IL CORRIERE
DELLA SERA, 11-9-04
di MAGDI ALLAM
Un incontro storico. Per la prima volta
un capo dello Stato italiano ha ricevuto al Quirinale
una delegazione di musulmani d'Italia. Ciampi, l'ha
ricordato espressamente, ha voluto premiare la loro adesione al «Manifesto contro il terrorismo e per la vita», pubblicato sul
Corriere il 2 settembre scorso. Ha colto l'occasione per incoraggiare
tutti i musulmani moderati ad andare avanti, ad assumere nuove coraggiose
iniziative, a cominciare dall'unire la loro voce al suo vibrante appello per
l'immediato rilascio di Simona Pari e Simona Torretta. La risposta è stata
immediata.
In un comunicato a nome dei firmatari del Manifesto, si chiede ai rapitori
delle nostre connazionali di liberarle incondizionatamente nel nome dell'islam
autentico, che è incentrato sul rispetto della vita e condanna l'aggressione ai
danni delle persone innocenti.
La vicenda del sequestro delle
due operatrici umanitarie ha comprensibilmente occupato buona parte del
colloquio durato eccezionalmente 45 minuti. Ma non poteva sfuggire l'alto valore simbolico che l'incontro assume per lo Stato
italiano. E' da trent'anni che le organizzazioni
dell'islam organizzato tentano di dar vita a una
rappresentanza unitaria per ergersi a interlocutore dello Stato anche in vista
della stipula dell' intesa, sulla scia di quella che regolamenta i rapporti con
altre comunità confessionali. Un tentativo sempre fallito sia per l'incapacità
a concordare tra loro la spartizione delle poltrone, sia per l'impossibilità a
redigere una piattaforma programmatica comune.
Ebbene la svolta è avvenuta
ieri grazie all'irrompere sulla scena di esponenti
della società civile musulmana, formata da religiosi e laici, ortodossi e
mistici, conservatori e progressisti, uomini e donne di diverse. nazionalità. Tutti uniti dalla più assoluta condanna del terrorismo e dalla
condivisione del valore supremo della sacralità della vita di tutti, dal rispetto
delle leggi e dalla volontà di convivere pacificamente in Italia come cittadini
a pieno titolo.
Una delegazione che, ha sottolineato l'ex ambasciatore Mario Scialoja,
convertito all'islam e primo firmatario del Manifesto, non ha alcuna pretesa di
rappresentare i musulmani in Italia, che va oltre gli schieramenti religiosi e
ideologici. Ma che, ha puntualizzato, «esprime
indiscutibilmente il convincimento e le aspirazioni della stragrande
maggioranza dei musulmani d'Italia». E' qui il salto di
qualità che si è registrato ieri e che rivoluziona l'approccio, risultato
del tutto inconcludente dello Stato
nei confronti delle comunità musulmane. Perché significa privilegiare
il dialogo con tutti i musulmani per bene, partendo dal loro vissuto e
verificando il loro comportamento concreto, senza fossilizzarsi sulle organizzazioni
che vantano la loro rappresentatività sulla base del controllo delle moschee. Anche se non significa affatto escludere le moschee. Oltre a
Scialoja, che è direttore
della Lega musulmana mondiale in Italia e membro del consiglio di amministrazione del Centro
culturale islamico d'Italia che gestisce la grande moschea di Roma, erano
infatti presenti Yahya Sergio Pallavicini,
vicepresidente della Coreis e imam
della moschea di viale Meda a Milano, nonché Feras Jabareen, imam del Centro
islamico di Colle Val d'Elsa in provincia di Siena. Della delegazione di sette
membri hanno fatto inoltre parte due donne: Souad Sbai, presidente dell'Associazione delle donne marocchine,
e Irta Lama, albanese, titolare dell'azienda di informatica
Its Associates di Milano.
Erano infine presenti Khalid Chaouki
presidente dei Giovani musulmani d'Italia e Ali Baba Faye, coordinatore nazionale del Forum «Fratelli
d'Italia» dei Democratici di sinistra.
L'incontro al Quirinale, iniziato alle diciassette, si è svolto in un
clima di grande disponibilità e apertura.
Ciampi ha più volte rivolto l'invito ai sette firmatari del
Manifesto a farsi da tramite per favorire l'affermazione di una maggioranza
musulmana moderata. Ha assicurato che lo Stato è schierato al fianco di tutti coloro che, indipendentemente dal proprio credo, operano nel
rispetto delle leggi. Ebbene proprio la mano che ieri Ciampi ha voluto tendere ai musulmani moderati, è il segno
più eloquente della serietà delle istituzioni al più alto livello.
Ciompi ha voluto dare l'esempio, invitando a
non confondere il terrorismo con l’islam, trasmettendo un messaggio di civiltà
a tutti, italiani e musulmani che convivono nel nostro Paese.