IL GIORNO, 8 dicembre 2005
“Una
Consulta interreligiosa milanese
per dare
una voce all’Islam integrato”
MILANO - Yahya Sergio Yahe Pallavicini ha 40 anni, è un
imam moderato ed è l’unico milanese presente nella Consulta per l’Islam
italiano istituita dal ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu.
Ed è proprio lui a lanciare una proposta, che tende a
proiettare anche su scala milanese l’iniziativa ministeriale.
“Il sindaco Gabriele Albertini - dice l’imam - nomini una
Consulta interreligiosa o islamica che, anche per la nostra città, faccia
chiarezza tra quello che è un Islam integrato e rispettoso, e quello conosciuto
dalle cronache per il disordine o per incompatibilità dialettica o per
arroganza e ipocrisia”.
Chi dovrebbe far parte di
questa Consulta?
“Al suo interno dovrebbero
trovare posto milanesi riconosciuti per la loro dignità, per la preparazione
religiosa, per il loro impegno nei campi del dialogo ecumenico e dell’educazione
interculturale. Penso soprattutto ai rabbini Laras e Arbib, al cardinale
Dionigi Tettamanzi e a monsignor Bottoni, a Padre Valdman della Chiesa
ortodossa rumena. Ma non bisogna fermarsi qui: vanno coinvolti anche
rappresentanti dei valdesi e dei protestanti, la Chiesa ortodossa russa e
greca, gli esponenti locali dell’Unione dei Buddisti Italiani e dell’induismo
ufficiale, oltre, ovviamente, alla Comunità Religiosa Islamica Italiana (la
Co.Re.Is.) della quale sono il vice presidente. E sarebbe ancora più
interessante se si riuscisse a creare un tavolo interistituzionale di confronto
con le rappresentanze del Comune di Milano, della Provincia e della Regione
Lombardia, della Prefettura e delle organizzazioni sindacali”.
Hanno preso il via nei giorni
scorsi i doposcuola di lingua araba per 320 bambini di origine straniera
iscritti nelle scuole elementari e medie statali della città. Per alcune mamme
degli alunni si tratta di “una soluzione provvisoria” in attesa di quella che
hanno definito “la nostra scuola” vale a dire di una vera e propria scuola
araba. Lei cosa ne pensa?
“Per me “la nostra scuola” è
quella italiana dove tutti i bambini imparano a studiare, comunicare e vivere
insieme, senza pretestuosi ghetti confessionali, etnici, nazionalistici o di
genere, ma dove ci si prepara a conoscere, rispettare e lavorare con tutte le
persone, anche quelle di religione e cultura diversa. Parallelamente, sono
interessato allo sviluppo dei doposcuola linguistici come ulteriore occasione
di approfondimento didattico. Questo, però, non ha nulla a che fare con una
scuola alternativa, parallela, provvisoria o tantomeno clandestina”.
Non è arrivato il tempo di dare
il voto agli immigrati?
“Bisogna creare le condizioni:
gli immigrati devono essere consapevoli e non soltanto responsabilizzati a
questo diritto; devono conoscere le regole, la cultura italiana, la storia, e
lo scenario politico nel quale sono inseriti; devono dimostrare di partecipare
attivamente alla costruzione di una società civile condividendone i valori”.