LA REPUBBLICA, 29 giugno 2005
Il cantiere della pace
Ebrei e musulmani insieme,
con la voglia di confrontarsi e di parlarsi in amicizia, unica premessa per una
vera pace. È avvenuto ieri nella sinagoga milanese, durante uno storico
incontro tra i rappresentanti della comunità ebraica, guidati dal rabbino di
Milano Giuseppe Laras, e i musulmani italiani che fanno capo alla CO.RE.IS
(Comunità Religiosa Islamica) italiana, condotti dall’imam Yahya Sergio Yahe
Pallavicini, per ribadire la fratellanza che lega tra loro tutti i veri
credenti. E non poteva esserci testimonial più bella, e più efficace, di lei,
Afef Jnifen, tunisina, ex modella, moglie di Marco Tronchetti Provera. Invitata
da entrambe le comunità, ha sfidato il caldo torrido delle due di pomeriggio e
cancellato un impegno pur di essere presente.
“Mi ha fatto molto piacere questo invito -ha detto rispondendo a molte domande-. Io penso che sia bellissimo che le due comunità si aprano al dialogo. E credo che siano queste le cose che servono per far incontrare i popoli, in un momento in cui la politica non fa molto, anzi, direi che separa più che unire. Quindi ben vengano le riunioni tra le comunità, che aiutano anche a sconfiggere il terrorismo. Perché un terrorista incontri come questo, di dialogo e di pace, non li vorrebbe”. Jeans e camicia di un bianco candido, piccola borsa blu, occhiali neri, Afef ha spiegato così la sua presenza. “Io ho molti amici ebrei. Una amicizia profonda. Alcune amiche sono per me come delle sorelle. Sono venuta qui per il futuro di mio figlio e delle loro figlie, per un futuro di dialogo tra i popoli”.
La
manifestazione faceva parte del programma itinerante promosso dal rabbino di
Francia Serfati e dal rettore della Grande Moschea di Parigi, che hanno voluto
inserire Milano come tappa italiana del tour che sta attraversando in questi
giorni le principali città francesi: un gruppo di giovani ebrei e musulmani che
portano la loro testimonianza “uniti nel nome dell’unico Dio e del comune
patriarca Abramo”. Per questo alla sinagoga ieri, di fronte ad una cinquantina
di persone, era presente anche una delegazione francese dell’Associazione di
Amicizia Ebraico Islamica di Francia.
Il tema, spunto della
riunione, riguardava “I giovani nella tradizione ebraica e islamica”. E due
giovani, appunto, hanno portato alla sinagoga la loro voce, alla fine degli
interventi.
Maryam Turrini, musulmana
quattordicenne, felice di poter parlare direttamente con ragazze e ragazzi
ebrei - “Fino ad ora lo avevo fatto solo con il computer, sono in contatto con
un’organizzazione di giovani di varie confessioni” -, convinta della importanza
vitale di un dialogo tra le religioni, soprattutto tra giovanissimi; Simone
Mortara, 25 anni, ebreo, molto interessato a conoscere “ragazzi della mia età
per discutere di come la religione, ebraica o musulmana, influisce sulla nostra
vita”.
“Con
queste iniziative noi cerchiamo di dare un contributo alla lotta contro
l’antisemitismo e l’islamfobia, i grandi nemici della convivenza e della pace
nel mondo -ha spiegato Roberto Jarach, presidente della comunità ebraica
milanese-. Speriamo che questo sia l’inizio di una serie di incontri di dialogo
tra Islam ed ebraismo. I nuovi rabbini e imam possono farsi portavoce delle
richieste dei giovani attraverso un sistema educativo che rifiuti gli
incitamenti alla violenza e alla sopraffazione, ed esalti, invece, i valori
morali e religiosi di ciascuna fede”. “Non vi è conflitto tra le vere civiltà -
ha aggiunto l’imam Pallavicini - ebrei e musulmani non necessitano di nessun
altro per poter riuscire tra di loro a vivere in pace. Questo incontro con i
fratelli ebrei lo abbiamo voluto da sempre, auspicato e atteso”.