LA REPUBBLICA, 11-9-04

 

“L'Islam non è violenza”

 

I musulmani "moderati" al Quirinale per confermare il rifiuto del terrorismo

 

ROMA - Ha esordito citandola novella del Boccaccio, quella sul Saladino. La novella del vecchio che prima di morire regala tre anelli ai tre figli, dicendo a ciascuno (all'insaputa degli altri) che quell'anello è la prova della primogenitura, dunque del diritto all'eredità. Carlo Azeglio Ciampi è partito da una citazione letteraria per arrivare alle tre religioni monoteiste nate sulle rive del Mediterraneo poi diffuse nel mondo. Civiltà comune. Per dire che tre modi diversi di chiamare e onorare Dio non possono innescare guerre di religione.

   Poche ore dopo aver ricevuto il presidente iracheno Ghazi al Yawar, Ciampi ha voluto incontrare i firmatari del documento «contro il terrorismo per la vita» sottoscritto dalle comunità musulmane d'Italia, gruppi non estremisti e non fondamentalisti che proprio per questo rischiano di subire il danno maggiore dalla violenza del terrorismo islamico. Per dire che l'Italia davvero non merita la violenza subita a Bagdad.

Un incontro durato quasi tre quarti d'ora. E concluso da un appello che ha poi trovato eco e assonanze lessicali in un altro vibrante appello che Ciampi ha registrato poco dopo nel sino studio, e tutte le tv hanno diffuso in serata. Scansione di tempi non occasionale.

   Nell'appello il presidente ha ricordato appunto che «un rapporto fra Europa e Islam basato sulla capacità e volontà di vivere insieme ha antiche radici nella storia». Sta agli uomini «mantenerlo vivo e vitale, rifiutando qualsiasi ipotesi di scontro di civiltà». Insieme ai rappresentanti delle comunità islamiche in Italia Ciampi ha rinnovato l'invito alla «liberazione delle volontarie italiane sequestrate a Bagdad». Lo chiede, ha detto, «il popolo italiano». L'attende «l'intero popolo italiano», unito, «senza distinzioni politiche o sociali» (i terroristi dunque non s'illudano di trovare sponde o minoranze amiche) «con la forza della sua tradizione di civiltà e rispetto della persona umana». Oltretutto, ha tenuto a ricordare Ciampi, «l'Italia è in Iraq per contribuire alla ricostruzione civile e materiale del Paese». Non ha partecipato alla guerra, ha ripetuto alla comunità islamica pacifica, e lo stesso capo dello Stato s'è personalmente battuto, l'anno scorso, per evitare ogni ingerenza armata.

  Ai musulmani "moderati" (in esplicito contrasto con gli estremisti violenti che incendiano l'Occidente) Ciampi ha rivolto l'invito a fare appelli contro ogni violenza. Gli è stato risposto che un religioso iracheno aveva appena rivolto un appello alla liberazione, ieri mattina, nella moschea di Roma.

   Il colloquio del presidente italiano con gli esponenti islamici ha volutamente allargato il dialogo ai problemi dell'istruzione, dopo il caso francese. Contrarissimi alla separazione di classi e scuole i musulmani moderati. Ciampi è d'accordo. Giudica importante per l'integrazione la presenza nelle scuole pubbliche. Aiuta «l’attesa della cittadinanza», dice. Il gruppo, guidato da Mario Scialoja, direttore della sezione italiana della Lega musulmana mondiale, non è «rappresentante formale dei musulmani italiani ma solo interprete della loro grande maggioranza», ha spiegato al presidente lo stesso Scialoja. In questa chiave, ha detto, «vogliamo rappresentare il messaggio autentico dell'Islam in modo scevro da ideologie politiche e integralismi che talvolta si nascondono sotto il velo della religione». Punti di riferimento restano «per noi la pace, il rispetto reciproco, il rifiuto della violenza», nella prospettiva di una «tranquilla convivenza tra le grandi religioni monoteiste». «Vogliamo far riflettere il mondo islamico», aggiunge Yahya Sergio Pallavicini, vicepresidente della comunità religiosa islamica d'Italia, «senza scontri di civiltà. Neutralizzando ogni estremismo violento o bigottismo religioso».