IL CORRIERE DELLA SERA, 2 Settembre 2004-10-08
Noi musulmane e musulmani
d'Italia siamo schierati in modo totale, assoluto e compatto contro il terrorismo
di quanti strumentalizzando un'interpretazione estremistica e deviata
dell'islam e facendo leva sul fanatismo ideologico hanno scatenato una guerra
aggressiva del terrore contro il mondo intero e la comune civiltà dell'uomo.
Nel terzo anniversario della tragedia che ha insanguinato gli Stati Uniti
d'America, confermiamo il nostro più sentito e convinto cordoglio per le
vittime di questa offensiva globalizzata
del terrorismo che infierisce in modo indiscriminato contro tutti coloro che
sono stati condannati come nemici di una folle «guerra santa», siano essi
americani, europei o arabi, oppure ebrei, cristiani, musulmani e di altre
religioni.
Noi musulmane e musulmani
d'Italia affermiamo in modo forte, inequivocabile e deciso la nostra fede nel
valore della sacralità della vita di tutti gli esseri umani indipendentemente
dalla nazionalità e dal credo. Per noi la sacralità della vita è il principio
discriminante tra la comune civiltà dell'uomo e le barbarie di quanti predicano
e perseguono la cultura della morte. Siamo consapevoli che la sacralità della
vita o vale per tutti o, qualora venisse violata, si
ritorce contro tutti. Solo l'abbraccio comune alla cultura della vita consente
la salvezza, la pace e il benessere dell'umanità.
Noi musulmane e musulmani
d'Italia lanciamo un appello al popolo, alle istituzioni e al governo italiano
affinché sostengano la nostra opera tesa a favorire la nostra piena e
costruttiva integrazione. Siamo per l'assoluto rispetto delle leggi dello Stato
e per la più sincera condivisione dei valori fondanti della Costituzione e
della società italiana. Siamo convinti che un'Italia dall'identità forte, anche
sul piano della religione, degli ideali e delle tradizioni, sia la migliore
garanzia per tutti, autoctoni e immigrati, perché solo chi è forte e sicuro al
proprio interno è in grado di aprirsi e di condividere positivamente le proprie
scelte con gli altri. Alla luce di ciò siamo schierati dalla parte dello Stato
italiano contro i terroristi e gli estremisti di matrice islamica, e non solo,
che attentano alla sicurezza e alla stabilità della collettività, sia
perpetrando trame eversive sia utilizzando taluni
luoghi di culto per attività di indottrinamento e arruolamento di combattenti e
aspiranti terroristi suicidi. Sosteniamo ogni iniziativa dello Stato volta ad
assicurare che tutti i luoghi di preghiera siano delle case di
vetro aperte e in simbiosi con l'insieme della società italiana, rispettose
delle leggi e dei valori italiani, trasparenti sul piano della gestione e dei
bilanci. Diciamo in modo esplicito che le moschee d'Italia non devono in alcun
modo trasformarsi in un cavallo di Troia di ideologie
integraliste e di strategie internazionali volte a imporre un potere islamico
teocratico e autoritario.
Noi musulmane e musulmani
d'Italia chiediamo al capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi,
al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al
presidente del Senato Marcello Pera, al presidente della Camera Pier Ferdinando
Casini e all'intera classe politica di adoperarsi per metterci nelle condizioni
di poter condividere la costruzione di un'Italia più forte e più aperta, più
sicura e più giusta, più prospera e più lungimirante. Riteniamo che i tempi
siano maturi affinché lo Stato e la società italiana considerino positivamente
la prospettiva di un'Italia plurale sul piano etnico, confessionale e
culturale, ancorata a una solida piattaforma di leggi
e di valori comuni. E siamo convinti che solo chi è a pieno titolo cittadino
italiano, solo chi opera sulla base della piena parità sul piano dei diritti e
dei doveri, possa ergersi a artefice di questa nuova
Italia. Oggi i musulmani non sono soltanto parte
integrante della realtà economica e sociale dell'Italia, ma anche parte
integrante del suo patrimonio spirituale. Insieme a un
milione di musulmani immigrati, ci sono circa trentamila musulmani italiani.
