voglio ricordarlo, ma fu rico­struita da Abramo sul tempio di Adamo con l’aiuto del figlio Ismae­le, capostipite degli arabi”

Un motivo in più per aprirla agli altri figli di Adamo e di Abramo, ebrei e cristiani, non trova?

“Non capisco chi rinfaccia agli isla­mici di non lasciar costruire una chiesa cattolica alla Mecca. Cosa va a fare un non musulmano nel luogo della rivelazione abramica e coranica se non riconosce che Muhanmad è profeta di Dio? Sa­rebbe come se un ebreo andasse a Lourdes a chiedere una grazia a Maria - su di lei la pace - che non è riconosciuta dalla sua religione? C’è una questione di geografia sa­cra”.

La geografia sacra potrebbe valere anche per la Grande Moschea che vi hanno lasciato costruire a Roma, capitale del cattolicesi­mo.

“Ma la moschea di Roma non è in Vaticano. Il quale Vaticano, peral­tro, non è neppure territorio sacro. Unico territorio sacro del cristia­nesimo è Gerusalemme. Roma è ancora la capitale di una nazione laica, o no? Francesi, tedeschi, in­glesi sono pieni di moschee sul loro suolo, eppure non hanno mai chiesto di avere una chiesa alla Mecca. Solo in Italia si agita questa richiesta. Come mai?”.

Me lo dica lei.

“Il punto è che i cattolici non vogliono ammettere che l’Islam sia una rivelazione di Dio. La Chiesa non ha mai menzionato il profeta Muhammad. Io non cerco proseliti, non faccio propaganda, non voglio convertire nessuno, perché so che ebrei e cattolici si salveranno seguendo l’ortodossia delle rispettive dottrine. Il Corano dice: “A voi la vostra religione e a noi la nostra”. Lo scopo ultimo della religione non è forse la salvezza? Ho chiesto inva­no al Vaticano di affermare che si salveranno an­che i musulmani nonostante non siano cristiani, di riconoscere la validità salvifica sia dell’islami­smo che del giudaismo. Solo la Santa Sede può compiere un passo del genere: noi non abbiamo un’istituzione per farlo, non abbiamo clero. Mi dicono: quest chi l’è matt, difende gli ebrei. Purtrop­po prevale l’antica concezione secondo cui “extra Ecclesiam nulla salus”, fuori dalla Chiesa non c’è salvezza. Non capiscono che è proprio l’esclusivi­smo confessionale a condurre al fanatismo. Chi è il terrorista? Colui che ritiene d’essere depositario dell’unica verità e crede di dover convertire gli altri o per amore o per forza. Chi uccide, e si uccide, nel nome di Allah non lo farebbe se sapesse che sta uccidendo degli innocenti i quali adorano il suo stesso Dio. Se ci odiamo fra noi, non è perché siamo ebrei, cristiani o musulmani ma perché non lo siamo abbastanza. Nelle chiese non si parla più di Dio ma soltanto di pace. Nelle moschee non si par­la più di Dio ma soltanto di guerra”.

Gli esseri umani, secondo il Corano, ricevono lo spirito da Allah nel ventre materno soltanto al compimento del quarto mese di gravidanza. Dunque presumo che lei sia favorevole all’aborto.

“La parola sacra ha sette significati in qualsiasi religione. Va interpretata. Il Corano è parola di Dio. Non è scritto da Maometto, che era analfabeta. Sul letteralismo farisaico mi trova impreparato. Sono i

fondamentalisti che disputano su questo,dimenticando la sacralità delle cose. San Paolo dice: “La lettera uccide lo Spirito”. Non meditate sulla verità: vivetela”.

Che cosa vuole Osama Bin Laden?

“A’udu billahi min ashshaytan arrajim. È una que­stione diabolica Sfrutta la religione per fini egocentrici, politici, eversivi. Non rappresenta nulla di religioso in generale né di islamico in particolare. È la contraffazione della verità, tipico segno della fine dei tempi”.

Pensa che siamo prossimi alla fine dei tempi?

“Da tempo. Non si possono giustificare in altra ma­niera le abiezioni cui assistiamo”.

Come mai numerosi suoi correligionari, vedi l’imam di Carmagnola, riescono a predire con puntualità impressionante gli attentati più sanguinosi, a cominciare da quello dl Nassiriya?

“Non conoscano i fatti. Si augurano soltanto che avvengano fatti in grado di giustificare le loro aber­razioni ideologiche. A volte c’indovinano. Vorrei ricordare che in Algeria sono stati sgozzati 2OO mila musulmani”.

C'è un Paese islamico che si sente di additare al mondo come esempio di governo democratico e illuminato?

“Il Marocco. L’ultimo lembo del Maghreb, il luogo del tramonto. L’Estremo Occidente dell’Islam. For­se sono influenzato dai miei trascorsi monarchici”.

Simpatizza per il re?

“Ho sempre avuto un’attrazione per l’unità, infatti dalla monarchia sono passato al monoteismo. Ave­vo 20 anni quando, sfollato sul lago Maggiore, mi arruolai partigiano nella brigata monarchica di Ed­gardo Sogno. Fui catturato dalla milizia fascista du­rante un rastrellamento a Cannobio e rinchiuso alle Nuove di Torino. Rimasi fino al 25 aprile 1945 nel raggio della morte”.

