AVVENIRE, 9 marzo 2005
La
riflessione sulle radici dell’Europa, sui rapporti tra islam e Occidente e tra
islam e cristianesimo, ha caratterizzato recentemente molti dibattiti, sia a
livello politico sia religioso. Prendendo spunto dal libro di Marcello Pera e
Joseph Ratzinger, Senza radici. Europa, relativismo, cristianesimo, islam (Mondadori)
vorremmo riaffermare i valori sacrali e spirituali, che sono alla base di ogni
vera civiltà. Non si tratta, infatti, di porre a confronto la civiltà
occidentale e l’Islam, ma di sottolineare quei principi veramente “universali”
che sono la sorgente dei valori civili, sociali, politici, culturali, premesse
per una convivenza pacifica fra i popoli.
Siamo
vicini al presidente Pera quando sottolinea l’importanza di ricollegare
l’Europa a valori religiosi, come quelli cristiani, e di considerare il
nichilismo e il relativismo una minaccia per l’affermazione e la ricerca della
verità, e siamo altrettanto d’accordo con il cardinale Joseph Ratzinger nel
ribadire il carattere confessionale del cristianesimo, che non può essere
sminuito al livello convenzionale di generici e diffusi “valori cristiani”.
Il
fondamento delle vere civiltà risiede nella Rivelazione, nell’irruzione del
divino nel mondo, lo stesso principio che ha creato l’uomo “a Sua immagine e
somiglianza”, o “secondo la Sua forma” - come riporta la tradizione islamica -
rendendolo un ricettacolo intellettuale degli “archetipi” e dei valori
universali di “verità”, di “giustizia” e di “pace”, che costituiscono la
finalità conoscitiva dell’uomo. Solo partendo dalla dimensione universale di
questi valori si può giungere alla loro efficace applicazione nel mondo: “democrazia”,
“diritti dell’uomo”, “libero sviluppo” o “libero mercato” non possono, infatti,
rappresentare in sé stessi quei valori e quegli archetipi universali, di cui
non sono altro che i riflessi, a volte deformati.
Vi è
una prospettiva in virtù della quale, grazie al riconoscimento dell’unicità
della Verità, cioè di Dio, si aderisce alla verità di una religione e si
riconosce nel contempo che Dio nella Sua onnipotenza ha potuto rivelarsi agli
uomini anche nelle altre due forme confessionali del monoteismo abramico.
Questo
non è relativismo, né tanto meno un atteggiamento che può sfociare in una “tolleranza”
aperta a ogni forma di dialogo con le altre confessioni, solo perché non si
crede in nessuna di esse; si tratta invece della base per un effettivo dialogo
improntato al riconoscimento delle altre fedi ortodosse, di quelle che
partecipano cioè degli stessi principi universali.
Il
vero dialogo tra religiosi non scaturisce né da una prospettiva relativistica,
dove tutto si equivale sul piano di un umanesimo uniformante, che non riconosce
alcuna verità o che cancella le differenze qualitative tra Verità rivelate e
opinioni umane, né da un esclusivismo confessionale.
Qual è
dunque la ricaduta che tutto questo può comportare per il mondo civile?
La
realizzazione della sacralità dell’esistenza è per i credenti qualcosa da
attuare in questo mondo, non nell’ “altro mondo”, nel quale essi credono e per
il quale agiscono. Se solo si permettesse all’espressione dei valori sacrali -
non identificati con una sola confessione religiosa - di diventare una
componente della civiltà occidentale, si aprirebbe un terreno comune sia a
laici sia ai religiosi che non priverebbe nessuno della sua libertà.
Oggi
che il dialogo con l’Islam non riguarda più solo le altre religioni, ma anche i
rapporti con il mondo civile e le istituzioni, pensiamo che la presenza in
Occidente di musulmani italiani, o europei, possa contribuire a istituire un
dialogo serio e costruttivo, come è avvenuto per la delegazione di musulmani
moderati italiani, ricevuta in Senato dal presidente Pera, e tra i quali era
presente il nostro vicepresidente Yahya Sergio Yahe Pallavicini.
Se
l’Occidente non può più essere identificato con una religione unica e
universale a cui tutti dovrebbero prima o poi conformarsi, allora potrà essere
proprio una minoranza di musulmani europei a favorire l’integrazione tra società
civile e valori spirituali, in modo da superare l’ostacolo dell’esclusivismo
religioso, del fondamentalismo laico, così come di quello islamico, dando
risalto a quei principi universali, che non sono né orientali né occidentali,
ma sono trascendenti.
‘Abd al-Sabur Turrini
Direttore generale CO.RE.IS.
(Comunità Religiosa Islamica) Italiana