IL GIORNO, 12-9-04
11 SETTEMBRE - Parla Yahya Sergio Yahe Pallavicini, guida della moschea di via
Meda, dopo l'incontro al Quirinale
«Rappresentanza unitaria
per gli islamici italiani? Impossibile. Nella nostra comunità c'è troppa
confusione tra fede, storia, cultura e politica»
DI GIAN CARLO BOTTI
MILANO - «Le due
volontarie? Sono speranzoso anche se non confortato dagli eventi in Iraq». Yahya Sergio Yahe Pallavicini, 40 anni, imam della
moschea di via Meda e vice presidente della Coreis (Comunità religiosa islamica), è uno dei sette
musulmani "moderati" che il presidente della Repubblica, Carlo
Azeglio Ciampi, ha ricevuto l'altro ieri nel suo
studio al Quirinale. Un incontro storico per l'Islam
italiano... «Certamente, per due motivi: perché, per
la prima volta nella storia d'Italia, il Capo dello Stato riceve ufficialmente,
e istituzionalmente, una delegazione di musulmani italiani. Possiamo definirlo
"storico" anche nel senso più relativo del termine. Come il
presidente Ciampi ci ha detto: "È storia di un
momento angoscioso". L'angoscia per il dilagare degli eventi, non ultimo
le due donne, Simona Pari e Simona Torretta, prese in ostaggio piuttosto rapite
da personalità deviate».
Secondo lei,
come finirà questa vicenda?
«Come
religiosi siamo, per così dire, costretti a cercare di essere
speranzosi (pausa). Soffermiamoci sulla forma di questo terrorismo:
prima è guerriglia, poi rappresaglia nei confronti di civili e, adesso, il
rapimento di donne che vivono in Iraq addirittura da dieci anni facendo, in
maniera elidente e riconosciuta, volontariato umanitario.
Sono lì per la pace (nuova. pausa). La situazione è, francamente; molto
preoccupante perché sembra proprio che "loro" non sappiano più cosa
fare. Non c'è nemmeno una parvenza di legittimità in queste azioni. È solo
malvagità gratuita che condanniamo radicalmente. Condivido quindi l'angoscia
del presidente Ciampi».
Quali sono i
prossimi passi che farete?
«Cercheremo
di rendere continuativo il dialogo tra una
rappresentanza religiosamente moderata dell'islam italiano è le vostre
istituzioni, per creare un punto di riferimento che sappia ribadire i principi
autentici della nostra religione inseriti ed integrati nel rispetto della
cultura e delle leggi dello Stato».
Bisogna
lavorare per creare una rappresentanza unitaria dei musulmani o una Consulta
come vorrebbe il ministro Pisanu?
«Una
rappresentanza unitaria? Impossibile: nella comunità islamica c'è troppa confusione
tra fede, cultura, storia di immigrazione e
integrazione; aspetti di sopravvivenza e strumentalizzazione politica. Si deve
avere un rapporto ancora più trasparente e di qualità con le istituzioni, anche
per favorire la crescita e la maturazione di una società civile islamica
italiana. Solo quando verrà raggiunto questo obiettivo
potremo pensare a una rappresentatività qualificata..
Ma cosa
farebbe, subito?
«Promuovere
un organo che possa mediare e consigliare le istituzioni in materia di Islam italiano».
Cosa l'ha colpita di Ciampi
sui piano personale?
«Mi ha
colpito la sua schiettezza. Ci siamo trovati in sintonia in particolare su un
punto: la scuola può veramente essere il luogo per conoscerci, per costruire la
società interreligiosa dei domani. Abbiamo le stesse riserie nei confronti
delle classi o scuole confessionali. Regalandogli una copia del mio libro
("L'Islam in Europa”, li Saggiatore), ho
sostenuto che quest'udienza al Quirinale apriva un
nuovo ciclo».
Avete in
agenda altri incontri?
«Siamo inattesa di poter essere ricevuti dal presidente del
Senato Marcello Pera e da quello della Camera, Pier Ferdinando Casini...