Corriere della Sera - 21 luglio 2005
Un inconcepibile “Vaticano islamico”
Nella malaugurata ipotesi che si possa verificare anche in Italia ciò che è già avvenuto a
Londra, ci è doveroso dichiarare, quali rappresentanti di una comunità
religiosa islamica italiana, che, se possiamo tacciare di “assassini” questi
assassini che noi non consideriamo musulmani, per evitare di essere
erroneamente accomunati ai terroristi dobbiamo richiedere all’opinione
pubblica, ai media e alle autorità istituzionali, che ci hanno già dimostrato
la loro propensione in merito, di riconoscere finalmente che, contro l’amalgama
corrente che identifica Islam con terrorismo, c’è ancora chi sa discriminare
fra vero e falso Islam, fra religione e ideologia, fra credenti e ipocriti, fra
bene e male.
A tal proposito per rispondere alla domanda
espressa nell’articolo di Sergio Romano (Corriere della Sera del 17 luglio)
“Islam italiano: una comunità senza rappresentanza”, circa la ragione per la
quale l’iniziativa del Ministro Pisanu non ha avuto
seguito, così come si è “dissolta nel nulla” quella di una possibile “Consulta
Islamica” che mio figlio Yahya ha condotto alla
presenza del Capo dello Stato, dobbiamo confessare che ci sono interferenze da
parte di Stati stranieri che si vogliono assumere da soli tutta la
responsabilità di rappresentare l’Islam in Italia e che non gradiscono pertanto
una partecipazione pluralistica che li privi della falsa pretesa di costituire
in Italia un inconcepibile “Vaticano islamico”.
La stessa cosa avviene per il problema
dell’intesa con lo Stato italiano, dove l’unica Moschea ufficialmente
riconosciuta, quella di Roma, gestita da una maggioranza di ambasciatori
di Paesi stranieri, che in quanto tale non potrebbe stipulare un’intesa, vorrebbe
operare una “italianizzazione” di facciata, escludendo da un possibile accordo
proprio quell’Ente che pur riunendo i musulmani italiani non ha ancora ottenuto
neanche il riconoscimento giuridico dopo dieci anni dalla sua prima richiesta,
nonostante l’approvazione sia del Ministero dell’Interno, sia del Consiglio di
Stato, per la quale è stata presentata un’istanza presso il Ministero delle
Pari Opportunità che ne ha riconosciuto la legittimità: la Comunità Religiosa
Islamica Italiana, che ho l’onore di presiedere.
Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini
Presidente CO.RE.IS.
(Comunità Religiosa Islamica) Italiana