VANITY FAIR, 14 aprile 2005

 

 

Pastore anche per noi, pecore di un altro ovile

“Non dimenticherò quel giorno ad Assisi, quando pregammo insieme il Dio Unico…”.

Un esponente della comunità islamica italiana racconta il suo Wojtyla. Esempio in vita e in morte

 

La morte, il mysterium tremendum, è il vero scandalo dell’attuale umanità, desiderosa di vivere nell’illusione di un eterno presente che costituisce il più completo rovesciamento parodistico di quel “vivere nell’attimo” dei maestri del sufismo, detti appunto “figli dell’istante”, in cui la dimensione atemporale del distacco qualifica la differenza rispetto a un vivere alla giornata privo di qualsiasi prospettiva.

La morte di Papa Wojtyla ne è un esempio così come d’esempio ci è stata la sua vita, culminata, per noi musulmani, in quell’incontro di Assisi nel 1986, quando ha osato invitare tutti i rappresentanti delle religioni del mondo per una preghiera al Dio Unico.

Quanto questo invito corrispondesse alla testimonianza che è proprio questo Dio ad averci rivelato tutte le vie che a Lui conducono resterà sempre un mistero. E un altro mistero, così come quelli della fede cattolica, resterà quello di sapere quanto l’intuizione spirituale del Papa abbia potuto essere condivisa dalle gerarchie e dai credenti di tutto il mondo cattolico e non. E ora?

Una nuova autorità si accinge a seguirne l’esempio nell’imminenza escatologica non della fine del mondo, ma di quella di “un mondo”. Potrà un “Pietro Romano” raccoglierne il testimone e radunare intorno a sé il gregge di quel Cristo che ha detto: “Ho anche pecore che non sono di questo ovile”?

 

Di Shaykh Abd ‘al-Wahid Pallavicini

Presidente CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana