IL FEDERALISMO, 22 novembre 2004

 

Eppure io vi dico “l’Islam è un’altra cosa”

 

È proprio vero che la conoscenza dovrebbe essere la base per Ogni giudizio, il motore primo con cui elaborare il pensiero critico e svi­luppare il proprio modo di sentire e di vivere la società. E quale argomento, ad oggi, necessita di maggiore approfondimento e conoscenza se non la cultura islamica entrata ormai “di prepotenza” nel nostro quotidiano? Come accade quando accompagniamo i figli a scuola e vediamo giovani madri avvolte in abiti scuri e per noi “soffocanti” il corpo e lo spirito, oppure quando leggiamo che un giovane kamikaze si è fatto saltare in aria È impossibile continuare a far finta di niente, nel bene e nel male l’islam ha bussato alle nostre porte. E noi, vestiti all’occidentale, cosa sappiamo, cosa pen­siamo, cosa ci aspettiamo dall’Islam e quanto lo temiamo? Domande a cui non è così facile dare una risposta, ma che non possono essere lasciate inevase per molto tempo ancora, per il bene di tutti.

Della necessita di conoscere la storia, la filosofia, la cultura, insomma di sapere qual è il vero Islam come unica fonte di salvezza dal dilagare del fanatismo, ne è profonda­mente convinto Ahmad ‘Abd al-Waliyy Vincenzo, responsabile giuridico della CO.RE.IS. Italiana (Comunità religiosa isla­mica) Italiana a nome della quale cura i rapporti con il Governo per la pratica di riconosci­mento ufficiale e per l’intesa, nonché docente di Storia e Diritto della civiltà islamica all’Università Federico II di Napoli, dove è nato nel 1961 pur vivendo a Milano da tempo e avendo scelto di aderire all’Islam ormai da molti anni. Una scelta che “ho sentito come naturale e personale prosegui­mento della strada già intrapresa con Dio, perché alla fine l’origine è sempre la mede­sima. È come un fiume che lungo il suo corso si getta in un altro corso d’acqua”.

Ma se la fonte” è la medesima, perché poi nella pratica cattolici e musulmani sembrano tanto diversi?

“Il problema reale è che c’è molta confusione riguardo l’Islam. Quella islamica è una civiltà che esiste da 14 secoli, mentre il termine “fondamentalismo” corrisponde a ideologie e movimenti manifestatisi so­prattutto negli ultimi 40 anni, in tutti i contesti religiosi, non solo in quello isla­mico. Fondamentalismo e religione sono due realtà completamente diverse. Solo facendo chiarezza, cristiani e musulmani torneranno a sentirsi vicini, come non hanno mai cessato di essere in principio”.

Eppure in Europa, visti anche i recenti fatti olandesi, si sta diffondendo sempre più una certa diffidenza nei confronti del mondo islamico...

“Ogni Stato ha la sua storia, i suoi sistemi giuridici e affronta diversamente il rapporto con le religioni. L’esperienza inse­gna che assimilare l’Islam al fondamenta­lismo è una politica che non paga e che finisce per favorire i fondamentalisti. In molti casi, questi ultimi, hanno addirittura goduto del sostegno, politico ed economi­co, da parte di alcuni Stati occidentali o dei loro alleati”.

Chi può salvare l'Islam moderato dal fondamentalismo?

“Essere fondamentalisti significa stru­mentalizzare, negare il significato più profondo dell’Islam come quello di ogni religione. I fondamentalisti sono inge­stibili, anche e soprattutto dagli stessi musulmani: essi non riconoscono come islamico chi non è fondamentalista. So­no soprattutto le istituzioni dello Stato e gli intellettuali che dovrebbero sostene­re concretamente i musulmani “mode­rati”, poiché essi sono l’unico antidoto al fondamentalismo”.

Che cosa dovrebbe fare l’Occidente?

“È sempre più necessario distinguere tra religione e ideologie politiche, e come sta facendo adesso lei, far parlare anche chi, come noi, può aprire un’autentica finestra sul mondo islamico, liberandosi dai soliti pregiudizi. In Italia vi sono circa 50.000 musulmani italiani e c’è un ente, la CO.RE.IS. Italia­na che rappresenta so­prattutto loro: fateci esprimere e creiamo così un vero dialogo”.

Che cosa distingue l'­slam dal fondamentali­smo?

“Nell’Islam ad esempio, le donne hanno la stessa dignità spirituale e gli stessi diritti degli uomini; il suicidio e l’omi­cidio sono invece un peccato enorme. Il fondamentalismo nega tutte queste prospettive non è altro che un’ideologia po­litica, una struttura di potere che ha le medesime caratteristiche del Nazismo”.

Cosa pensa della proposta del ministro Pisanu di dar vita a una consulta per il dialogo interreligioso?

“È una proposta coraggiosa, anche perché, finora, sembra aver lasciato fuori i fonda­mentalisti. Questo costituisce un notevole passo avanti verso il raggiungimento di una più armonio­sa relazione fra le parti ed è un modo per ricordare anche agli immigrati che nell’Islam è fondamentale il rispetto delle leggi dello Stato che li “ospita””.

Pensa che l’Euro­pa abbia perso un’occasione nel non introdurre le radici cristia­ne nella Costituzione? Poteva essere un modo per acquisire maggiore identità e quindi rapportarsi meglio con la ci­viltà islamica?

“È stata fatta una scelta di carattere puramente tecnico che demanda alla società civile gli approfondimenti storico-culturali. Certo l’Europa non perde per questo le proprie radici, si tratta piuttosto di riscoprirle e conoscerle nella loro vera essenza”.

In qualità di docente universitario, può dirci come è cambiato, se lo è, l’atteg­giamento degli studenti nei confronti di certe materie di studio?

“Insegnando da anni, ho potuto notare un crescente interesse da par­te degli studenti nei confronti dell’Islam e della sua cultura millenaria. C’è voglia di sape­re, di conoscere per compren­dere. Gli studenti sono molto desiderosi di essere a contatto con le fonti, di avere un ap­proccio scientifico e culturale anche con questa materia”

I giovani d’oggi sono più o meno reli­giosi di un tempo?

“Vi è un processo generale di secolariz­zazione, ma è anche vero che i giovani d’oggi sono disorientati. Chi ha interes­se intellettuale e spirituale verso la reli­gione, spesso non sa a chi indirizzarsi. In questa prospettiva, tutte le religioni abramiche sono trascurate, mentre pur­troppo dilagano le sette. Una maggiore conoscenza permetterebbe invece di ca­pire quanto l’Islam, che riconosce la figura di Gesù e lo attende come Messia alla fine dei tempi, sia vicino al Cristia­nesimo e all’Ebraismo”.