Credevo che simpatizzasse per Julius Evola, il filosofo fascista.

“Simpatizzavo. Evola traduceva in italiano i libri di Guénon, per cui andai a trovarlo. In quel periodo era preso dalla costituzione del Msi. Mi disse: “Io non posso fare niente per lei, perché non ha istan­ze politiche da rappresentarmi”. E m’indirizzò ver­so i musulmani occidentali”.

Che cosa se ne fanno gli islamici di uno Stato laico come quello italiano?

“L’Islam non ha una concezione dello Stato. L’Islam è tutto. Esiste solo la umma, la comunità dei credenti islamici”.

Poniamo che la umma sia dichiarata fuori leg­ge.

“Continua a pregare privatamente. Non ho biso­gno di uno Stato confessionale, come Israele o il Vaticano, per credere”.

Vorrebbe avere un suo partito?

“No, assolutamente”.

Ma se aveste una rappresentanza in Parlamen­to, vi battereste sì o no per cambiare la Costitu­zione in modo da arrivare a una teocrazia?

“Il tipo di Costituzione mi è indifferente. Allo Stato chiedo solo di riconoscere l’Islam come una delle religioni presenti sul territorio italiano”.

Nella versione in lingua Inglese della Costituzio­ne sudanese sì afferma che la religione di Stato è l’Islam e che gli altri culti sono tollerati. Nella versione in lingua araba però non v’è traccia di questa concessione. Una doppiezza preoccu­pante.

“Lo apprendo da lei. Anche noi in Italia siamo tollerati. Ma bisogna uscire dall’equivoco: a me non pare che ci siano nel mondo governi islamici, cioè sottomessi alla volon­tà di Dio. Né vedo governi cristiani sottomessi alla volontà di Dio”.

È lecito frustare la gente, mozzare le ma­ni ai ladri, lapidare le adultere, tagliare la testa agli apostati come prescrive la sharia, la legge coranica? O crocifiggere gli assassini come sì fa nello Yemen?

“Sono molto lontano da questi argomenti”.

È lecito o no?

“Esistono le attenuanti. Bisogna valutare caso per caso. Le leggi vanno interpretate. Si deve tener con­to dell’epoca in cui sono state promulgate e di quel­la in cui vengono applicate”.

Anno Domini 2004. Per voi, 1424 dall’Egira.

“Non ho opinioni in proposito. Non seguo le que­stioni legali o giuridiche. Abbiamo un docente del­l’Università Federico II di Napoli che se ne occu­pa”.

Mi perdoni, ma le decapitazioni non avvengo­no in Italia o in Germania. Sono gli Stati islami­ci che frustano, mozzano mani, lapidano, deca­pitano, crocifiggono.

“Io parlo solo di Islam, non di Stati”.

Le sto chiedendo la sua opinione di uomo.

“Non ce l’ho”.

Non ha un’opinione?

“Non ho opinioni su niente. Non m’interesso ai fatti di cronaca, altrimenti non sarei un religioso. Ho cose più importanti a cui pensare. Prego. Non faccio dell’opinionismo. Le opinioni degli uomi­ni non hanno alcun valore, sono periture”.

Scoppia la terza guerra mondiale e lei non ha un’opinione?

“Non mi fido di quello che posso pensare”.

Di che vivono i musulmani della CO.RE.IS.?

“Della loro professione”.

E lei?

“Ho il patrimonio avito”.

I soldi per costruire la mo­schea di Milano chi ve li dà?

“I benefattori, insha’llah. Sa­rà la seconda moschea uffi­ciale dopo quella di Roma”.

E tutte le altre moschee sparse per l’Italia che cosa sono?

“Edifici adibiti a luoghi di cul­to senza le prescritte licenze comunali”.

Potrebbero essere chiuse d’autorità.

“Anzi, dovrebbero. Almeno alcune, visti certi personaggi che le frequentano”.

La zakat, l’elemosina ritua­le che vi si raccoglie e che rappresenta il terzo pila­stro dell'Islam, sa dirmi a chi va?

“No. Mai avute cassette del­l’elemosina nella nostra mo­schea. Ma credo che il merci­monio principale sia rappre­sentato dalla gabella che le macellerie islamiche devono versare affinché le loro carni siano dichiarate halal, cioè lavorate nel rispetto dei precetti coranici”.

Si ricorda sempre di pregare cinque volte al giorno?

“Non è che mi ricordo: lo devo fare”.

Lo vive come un obbligo?

“Bisogna stare attenti che non diventi un’abitudi­ne”.

Non si stufa mai?

“Lei vuol farmi fare dell’introspezione psicologica: me lo risparmi. La religione non è razionale. Lo scontro del mondo d’oggi non è fra civiltà, bensì fra sacralità e razionalità. Fra spirito e psiche, dice­va Guénon”.

E perché secondo lei molti cattolici invece si stufano ad andare a messa una volta la settima­na?

“Il senso della sacralità in Occidente è perduto. È l’occidentale che si stufa, non il cristiano. Ex Orien­te lux: il sole sale a Oriente e cade a Occidente. Tutte le religioni sono sorte in Oriente e tramonta­no in Occidente.

Che senso hanno le prescrizioni alimentari nel terzo millennio?

“Se lei mi chiede perché noi musulmani non man­giamo maiale e non beviamo alcolici, io non lo so. Ma Dio lo sa. Dio è più sapiente”.