AVVENIRE,
1 dicembre 2005
Consulta islamica Pisanu: “Alleati nella lotta al terrorismo”
L’obiettivo è dialogare con i
rappresentanti di quella che è ormai diventata la seconda religione italiana,
capirne i problemi, le necessità. Ma anche avere consigli dall’Islam moderato,
“naturale alleato nella lotta contro il terrorismo internazionale” Per questo
all’interno della Consulta presentata ieri dal ministro dell’Interno Giuseppe
Pisanu, oltre a docenti universitari, giornalisti e studenti, ci sono anche
alcuni imam, i rappresentanti delle diverse associazioni islamiche in Italia e
anche dell’Ucoii, accusata in passato di avere avuto posizioni ambigue. Ci
sono, in sostanza, “le voci più significative - ha detto il responsabile del
Viminale - della multiforme realtà islamica italiana”. E tutti, ha assicurato,
“hanno già preso ufficialmente posizione contro l’estremismo e assunto
decisioni impegnative contro il terrorismo” e “sapranno certo dare indicazioni
utili”.
Ma l’obiettivo principale è, ovviamente, l’integrazione,
cioè, ha spiegato Pisanu, “la creazione di un Islam italiano per sviluppare un
dialogo con una cultura fortemente caratterizzata in Italia, ma anche piuttosto
lontana dalla nostra”. Una presenza forte, dunque, con la quale, ha assicurato
il ministro, è importante dialogare per risolvere problemi quotidiani di
carattere sociale e culturale. Problemi che, per Pisanu, “condizionano”
l’integrazione. “Penso all’assistenza religiosa negli ospedali, all’area di
sepoltura islamica nei cimiteri, ma anche alla tutela dei lavoratori islamici”.
Ed è proprio da qui che prenderà il via il lavoro della Consulta che il
ministro intende convocare “tra breve”.
Tra i problemi anche quello dei matrimoni misti. Una
questione “delicata e complessa” l’ha definita il ministro. “Chi conosce la
situazione nelle nostre ambasciate - ha spiegato - sa che c’è una moltitudine
di contenziosi aperti in seno alle famiglie miste a causa della differenza
inconciliabile di norme che riguardano, ad esempio, la patria potestà sui
figli”. Dunque, ha aggiunto, “prima di imboccare la strada del matrimonio misto
bisognerebbe acquisire una consapevolezza piena delle diversità per alcuni aspetti
inconciliabili con le quali si dovranno fare i conti nel corso della vita
coniugale”.
Integrazione prima di tutto, dunque, ma la Lega, che non
ha nascosto le proprie critiche, come reagirà? “Questa iniziativa ha assicurato
il ministro - risponde all’orientamento di fondo del Governo verso l’Islam,
quella che io chiamo cioè la politica delle due mani: una tesa verso i
moderati, l’altra armata contro i terroristi. Poi, ognuno ha la sua cultura e
la sua sensibilità, ma la linea di fondo del Governo è questa”.
La presenza dell’Ucoii è stata criticata da un altro
membro della Consulta, Yahya Sergio Yahe Pallavicini. “Sono un po’ sorpreso -
ha affermato il vicepresidente della Co.Re.Is. - perché l’Ucoii ha sempre
mostrato posizioni che possiamo chiamare oltranziste. Ma probabilmente il
ministro intende non escluderlo e portarlo su posizioni più moderate”. Secca la
replica del segretario generale dell’Ucoii, Roberto Hamza Piccardo. “Si vede
che il ministro ha una miglior considerazione dei suoi fratelli di quanta ne
abbia lui...”.
I 16 Nomi della Consulta
I membri della Consulta sono:
il giornalista Ejaz Ahmad,
italiano di origine pachistana;
Khalil Altoubat italiano di origine giordana,
laureato in fisioterapia;
Rachid Amadia algerino, imam;
Kalthoum Bent Amor Ben Soltane tunisina, lettrice di lingua
araba all’Università di Urbino;
Khalid Chaouki marocchino, operatore della
comunicazione;
il medico Mohamed Nour Dachan
italiano di origine siriana, Presidente dell’Ucoii;
la somala Zeinab Ahmad Dolal,
operatrice sanitaria;
Gulshan Jivraj Antivalle italiana nata in Kenia,
Presidente della Comunità Ismailita Italiana;
Tantush Mansur libico, Presidente dell’Uio;
L’Imam Yahya Sergio Yahe
Pallavicini, italiano, vicepresidente della Co.Re.Is.;
Mohamed Saady italiano di origine marocchina,
copresidente dell’Anolf;
la giornalista Souad Sbai
maricchina, presidente dell’associazione donne marocchine in Italia;
Mario Scialoja italiano, ambasciatore a riposo,
direttore della Sezione italiana della Lega mondiale musulmana;
il giornalista Roland Seiko
albanese;
lo scrittore Younis Tawfik
italiano di origine irachena;
Mahadou Siradio Thiam senegalese, operatore nel mondo
del volontariato.
Intervista all’imam
Yahya Sergio Pallavicini
Quali
sono le sue particolari caratteristiche per le quali pensa di essere stato
scelto dal ministero dell’Interno tra i sedici islamici della Consulta?
Sono l’imam di Milano e
vicepresidente della Comunità religiosa islamica italiana. Sono italiano ma non
convertito: sono nato musulmano, a convertirsi erano stati i miei genitori.
Perciò rappresento le due identità, in me confluiscono i valori dell’italianità
e quelli dell’Islam, una convergenza interculturale e interreligiosa che può
essere utile al ministero.
Che ruolo intende andare a coprire
in questo nuovo organismo? Ovvero quali sono secondo lei le priorità cui
rivolgere l’attenzione per ottenere gli obiettivi prefissati?
La priorità va data al campo
dell’educazione nelle scuole e nelle università, affinché ci sia una conoscenza
esatta dell’Islam, ripulito dalle degenerazioni dell’integralismo. Punto poi
sui vincoli di fratellanza tra le tre religioni monoteistiche, islamici, ebrei
e cristiani. Inoltre sono molto interessato alla formazione degli imam, che
siano esempio di questa unità e partecipino attivamente ai valori della cultura
italiana.
Il
cammino non sarà privo di ostacoli. Quali difficoltà si aspetta di incontrare
all’interno della Consulta e nel duplice rapporto con le comunità italiana e
islamica?
Non sarà facile riuscire tutti e
16 a integrarci con senso di responsabilità, visto che non tutti viaggiamo
sulla stessa prospettiva. Dal raggiungimento o meno di questo corpo unico
dipenderà la creazione di proposte concrete di integrazione e l’armonizzazione
tra le priorità di vita pratiche qui in Italia e il rispetto chiaro delle norme
vigenti. La sfida sarà poi mediare tra una società musulmana che a volte
rifiuta l’integrazione e una italiana che è diffidente senza distinzioni verso
tutti gli islamici. Infine, se gli integralisti non si riconosceranno nella
Consulta ne sarò fiero e sarà reciproco: vanno isolati.