LA SESIA, 21 ottobre 2005

 

Il rito funebre per Matteo e Layla Croce

nella cappella del Sant’Andrea

 

Un addio funebre che diventa un simbolo di unione fra due religioni. Un estremo saluto, quello per Matteo Croce è la piccola Layla, che mercoledì ha unito cattolici e musulmani a pregare insieme nella piccola chiesa dell’ospedale: un evento raro, forse strano per chi non vi è abituato, eppure tanto intenso da riuscire, in minima parte, a mitigare il dolore per una perdita così grande. Se in vita Matteo Croce, cattolico convertito all’Islam una decina di anni ha fatto molto per tentare di superare le barriere che dividono cristiani e musulmani, tanto da essere definito uomo del dialogo, con la sua scomparsa ha compiuto un passo enorme. E chi ha fede, qualsiasi fede, non può non rendersi conto che due morti così tristi hanno aperto una strada di riconciliazione che ha il sapore della gioia. Ad aprire la funzione di mercoledì è stato monsignor Giuseppe Cavallone in rappresentanza dell’Arcivescovo, con lui altri tre sacerdoti: don Guido Mazza parroco di Fontanetto e amico della famiglia Croce, don Luigi De Grandi, cappellano dell’ospedale e don Piero Busso, parroco di Trino: “La comunità cristiana vive le sofferenze di tutti gli uomini - spiega monsignor Cavallone”. E poi ancora: “Colui che ha resuscitato Gesù resusciterà anche noi, siamo vicini alla famiglia di Matteo e Layla con parole di fiducia e speranza, che ben si coniugano anche con la religione musulmana. Che Dio li accolga”.

E mentre la chiesa, già colma, si riempiva dei colleghi di Matteo, tecnico di Radiologia al Sant’Andrea, la funzione è proseguita con il rito islamico. Numerosi, da Vercelli, Torino e Milano, i rappresentanti della Co.Re.Is. (Comunità Religiosa Islamica) che sono intervenuti alla cerimonia, guidata da Abd al Wahid Pallavicini che, con voce commossa, ha ringraziato: “Chi ci ha ospitato in questa cappella. La grazia del Signore scenda su voi tutti che siete qui a testimoniare questo evento eccezionale, in ricordo di Matteo Croce e di Layla. Ora con il permesso dei sacerdoti presenti pregheremo secondo il nostro rito, ma tutti siete i benvenuti”. Così mentre il gruppo si inchina rivolto verso la Mecca e inizia a recitare il rito funebre in arabo, i cattolici restano in chiesa, in un rispettoso silenzio. Le preghiere terminano e Yahya Sergio Yahe Pallavicini, che ha diretto il rito, si rivolge verso i cattolici: “La pace sia con voi”. È il momento dei saluti, degli abbracci, la moglie Laura Enriello, che ha seguito la funzione vicino ad Amina, l’altra figlia scampata all’incidente stradale, si alza e si avvicina alle sue studentesse dell’Ipsia, presenti con la bandiera della scuola listata a lutto. Poi le due bare: piccola e bianca per Layla, più grande e tradizionale quella di Matteo, vengono portate fuori coperte di fiori. L’ultimo viaggio è verso il cimitero di Trino.