CORRIERE DELLA SERA, 29 maggio 2005

 

Moschee. Contributo dello Stato

 

A proposito dell’interessante dibattito aperto da Sergio Romano sulla possibilità che il Governo italiano contribuisca alla costruzione delle Moschee, forse giustamente alcuni lettori si preoccupano delle conseguenze che da ciò potrebbero scaturire, soprattutto a seguito dei numerosi fatti di cronaca che vedono collusioni all’interno di “spazi” per la preghiera islamica, non proprio di definibili Moschee, con gruppi di matrice fondamentalista e terrorista. Il punto è quello di dare alle cose il loro giusto nome e fare capire alle persone che non basta che un individuo dica di agire in nome di Dio perché questo sia vero e soprattutto che l’Islam è una religione che si rivolge all’universalità dei popoli e non si identifica necessariamente con lo straniero. Vi sono infatti anche molti italiani che appartengono a questa grande tradizione religiosa, che la praticano con devozione. Ecco allora che sarebbe veramente auspicabile l’intervento dello Stato che non solo garantisca un diritto, quello alla pratica religiosa, a suoi cittadini che, come tutti gli altri, devono godere di pari dignità e considerazione, ma che soprattutto aiuti a porre un discrimine tra chi veramente pratica una religione e chi invece la strumentalizza per propri fini. Ecco perché la CO.RE.IS Italiana, organizzazione composta principalmente da musulmani italiani di origine e non naturalizzati, da circa un decennio tenta di ottenere il riconoscimento giuridico come ente morale, al fine di rappresentare un riferimento per tutti coloro che, per qualsiasi motivo, si accostano alla religione islamica per amor di conoscenza o anche solo per interloquire civilmente nel rispetto delle leggi e dell’ordinamento giuridico italiano del quale fanno parte.

Sarebbe importantissimo, allora, che le istituzioni italiane giungessero alla stipula di un intesa con la confessione islamica di nazionalità italiana - che avrebbe il pregio di codificare i precetti e le regole di questa tradizione, risolvendo una volta per tutte ogni dubbio e ogni confusione in merito - con organizzazioni selezionate, magari attraverso il criterio del riconoscimento giuridico suddetto, il quale, sottoponendo i richiedenti a vari controlli anche di polizia, costituirebbe una garanzia di legalità trasparenza e qualificazione degli interlocutori. In tal senso, l’aiuto economico da parte del governo italiano potrebbe agevolare questo processo di legittimazione, realizzando innanzitutto l’interesse del nostro Stato a non essere minato nelle sue istituzioni. E questo non contrasterebbe proprio con alcun principio giuridico visto che lo Stato italiano finanzia, sia attraverso lo strumento delle intese, sia attraverso leggi regionali, numerose confessioni religiose a volte molto meno diffuse di quella islamica.

 

di Avv. Faridah Emanuela Peruzzi

Comitato Direttivo CO.RE.lS Italiana