LA
DISCUSSIONE, 25-02-2005
“Il dialogo
si basi sul rispetto”
ROMA - Anche se da lontano,
la Comunità Ebraica di Roma vive intensamente il succedersi degli eventi in
Israele, in particolare il difficile percorso per raggiungere la pace. Il desiderio
è quello di un maggiore dialogo interreligioso, una, probabilmente la più
importante, tra le condizioni per porre fine a decenni di conflitto arabo-israeliano.
Il Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che abbiamo incontrato insieme al
Professor Demetrio De Luca, nell’ambito delle iniziative che la Commissione
Paritetica Interparlamentare per i Rapporti tra Cultura e Politica, presieduta
da De Luca, sta prendendo per il dialogo fra le religioni del mondo, non
prende posizione sulle vicende politiche. Ma si addentra negli aspetti più
propriamente religiosi, augurandosi delle relazioni sempre più all’insegna
della pari dignità con le altre confessioni, in special modo con quella cattolica.
La
Discussione da quotidiano dell’Udc si è trasformato in quotidiano “d’indirizzo
cattolico, ecumenico, interreligioso”.
Un’operazione che va nella direzione del dialogo tra le varie
confessioni religiose per raggiungere la pace nel mondo. In qualità di
Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, come giudica questo passaggio?
Non so se è la prima volta
che si assiste ad un’operazione del genere. Comunque, il fatto che il vostro
quotidiano si occupi di questi argomenti, mi pare molto importante e utile e
quindi vi rivolgo l’augurio di successo. Cercherò di seguire il vostro
giornale, e spero che la direzione in cui vi siete incamminati sia fatta con
spirito costruttivo e risultati positivi.
Il futuro del mondo è nelle
mani delle religioni, che sono chiamate a dialogare tra loro.
Viviamo tempi, per fortuna,
differenti rispetto al passato. Stiamo costruendo, sia pure con una certa
difficoltà, ma con molte speranze, un modo nuovo di misurarci e di confrontarci.
Il dialogo si deve basare sull’assoluto rispetto reciproco, senza tentativi
di sopraffazione, deve essere un confronto rispettoso.
Se si
esprime con questi termini, intende dire che c’è qualcuno che dialoga, per
cosi dire, a senso unico e con gli occhi bendati?
Molti, anche teologi di altissimo
livello, intendono il dialogo come mezzo per far assumere dalla contro-parte le
proprie idee religiose. Dal nostro punto di vista, è un atteggiamento
sbagliato.
Capitolo
rapporti con il Pontefice. Dopo il primo incontro del 1986, si sono sviluppate
le relazioni?
Prima di tutto, ci terrei a
sottolineare che abbiamo rapporti continui con il Vaticano, comunichiamo
direttamente con Papa Giovanni Paolo II, o con i suoi rappresentanti, in molti
modi. E in generale sono buoni rapporti.
Avete
avuto più modo di incontrarvi in occasioni pubbliche?
Formalmente,
sono 5tato in udienza da lui nel febbraio del 2003.
L’attuale Papa è stato tra i
primi nella Chiesa, almeno ufficialmente, a fare “autocritica” su alcune
posizioni che le autorità ecclesiastiche avevano tenuto nei secoli scorsi nei
confronti della religione ebraica.
Si, Giovanni Paolo II ha detto
cose molto importanti che hanno messo in discussione le posizioni dogmatiche
del passato.
Un
argomento che è sulla bocca di tutti è il pericolo del terrorismo islamico e
del fanatismo religioso dei musulmani. In quanto comunità religiosa,
cercate di instaurare buone relazioni con gli islamici?
Vorremmo in tutti i modi avere rapporti con le diverse componenti
dell’Islam. E speriamo di poter costruire questa strada. Con la Coreis, la
Comunità Religiosa Islamica Italiana, esistono buoni rapporti. Con altre realtà
ci sono problemi.
Nasce tutto dal fatto che c’è
una confusione, non da parte nostra, tra il piano politico e quello religioso.
Come
vivete dall’Italia, il dramma del conflitto tra israeliani e palestinesi?
Lo viviamo senza dubbio con
molta partecipazione. Speriamo che si possa raggiungere la pace.
Pochi
giorni fa il governo di Sharon ha approvato, con una decisione storica, lo
smantellamento delle colonie dalla Striscia di Gaza. Un passo importante
verso l’allentamento della tensione. È condivisibile la linea tracciata
dalle autorità israeliane?
Non faccio commenti sulla
politica.
L’odio
nei confronti degli ebrei, seppur assolutamente minoritario, non accenna ad
essere cancellato da parte di alcune frange estremiste. Ancora oggi, per i muri
della Capitale, si leggono alcune scritte inneggianti al nazismo. Secondo Lei,
dove nascono le radici di quest’odio?
È un fenomeno costante, che
c’è sempre stato. Deriva dal fatto che l’antisemitismo e una bestia che
ancora non è morta. I motivi dell’odio sono tanti, analizzare il fenomeno
richiede molto tempo e non si può riassumere in poche battute. L’importante è monitorare
e tenere sotto controllo questi fenomeni minoritari.