NOTIZA OGGI, 17 ottobre 2005

 

Padre e bimba morti in auto

 

“C’era la nebbia... Poi un gran botto...”. Sussurra frasi mozzate tra le lacrime, seduta su una sedia a rotelle nel reparto di Pediatria del­l’Ospedale Sant’Andrea di Vercelli con una gamba ingessata dal ginocchio in giù. Accanto a lei, in un letto, riposa col polso rotto la figlia Amina di 8 anni: la piccola forse ancora non sa che non potrà più giocare con la sorellina Layla, strappata alla vita a soli 7 anni da un destino crudele. In quel botto tremendo lei, Laura Enriello, 37 anni, insegnante di matematica dell’Ipsia di Vercelli, ha perso la figlia più piccola ed il papà delle bambine, suo marito Matteo Croce, 39 anni, assai conosciuto in città per il suo lavoro di tecnico di laboratorio nella Radiologia dell’ospedale e per il suo impegno nella Comunità Islamica Italiana. Matteo Croce, in arabo Abd al Haqq ‘Isa (ovvero Servo della Verità Gesù) da circa dieci anni si era convertito all’Islam assumendo l’incarico di responsabile piemontese della Co.Re.Is. (Comunità Religiosa Islamica). Devoto ad Allah ed agli insegnamenti del Profeta, così come la moglie e le bambine, con loro era andato sabato sera a Milano dagli amici e fedeli di tale gruppo di musulmani occidentali. Con loro aveva pregato in ossequio del Ramadan mettendosi poi in viaggio per tornare alla sua abitazione di Salasco, nelle nuove villette di via Crova. Trinese di origine come il papà ragioniere Mario Croce e la mamma Marilena, dopo essersi co­niugato con Laura Enriello, aveva vissuto a Vercelli prima di trasferirsi con le bimbe, nel 2001, nella nuova casa di Salasco, dove la sua scomparsa e quella della piccola Layla hanno gettato nello sconforto l’intero paese, a cominciare dal sindaco Roberto Campominosi.

Nella notte tra sabato e domenica la famigliola sta rincasando a bordo della Opel Agila. Dall’autostrada A4 Milano-Torino è costretta a deviare sull’A26 poiché il casello d’uscita abitualmente utilizzato al ritorno da Milano, quello di Santhià, è chiuso per gli eterni cantieri. L’Opel blu imbocca quindi il tratto Vercelli-Casale pronta ad uscire probabilmente a Borgo Vercelli. Sono circa le 2,50. La nebbia è fitta e induce l’auto a procedere lentamente in direzione del casello di Vercelli Est. Ma non ci arriverà mai.

Al chilometro 109 il terribile schianto. La vettura condotta da Matteo Croce, su cui viaggia insieme alla moglie ed alle due bambine, sarebbe stata tamponata con violenza da una Mini Cooper rossa. La povera Layla nell’impatto, viene sbalzata fuori dall’abitacolo, e muore sul colpo. L’urto è tremendo e la Opel si riduce ad un ammasso di lamiere dal quale solo i Vigili del Fuoco di Vercelli, con l’aiuto dei flessibili, riescono ad estrarre gli altri occupanti. Salve per miracolo mamma Laura e la figlia Amina, trasportate d’urgenza all’ospedale di Vercelli dalle ambulanze del 118. Entrambe hanno riportato contusioni multiple e piccole fratture: ma non sono in pericolo di vita. Muore invece sul colpo anche Matteo. Per lui e l’altra bambina di 7 anni i medici non possono far altro che constatare il decesso. Praticamente illeso il conducente della Mini, un diciannovenne residente nel Monferrato. Viene dimesso con 8 giorni di prognosi ma è stato sottoposto all’etiltest dagli agenti della sottosezione di Casale Monferrato della Polizia Stradale. I poliziotti stanno cercando di ricostruire la dinamica dell’incidente anche se il fatto che il danneggiamento della Opel sia posteriore e quello della Mini anteriore confermerebbe la tesi del tamponamento causato da que­st’ultima vettura.

Intanto nell’ospedale Sant’Andrea la scomparsa di Matteo Croce e della figlioletta suscita un forte e vasto cordoglio. I colleghi di Radiologia lo descrivono come una persona eccezionale di grande cultura e profondità. “È uno strazio parlare di Matteo che non c’è più - dice scioccato il primario di Radiologia, dottor Paolo Fonio che ripensa alle tante vignette sagaci con cui lo scomparso ha immortalato curiosi episodi del reparto - Era un ragazzo di generosità unica ed una persona straordinaria, di intelligenza e cultura eccezionale; con una preparazione e curiosità fuori del comune nell’approfondire tematiche di storia delle religioni. Quando ci è capitato di fare i turni insieme discorrere è stata un’esperienza gratificante. Aveva un grande equilibrio nel giudicare le tematiche degli ultimi anni: lascerà un vuoto incolmabile”. Fu proprio Matteo Croce che il 23 maggio 1998, a Vercelli, incontrò il Santo Padre Giovanni Paolo II in rappresentanza della Comunità Islamica della Co.Re.Is., riconosciuta dalla Chiesa cattolica ed impegnata a portare avanti il dialogo ecumenico così come faceva in prima persona il vercellese scomparso. Fu anche tra i primi a scendere in campo accanto a chi invocò la pace dopo la strage delle Torri Gemelle.

Anche lui partecipò alla fiaccolata che il 13 settembre 2001 si svolse a Vercelli partendo dal Sant’Andrea. E come un luminoso esempio di rettitudine e devozione religiosa lo ricordano gli amici della Comunità Islamica di Milano. A loro nome parla il vicepresidente nazionale della Co.Re.Is., Yahya Sergio Yahe Pallavicini, che descrive Abd al Haqq Isa come “un uomo di rare qualità umane ed intellettuali, manifestate sia pubblicamente che in famiglia - dice il referente della Comunità Religiosa Islamica - Proprio questa settimana è stato pubblicato il volume “Musulmani d’Occidente” cui lui aveva dato un importante contributo con due scritti ed alcune calligrafie. Era bravissimo a scrivere e riconosciuto per il suo impegno nell’attività ecumenica. Si era anche particolarmente distinto nella Festa delle Luci della comunità ebraica svoltasi di recente nella sinagoga di Casale”. La sua luce si è invece spenta come una stella cadente l’altra notte, seguita dalla piccola Layla che Qualcuno da lassù ha voluto lo accompagnasse nell’ultimo viaggio. I suoi amici del Co.Re.Is. si sono già accordati con il sacerdote del nosocomio don Luigi De Grandi per dare loro un duplice saluto nella cappella dell’ospedale, prima con gli amici cristiani, poi con quelli islamici. Ma solo dopo che il magistrato avrà deciso se disporre l’autopsia. Poi la sua salma e quella della figlioletta “saranno inumate in un cimitero, il più vicino possibile, che contempli uno spazio per i musulmani” aggiunge Pallavicini.