LIBERO, 7 maggio 2004
Borghezio
il duro fa lo spot all’imam
C’è
un islam italiano tollerante, moderato, compatibile con il nostro modo di vita
e la democrazia liberale. Peccato che non abbia alcuna voce in capitolo presso
le istituzioni, che non appaia in tivù, che sia
costretto a vivere nelle “catacombe”. Parola dell’eurodeputato
leghista Mario Borghezio, il “crociato” autonomista di Torino che organizza
messe in latino nella Casbah di Porta Palazzo per pregare contro “l’invasione
islamica”. Ma che sa che esiste anche un “altro islam”,
anche se minoritario.
Ieri, alla presentazione al
Salone del Libro del capoluogo piemontese del volume intitolato “L’islam in
Europa” di Sergio Yahe Pallavicini (Il Saggiatore), un imam italiano che
rappresenta appunto l’anima moderata del mondo musulmano nel nostro
Paese, l’esponente leghista ha lanciato l’allarme:
“L’Ucoii (Unione delle Comunità
ed Organizzazioni Islamiche in Italia), l’interlocutore ufficiale di Pisanu e
del governo, è il riferimento italiano di Hamas, dei kamikaze palestinesi. È
questo l’Islam moderato? Gran parte delle
moschee nel nostro Paese trasmettono un insegnamento
lontano dai sacri testi, politico. propedeutico al
fondamentalismo e al terrorismo. E con questo Islam
che bisogna fare le intese? La maggioranza del mondo
musulmano”, ha continuato Borghezio, “è schierato su posizioni
nazionaliste, è lontano dalla tradizione. È un mondo nato sulle ceneri della
Rivoluzione francese, vicino ai brigatisti rossi”. Poi l’esponente leghista
ha ironizzato sul fatto che “sono stati i musulmani gli unici a invitarmi a un dibattito al Salone del Libro. Per la
cultura dominante in questa città io, torinese, non esisto. Rappresento
anch’io una minoranza.”.
In
una sala del Lingotto stracolma (almeno 1000 le persone presenti al dibattito
seduto a fianco dello sceicco Abd al-Wahid Pallavicini padre dell’autore del
libro), alla presenza di Emma Bonino, Jas Gawronski e
Luciano Violante, il “cattolico padano” Borghezio ha tracciato il ritratto
dell’islam che piace alla Lega. Un Islam tollerante, ma allo stesso tempo
tradizionalista. “la Co.re.is. (Comunità Religiosa Islamica) guidato da
Pallavicini si riferisce a una visione tradizionale
della religione. Una visione che è consapevole che stiamo vivendo una crisi del
mondo moderno”. È curioso sentire il battagliero Borghezio parlare di “Unità
trascendentale delle religioni e citare René Guénon, un intellettuale
francese di inizi ‘900 che si è convertito all’islam. Ma tant’è. Forse dovremo abituarci alla nuova versione del
Boghezio “teologo”. Di certo c’è che l’Islam, mistico ricco di suggestioni
culturali, che emerge dalle parole li Sergio Yahe
Pallavicini è lontano anni luce dalle prediche infuocate degli imam maghrebini
delle nostre città.
Proveniente da una nobile
famiglia senese, in un’impeccabile giacca e cravatta, il giovane imam italiano
è convinto che “bisogna arginare le schegge impazzite, antidemocratiche che si
sono inserite all’interno dell’Islam. Quello che viene
veicolato dai media è un Islam falso, criminale, politicizzato,
strumentalizzato per logiche di potere ambigue”. Il padre dell’autore del
libro, lo sceicco Abd al-Wahid Pallavicini, elegante nella sua lunga palandrana
tradizionale e con la barba da profeta, da parte sua ha ricordato che “la
parola Islam significa pace nella sottomissione del Dio unico. Un Dio che accomuna musulmani, ebrei e cristiani. Per il
Corano sono musulmani anche i cristiani e gli ebrei sottomessi a Dio”. Nulla
di più distante quindi dai messaggi d’odio che provengono dal
minareti di mezzo mondo.
Con
un islam così, ne è convinto Borghezio, si può
convivere tranquillamente. “Bisogna capire”, ha proseguito lo sceicco
Pallavicini, “che l’Islam che portano gli immigrati
nel nostro Paese è quello acerbo, influenzato dalle tendenze recenti. Il
fondamentalismo, antagonista, violento, è un tipico prodotto della modernità.
D’altronde”, ha aggiunto il diessino Luciano Violante
inserendosi nel dibattito, “nell’anno Mille a Granada sotto il governo islamico
c’era un capo della città ebreo e un ambasciatore cristiano. Nel mondo islamico
c’è stata una regressione. Dalla tolleranza alla situazione
attuale”.
Ha
fornito, ulteriori, interessanti spunti all’incontro
la radicale Emma Bonino che ormai vive al Cairo, dove ha costituito un
osservatorio interessante per capire quali sono le tendenze prevalenti nel
mondo arabo e islamico. La Bonino è partita da una
premessa imprescindibile: “La religione deve stare nei cuori e nelle azioni di
chi la professa. Non va sbandierata con crocifissi,
confessioni di Stato... Il Corano e la Bibbia devono stare nelle moschee e
nelle chiese. La separazione fra sfera religiosa e politica
noi l’abbiamo appresa. Gli islamici no. Ma è pur vero che fino al
secolo scorso la Chiesa era contraria alla democrazia. Oggi è paladina della
libertà religiosa. C’è da sperare che anche il mondo islamico compia un
percorso simile”.
Ma, ricorda Emma Bonino, questo percorso è per ora
limitato a pochi “eletti” dentro il mondo islamico. “Gli islamici dovrebbero
isolare gli estremisti, i terroristi”, dice. “invece ciò non avviene. Lo vedo
al Cairo, tutti i giorni, dove i kamikaze sono definiti martiri e non c’è alcun
segnale di condanna”. Anche l’Europa ha le sue colpe.
“A parte la tivù”, continua la Bonino, “che invita
sempre i vari Imam di Carmagnola e lascia nel dimenticatoio gli esponenti
moderati di questo mondo. Il vecchio continente, impaurito, è sospeso fra due
stereotipi. Per alcuni ogni islamico è un pericoloso
terrorista. Per altri i fondamentalisti non solo che
una reazione all’imperialismo americano, quindi sono scusabili. Ma gli stereotipi sono sempre falsi. Invece
bisogna rendesi conto che anche gli islamici sono capaci di rispettare la
legalità e la democrazia. La Coreis e i Pallavicini sono lì a
dimostrarlo”.