CORRIERE DELLA SERA, 29 giugno 2005

 

Ebrei e musulmani, dai giovani europei un “no” all’intolleranza

 

La conoscenza, diceva Aristotele, è l’atto di intendere la vita. Ed è attraverso la comprensione e il dialogo che si può intervenire negli accadimenti della vita. Soprattutto quando “attori” principali sono i giovani. Partendo da qui è nata l’idea di riunire ragazzi ebrei e musulmani per confrontarsi sui tema dell’integrazione delle minoranze in Italia e in Europa, “unica premessa possibile per una pace vera”. Così ieri, nella sinagoga di Milano, si sono incontrati giovani della comunità ebraica e della CO.RE.IS., guidati dal rabbino capo Giuseppe Laras e dall’imam Yahya Sergio Pallavicini. Uno scambio di idee, “per offrire un contributo alla lotta contro l’antisemitismo e l’islamfobia”, ha detto Roberto Jarach, presidente della comunità ebraica.

L’appuntamento ha coinciso con l’arrivo a Milano dalla Francia di un gruppo di ragazzi, aderenti all’Associazione di amicizia ebraico-islamica, che promuove un programma itinerante di dibattiti, voluto dal rabbino di Francia, Serfati, e dal rettore della moschea di Parigi, Boubakeur.

L’integrazione, la lotta al terrorismo, un sistema educativo che rifiuti gli incitamenti alla violenza, il rapporto tra religione e cittadinanza sono alcuni dei temi affrontati. L’auspicio di Jarach è che “i nuovi rabbini e i nuovi imam possano farsi portavoce delle istanze dei giovani”. Mentre Pallavicini ha spiegato come si debba “arginare la spinta riformista che vorrebbe emancipare le comunità religiose dalle loro radici con la scusa di sostituire il dogmatismo con il modernismo”. Nel suo intervento Giorgio Giorello, docente dl Filosofia della scienza dell’Università degli Studi, ha evidenziato come “le tradizioni e i messaggi religiosi non siano solo per qualcuno, per chi professa quella religione, ma per tutti”.

All’incontro di ieri hanno preso parte anche Afef e Yasha Reibman, portavoce della comunità ebraica milanese.