EUROPA, 19-6-04

 

Fondamentalismo e neocolonizzazione

 

Di Stefano Pitrelli

 

È nelle librerie L'Islam in Europa - Rifessioni di un imam italiano, di Yahya Sergio Yahe Pallavicini (edizioni il Saggiatore). Del testo di Pallavicini, vicepresidente della Co.Re.ls. (Comunità religiosa islamica) italiana e imam della Moschea al-Wahid di Milano, ci preme prendere in considerazione un aspetto evidenziato nella sua prefazione da Amos Luzzatto, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane. Luzzatto osserva infatti come Pallavicini attribuisca un compito "inedito e affascinante" ai musulmani europei: «Quello di (...) ponte ideale per collegare fra di loro religioni e culture diverse ma topograficamente vicine». In questa chiave, la prospettiva dell'autore si dimostra quella di un rigetto di tante posizioni e cognizioni precostituite su cosa sia l'Islam. A partire dal suo rapporto con la globalizzazione e i suoi rischi di omologazione culturale. Questi rischi «non potranno essere scongiurati dalla creazione artificiosa (...) di un fondamentalismo "islamista"» che vorrebbe contrapporsi all'imperialismo "culturale" o alla nuova colonizzazione «esprimendo di fatto la stessa mentalità e perciò senza valide proposte alternative». Particolarmente interessante, qui, il parallelo che Pallavicini istituisce tra fondamentalismo "islamista" e neo-colonizzazione, uniti da "una stessa mentalità", poiché entrambi mirati, ciascuno a suo modo, ad una "omologazione monoculturale". "L'antidoto" proposto dall'imam -che, altrove parla di una "responsabilità civile di una minoranza religiosa in Occidente" -è rappresentato dalla nascita di «una corrente che sappia interpretare intelligentemente alcuni effetti superficiali della globalizzazione». Una corrente dalla quale far sorgere poi una vera e propria."scuola di intellettuali" (i sapienti, o ulama) che riconosca «la relatività di fenomeni quali la modernità e la globalizzazione». Si tratta evidentemente di una posizione «moderata e - riconosce Pallavicini - in parte nuova all'interno della comunità islamica», nel segno di «una profonda consapevolezza della natura del pensiero occidentale». E se già «le difficoltà attuali del mondo islamico, sia orientale sia occidentale, derivano in parte (...) dalla scarsità di punti di riferimento» che svolgano la funzione di guida delle loro rispettive comunità, nel prossimo futuroprevede Pallavicini-il ruolo di questi intellettuali musulmani europei sarà ancor più rilevante. Questo anche nella speranza di sradicare preconcetti come quelli di un Islam confinato al mondo della cultura araba. Preconcetti sconfessati dai numeri: «Solo un quinto di tutti i musulmani sono arabi, mentre vi sono milioni di arabi cristiani o semplicemente non religiosi». Secondo l'autore, infatti, la presenza di fedeli musulmani in tutte le regioni del mondo è tale «da non poter limitare il mondo islamico. a confini territoriali», non più di quanto si possa racchiudere il cristianesimo entro «i confini dell'Unione europea». Pallavicini lo asserisce con la forza di chi proviene da una famiglia italiana convertita all'Islam. E con là speranza di «evitare che il conflitto diventi la principale modalità di comunicazione tra i popoli».