SECOLO D’ITALIA, 1 dicembre 2005

 

La scelta laica dei ministri cristiani

 

Ringrazio il governo italiano. Ho infatti l’onore di far parte della Consulta islamica, il nuovo organismo promosso dal ministro dell’interno come organo che riunisce personalità musulmane in grado di contribuire alla formazione dell’Islam italiano. La sensibilità e lungimiranza politica del ministro e dei suoi collaboratori mi permettono di esprimere in una nuova veste istituzionale l’apporto qualificato e autentico della tradizione e della civiltà islamica nella nostra società italiana contemporanea.

Abbiamo sempre condiviso il rigore del governo contro il terrorismo e le strumentalizzazioni ideologiche dell’Islam promosse dai letteralisti bigotti e dai politicanti pan-arabi che hanno purtroppo limitato l’atteso sviluppo anche del recente vertice del Partenariato Euro-Mediterraneo. Accanto a questa fermezza è necessario costruire e sensibilizzare le istituzioni occidentali, i nostri concittadini, i nostri fratelli ebrei, cristiani e musulmani, sulla dimensione autentica della fede e della cultura dei musulmani in Europa e in Italia. Né assimilazione, né ghettizzazione ma un “modello italiano” di integrazione, discernimento e apertura alla conoscenza interculturale e all’incontro interreligioso.

Ci attende un lavoro delicato, un programma che sappia mettere in ordine e in confronto i principi universali della religione islamica nel pieno rispetto dell’ordinamento giuridico dello Stato italiano e anche dei valori della storia e della cultura nazionale, al riparo da qualsiasi rivendicazione pretestuosa da parte dei fondamentalisti e da qualsiasi buonismo demagogico dei relativisti.

La maturazione della società civile islamica italiana dipenderà anche dalla nostra capacità di rispondere alle aspettative del governo ma, mi auguro, anche di proporre soluzioni che possano tradursi in dibattiti parlamentari dove le vere esigenze dei musulmani emergano e vengano affrontate con obiettività e concretezza, senza essere confuse con questioni di cronaca internazionale o di microcriminalità. Oggi ci viene data l’opportunità di presentare alcune istanze con minor provincialismo e senza esotismi orientalistici ma nella consapevolezza della dignità tradizionale della civiltà islamica e della necessità di cercare con chiarezza le naturali corrispondenze con il mondo moderno e il sistema italiano. Dal modo di porci potranno beneficiare anche i rapporti con la Chiesa e magari riuscire a rivedere insieme alcune discutibili dichiarazioni sulla inopportunità del matrimonio misto tra due credenti nello stesso Dio che si amano e si rispettano.

Il campo dell’educazione, del dialogo con le altre confessioni religiose, della formazione degli imam, mi sembrano le priorità sulle quali poter lavorare per arginare le situazioni ambigue e dannose per le nuove generazioni come la scuola di via Quaranta nella mia città di Milano o le ingerenze straniere degli imam “d’importazione” o “fai da te”.

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ma anche il presidente della Tunisia Zine El Abidine Ben Ali mi hanno espresso il riconoscimento per una funzione di mediazione e comunicazione che sappia riorientare i giovani al significato più profondo della vita e della conoscenza, scevra dai condizionamenti dei formalismi irrazionali o degli esclusivismi intolleranti.

Da oggi possiamo forse sperare che proprio dall’Italia laica, da un governo composto per lo più di ministri cristiani, nasca una corrente esemplare di saggi musulmani italiani in grado di essere al tempo stesso ambasciatori nel Mediterraneo e in Medio e Estremo Oriente di un patrimonio storico, culturale e spirituale di cui l’umanità sembra avere tanto bisogno per non appiattirsi nel materialismo e non lasciarsi influenzare dalle suggestioni del fanatismo.

La prevenzione dei conflitti, la coesistenza pacifica, l’integrazione degli immigrati, l’educazione alla cittadinanza democratica e, soprattutto, la trasmissione della scienza sacra, rappresentano alcune delle responsabilità di noi nuovi membri della Consulta per l’Islam italiano. Mi auguro che anche l’islam italiano possa ripercorrere i successi che già l’ebraismo italiano ha garantito internazionalmente nella salvaguardia della propria identità, contribuendo al rinnovamento del pensiero e all’approfondimento degli scambi intellettuali tra i popoli. Un auspicio: Averroé, Avicenna, Maimonide, San Francesco, Federico II, Malik al-Kamil, Al-Ghazali, lbn Arabi, Papa Giovanni Paolo II e Hassan II saranno testimoni della nostra auspicabile realizzazione.

 

Di Yahya Sergio Yahe Pallavicini

vicepresidente della CO.RE.IS. (Comunità religiosa islamica italiana)