LA PADANIA, 23 aprile 2004

 

L’Islam “buono” dell’imam Pallavicini

 

Un tentativo di spiegare all’opinione pubblica che esiste anche una “spi­ritualità islamica” e che non sempre la religione inventata da Maometto equi­vale a terrorismo. Casi l’imam milanese Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vicepresidente della Coreis (Comunità re­ligiosa islamica in Italia) definisce il libro di cui è autore e che, pubblicato da Il Saggiatore, uscirà ai primi di mag­gio: L’Islam in Europa. Il volume sarà presentato alla fiera di Torino il prossimo 6 maggio da Luciano Violante e, udite udite..., Mario Borghezio.

Pur conservando differenze di pen­siero basilari nei confronti della re­ligione, su alcuni punti l’eurodeputato leghista e Pallavicini sono d’accordo: “la critica del mondo moderno e del­l’omologazione mondialista e la neces­sità di far prevalere l’elemento spi­rituale sul materiale”. Lo precisa al Velino lo stesso Borghezio, conferman­do che con piacere parteciperà alla presentazione del libro. Pallavicini è vicepresidente della Coreis, Comunità religiosa islamica in Italia: “Ci siamo confrontati una sola volta, in televi­sione con Gigi Moncalvo”, dice Mario Borghezio. È un islamico spiritualista, non direi moderato perché è una de­finizione che rifuggo in questo caso, ma alme­no lui è l’espressione autentica di una fascia di persone che abbrac­ciano quella religione”. Pallavicini è un cit­tadino italiano nato musulmano, da madre giapponese e padre ita­liano. Assieme al padre, Shaykh Abd al-Wahid Pallavicini che ne è pre­sidente, è alla guida della Coreis, l’unica co­munità islamica che ha quasi raggiunto il traguardo del percorso ne­cessario a ottenere il ri­conoscimento giuridico dallo Stato italiano. Dopo aver ricevuto il via libera dal ministero del­l’Interno e dal Consiglio di Stato, man­ca l’ultimo e significativo passaggio, quello della presidenza del Consiglio. Pallavicini coltiva buoni rapporti con le istituzioni nazionali ed europee da di­verso tempo. Dal 1997 entra a far parte della Commissione nazionale per l’e­ducazione interculturale del ministero dell’Istruzione e nello stesso anno diventa membro del Comitato per il patrimonio e la cultura del Mediterra­neo promosso dal mi­nistero dei Beni Cultu­rali e Ambientali.

L’Isesco, l’Organizza­zione islamica per l’e­ducazione, la scienza e la cultura, lo inserisce nel direttivo del Con­siglio superiore per l’e­ducazione in Occidente e la Eic (European islamic conference), la pri-ma Ong islamica rico­nosciuta dall’Unione Europea, gli conferisce la funzione di amba­sciatore per i rapporti con il Vaticano e poi quella di responsabile per le relazioni internazionali. Nel 1998 Pallavicini è invitato dalla Muslim world league a far parte della delegazione dei musulmani italiani in occasione del pellegrinaggio alla Mecca. È l’imam della Moschea al-Wanid di Milano in via Meda e membro del Consiglio di amministrazione del Centro islamico culturale d’Italia della Moschea di Roma.

Se a presentare il libro ci sarà il cattolico Borghezio, a scrivere la pre­fazione ci hanno già pensato l’ecu­menico Rocco Buttiglione e il capo delle comunità ebraiche Amos Luzzatto. Quest’ultimo, fautore della società multirazziale noto per le sue posizioni antileghiste, ha scritto che “il libro dell’imam Pallavicini è destinato ai cri­stiani d’Italia e d’Europa, per far loro capire che cosa sia veramente l’Islam e per contribuire alla demolizione di fa­cili stereotipi e di lacune di conoscen­za”.

Il ministro per le Politiche comu­nitarie, invece, ha sottolineato la ne­cessità d’integrazione di una comunità islamica nel nostro paese: “Abbiamo davanti a noi una proposta culturale di grande interesse: quella di un Islam italiano che vuole muoversi all’interno della comunità nazionale”.

C’è solo da sperare che l’Islam “be­nedetto” da Buttiglione e Luzzatto non sia lo stesso che impone l’ “umiliazione” e l’eliminazione fisica dei cristiani, e che l’imam Pallavicini sia riuscito nel­l’arduo tentativo di offrire una rilettura inoffensiva delle sure del Corano.