IL GIORNALE
DI SICILIA, 23-6-04
L’INTERVISTA
CON YAHYA SERGIO PALLAVICINI
di SALVO
TOSCANO
PALERMO.
L'anima moderata dell'Islam europeo chiede di essere ascoltata. È questo l'interlocutore
per sviluppare un autentico dialogo tra religioni, in tempi difficili e
contrassegnati da reciproci sospetti e pregiudizi. «L'Islam in Europa -
Riflessioni di un imam italiano» è il libro di Yahya Sergio Yahe Pallavicini,
"italianissimo" imam della moschea al Wahid di Milano e
vicepresidente della Coreis, la Comunità religiosa islamica, che ha due sedi
anche in Sicilia. Un testo scritto da un intellettuale musulmano con due
prefazioni, di un cattolico, Rocco Buttiglione, e di un ebreo, Amos Luzzatto.
La Co.re.is.
è un ente religioso islamico che gli intellettuali musulmani italiani hanno
costituito perpoter svolgere un'azione di testimonianza e di informazione sulla
tradizione islamica in Italia e in Occidente. Ed è questo lo spirito del libro
di Pallavicini, che però, pone subito un primo importante paletto: «Per
promuovere un vero dialogo religioso è necessario riprendere le caratteristiche
della religiosità» sottolineal'intellettuale musulmano. Cioè togliere quei
fronzoli che nulla hanno di religioso, segno del materialismo di un mondo
secolarizzato. Come si promuove dunque il dialogo religioso?
«Con
incontri che non siano eventi spettacolari, dove si rischia di confondere la
confessione con l'identità nazionale». Oggi nell'opinione pubblica si tende
quasi a identificare l'Islam col mondo arabo, sovrapponendo due realtà che sono
distinte. Parla di questo quando evoca il rischio di confusione?
«Sì,
io dico che se si deve parlare di religioni non si deve far confusione con
esigenze politiche, nazionali o culturali».
Ma c'è oggi
una disponibilità alla conoscenza reciproca tra le religioni?
«Purtroppo
no, prevale un coktail di orgoglio e presunzione. E questo crea pregiudizi nei
confronti di identità diverse. Questo non succede solo tra le religioni, ma
anche all'interno delle religioni, per esempio tra musulmani di lingua diversa.
Sono cadute nell'epoca dell'ignoranza, un ritorno al tribale, al pagano,
un'involuzione che tutte le religioni rischiano di vivere se non si lascia
spazio ai sapienti».
Cosa
vorrebbe mostrare a tanti italiani cristiani che non conoscono molto
dell'Islam?
«Mostrerei
gli intellettuali musulmani europei, per ribaltare due tipi di pregiudizi. Il
primo è quello che vuole i musulmani ignoranti, terroristi, clandestini e così
via. Il secondo è quello legato a quello che io chiamo una dimensione
narcisistica di attaccamento territoriale, cioè il pensare a un Occidente
cristiano, un Medio Oriente musulmano, un Estremo Oriente buddista. Non è così,
ci sono italiani musulmani e arabi cristiani. Abbiamo dimenticato. la
dimensione universale delle religioni. I nostri concittadini italiani devono
capi re che l'Islam ha una dimensione universale».
L'integrazione
dell'Islam in un sistema giuridico come quello italiano, dunque, è perfettamente
possibile?
«Certo, ed è
questo che noi come Coreis vogliamo dimostrare. Chi predica l'incompatibilità
dell'Islam. col sistema giuridico italiano lo fa alla ricerca di legittimazione
e di potere».
Ma al
momento quale tendenza prevale nell'Islam italiano, la vostra o quella
integralista? «Prevale l'adesione alla prospettiva moderata e sapienziale.
Buona parte degli immigrati musulmani vogliono rimanere in Italia e vivere in
pace la loro religione, dopo i fatti dell'11 settembre. e dell'11 marzo. Con questo
i fondamentalisti non avevano fatto i conti».