IL SECOLO D’ITALIA, 14-9-04

 

Attenti: i falsi profeti dilagano

 

DI YAHYA SERGIO YAHE PALLAVICINI

 

Il presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi ha ricevuto una delegazione di musulmani al Quirinale. Si è trattato del primo incontro ufficiale tra il Capo dello Stato e una rappresentanza di musulmani italiani. Questo incontro ha assunto una particolare importanza alla luce del delicato momento storico che l'umanità sembra attraversare soprattutto per quanto riguarda la nostra comunità islamica contemporanea.

Intellettuali delle scienze sacre e testimoni della tradizione spirituale vengono abitualmente confinati in nicchie culturali da dove raramente riescono a esprimere l'inestimabile valore del patrimonio sapienziale presente nelle dottrine di ogni religione, come appunto l’Islam.

Oggi, in un'epoca in cui gli uomini sono sempre più confusi circa la natura della religione, la possibilità che ci viene concessa di riflettere sull'attualità del rapporto tra spiritualità islamica e politica assume un significato particolare.

Non si tratta, infatti, di rinunciare alle nostre vocazioni contemplative o di confondere la dimensione interiore delle nostre fedi con quella esteriore, né di sentirsi missionati per l'avvenire della terra o, al contrario, avere un atteggiamento sprezzante nei confronti del disordine che sembra colpire gli uomini che ci circondano in questo "basso" mondo.

  Occorre piuttosto trovare quel vero ordine interiore che ci permetta di contribuire almeno alla buona sorte di coloro che vogliano continuare a praticare i principi universali della tradizione, i quali regolano questo mondo dall'inizio della sua creazione. Per fare questo efficacemente è opportuno riscoprire non soltanto i mezzi più adeguati per comunicare con chiarezza il valore autentico delle religioni, ma ritrovare un'unità d'intenti o, ancor meglio, una purezza dell'intenzione originaria, che ha sempre distinto i testimoni della vera spiritualità dai falsi profeti e maestri.

  Sono, infatti, questi ultimi a dilagare all'interno della nostra comunità islamica e nel mondo: falsi religiosi e falsi intellettuali, persone che strumentalizzano la religione per giochi di potere individuale e opinionisti che manipolano la sacralità della dottrina religiosa per creare correnti di pensiero antitradizionale, all'insegna di una riforma o meglio di una emancipazione modernista del sacro. Da un lato, gli integralisti della religione e, dall'altro, i disintegratori della religione, mentre chi rimane in mezzo o al  di fuori sono spesso i veri credenti che stentano a trovare referenti autentici della religione e della spiritualità.

  In Italia si tende a criticare la comunità islamica per due motivi: l'assenza di una separazione tra fede e politica e la mancanza di una autorità spirituale che funga da referente istituzionale affidabile, qualificato e riconosciuto.

Alla prima osservazione siamo soliti rispondere che nell'Islam la fede e la politica sono unite nella stessa prospettiva sacrale della realtà, ma devono necessariamente operare su piani distinti proprio per evitare pericolose confusioni tra trascendenza e immanenza, tra l'Altro mondo e questo mondo, tra dimensione dello Spirito e materia, tra Dio e l'uomo, tra l'Assoluto e il relativo:

  Proprio la confusione e l ribaltamento dei piani tra questi due ordini di realtà ha provocato l'assolutizzazione politica e  l'ideologizzazione umanitaria di un Islam materialista e immanentista; a discapito di qualsiasi ordine spirituale e religioso, con la conseguente persecuzione prima dei santi, dei maestri spirituali e dei fedeli ortodossi e ora di tutti gli altri credenti, intesi come non-credenti nella "loro" esclusiva e cieca fede. È con questo spirito che abbiamo partecipato alla stesura e pubblicazione di un “Manifesto contro il terrorismo e per la vita”, sottoscritto da alcuni musulmani italiani e indirizzato alle massime cariche del nostro Stato con l'intenzione politica di chiarire la vera natura dell'Islam.

Alla luce di questa consapevolezza e della crisi che rischia di colpire diffusamente l'intera comunità islamica nella sua identità spirituale, si tratta di rispondere alla seconda lamentela posta dai miei concittadini europei: la mancanza di una autorità spirituale ché funga da referente istituzionale affidabile, qualificato e riconosciuto della comunità islamica.

Potremmo senz'altro ribadire la natura della comunità islamica, che non prevede un clero e una Chiesa con un Papa, come nel Cristianesimo, essendo i musulmani direttamente responsabili davanti a Dio della loro conformità alla, Rivelazione e all'esempio del Profeta. Questa caratteristica dell'Islam non può essere interpretata nel segno di un qualunquismo individuale o di un comunitarismo privo di prospettiva verticale e di supporti gerarchici. Al contrario, la comunità islamica cesserebbe di esistere proprio nel momento in cui i supporti gerarchici, rappresentati dai sapienti che hanno saputo penetrare la conoscenza della dottrina rivelata, cessassero di essere accessibili e riconosciuti, lasciando i musulmani nel caos di interpretazioni personali e fuorvianti della stessa dottrina. Oppure, peggio ancora, la comunità islamica rischierebbe di vivere all'ombra di ideologie alternative lontane,dal quadro tradizionale della propria fede e di ogni religione.

  È quindi fondamentale che alcuni sapienti veramente religiosi possano impegnarsi nel rendere ancora visibile la dimensione più profonda della spiritualità islamica, la quale non può essere evocato solamente nelle cronache storiche o accademiche, né limitarsi a una spettacolarizzazione popolare o folkloristica priva di coscienza intellettuale. Essa deve piuttosto riuscire a ri-orientare qualitativamente la vita di ogni musulmano, affinché quest'ultimo ritrovi il vero gusto per il sacro, cosa che gli permetterà di disciplinare i propri sentimenti e i moti dell'anima in una naturale e armoniosa corrispondenza con il mondo contemporaneo e le proprie responsabilità quotidiane.

La fede non è irrazionale, così come la spiritualità non è astratta, né priva di leggi sacre, che sappiano governare la natura umana e richiamare le creature a una emulazione reciproca, che porti a una reale coesistenza pacifica. L’insegnamento del Profeta e dei maestri consiste proprio nel vivere l'Islam con una integrità la quale, ben lontana da qualsiasi integralismo, si manifesti nella pratica di quelle virtù che possono portare, per coloro che ne hanno le qualificazioni, all'illuminazione e alla perfezione spirituale.