PANORAMA, 17 giugno 2004

 

Più coraggio nel dialogo

 

Con “L'islam in Europa” un imam italiano getta un seme di comprensione fra musulmani e occidentali.

Ci vuole coraggio, in questo mo­mento storico, per cercare di creare un ponte di conoscenza tra l’Oc­cidente e l’Islam. Ci vuole coraggio per­ché l’integralismo islamico non solo spez­za centinaia di vite innocenti ma colpi­sce il nostro immaginario di occidentali, cristiani o ebrei poco importa, con un odio incommensurabile che scuote dalle fondamenta la nostra identità.

Per quell’immaginario ferito è difficile distinguere tra Islam e fondamentalismo islamico, tra musulmani e fanatici. Ep­pure, la chiave per la soluzione dei tra­gici conflitti che oggi dilaniano il mondo sta proprio qui: operare la distinzione e dedicarsi alla conoscenza dell’altro.

Compito non facile, come fa notare l’i­mam Yahya Sergio Yahe Pallavicini nel suo recente libro L'islam in Europa, perché l’uomo contemporaneo non è più ca­pace di “comunicare civilmente e di co­noscere il prossimo con rispetto”.

Ed è bene che a “insegnarci” l’Islam sia un musulmano europeo: la comune forma­zione culturale gli fornisce i mezzi più ade­guati perché possiamo imparare e capire. E poi, a ben pensarci, se un italiano ha aderito a una fede che ci appare tanto estranea, significa che, in fondo, quell’e­straneità è più immaginata che non reale.

Si potrà essere d’accordo o dissentire, ciò che è importante è stabilire uno scambio proficuo in cui l’una e l’altra parte sia­no nel medesimo tempo maestri e allie­vi, ridefinendo le proprie rispettive iden­tità culturali, in uno spirito di reale uni­versalismo in cui il rispetto per l’altro non finisca con l’essere una trasmutazione nell’altro.

 

Francesco Cossiga