Sollecitiamo pertanto le autorità italiane a agevolare
il processo di «cittadinizzazione» dei musulmani
d'Italia, accogliendo senza indugi e ritardi come nuovi cittadini coloro che
vivono nel rispetto delle leggi e nella condivisione dei valori comuni. Oggi
più che mai è necessario ancorare i musulmani d'Italia a
un'identità italiana forte e condivisa, espressione di un sistema di valori
credibile e convincente. Il rischio è che taluni musulmani, specie i più
giovani nati e cresciuti in Italia, se abbandonati a loro stessi e in preda a una crisi di identità, possano finire soggiogati è
cooptati dall'ideologia dei gruppi estremisti. In quest'ambito sosteniamo la
proposta del ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu di
una Consulta dei musulmani d'Italia quale strumento
per favorire il dialogo tra lo Stato e la maggioranza dei musulmani moderati.
Noi musulmane e musulmani
d'Italia ci sentiamo profondamente partecipi all'impegno internazionale volto a
contrastare la guerra del terrore che ha avuto proprio nell'11 settembre 2001
il suo momento di maggior impatto umano, mediatico e
politico. Aspiriamo a un mondo migliore dove tutti i
popoli, compresi i musulmani, possano vivere nella libertà, nella giustizia e
nel rispetto dei diritti fondamentali della persona. A tale fine auspichiamo
l'avvento di una nuova etica nelle relazioni internazionali che favorisca l'emancipazione dei popoli dal sottosviluppo e
dall'oscurantismo, nonché la formazione di governi autenticamente
rappresentativi e democratici. Siamo consapevoli che la globalizzazione
dello sviluppo, del diritto, della pace, della libertà e della democrazia
costituisce la migliore garanzia affinché questi valori possano essere tutelati
in ogni angolo della terra attraverso il dialogo e il reciproco rispetto.
Hanno aderito:
Mario Scialoja, direttore Lega musulmana mondiale-Italia;
Abdellah Redouane,
segretario generale del Centro culturale islamico d'Italia; Mahmoud Ibrahim Sheweita,
imam della Moschea di Roma; Gabriele Mandel Khan, Gran maestro per
l'Italia della Confraternita turca Jerrahi-Halveti; Souad Sbai,
presidente Associazioni donne marocchine in Italia; Khalid Chaouki, presidente Giovani musulmani
d'Italia; Irta Lama, titolare
azienda informatica ITS Associates;
Yahya Sergio Pallavicini,
vicepresidente Coreis (Comunità religiosa islamica
d'Italia); Gulshan Jivraj Antivalle,
presidente Comunità ismailita italiana; Ali Baba Faye, coordinatore nazionale Forum «Fratelli d'Italia»-Democratici di
sinistra; Ali Federico Schuetz, mediatore culturale, Milano; Yassine Belkassem,
Consulta comunale di Poggibonsi (SI); Khalida El Khatir, studentessa di Psicologia, Università di
Napoli; Ejaz Ahmad,
caporedattore Azad, mensile per i pachistani in
Italia; Amadia Rachid,
imam della moschea di Salerno; Roland Sejko, direttore «Bota Shqiptare, Il giornale degli
albanesi in Italia»; Rachida Kharraz,
Ufficio provinciale Acli di Viterbo; Feras Jabareen, imam del Centro culturale islamico di Colle Val d'Elsa (SI);
Zoheir Louassini,
scrittore e giornalista di Raimed; Jawed Q. Khan,
marketing sistemi di tecnologia informatica per i trasporti, Roma; Shera Lyn Parpia, consulente professionale allattamento seno
materno; Omar Camiletti,
mediatore culturale presso la Moschea di Roma; Lotfy El Hosseny,
presidente del Centro islamico di Ostia; Franco Abdul Ghafour Grassi Orsini, Guida
spirituale in Italia della Tariqa Burhaniya
Dusuqiya Shadhliya; Tarek Hassan,
presidente del Centro islamico di Viale Marconi,
Roma; Imane Fouganni,
impiegata a Cremona aspira a diventare carabiniere.