AFFARI ITALIANI, 13 dicembre 2005

 

“La Consulta risolve un problema.

Adesso abbattiamo i pregiudizi contro l’Islam”

 

L’istituzione della Consulta islamica può frenare il terrorismo?

L’istituzione della Consulta islamica potrà contribuire a chiarire la differenza tra religione islamica e terrorismo islamista, tra veri musulmani e integralisti. Credo che il suo compito principale rimanga comunque quello di consigliare il Ministro dell’Interno sulle reali esigenze per una armoniosa integrazione dei musulmani nella nostra società e garantire una pratica del culto e una conoscenza della civiltà islamica al riparo da pregiudizi e strumentalizzazioni.

Esiste un Islam moderato?

Esiste un Islam autentico e un Islam deviato. Quello autentico esprime la profondità della dottrina religiosa e la ricchezza del patrimonio intellettuale, ecumenico e interculturale della propria storia e civiltà. L’altro manifesta il livello di decadenza e di esclusivismo ideologico che esaspera e assolutizza la propria forma confessionale per giustificare la mancanza di pietà spirituale e carità fraterna nei confronti delle altre persone. La moderazione è una virtù di ogni religioso e giustamente si oppone all’ostentazione formalista.

Che tipo di integrazione il Co.Re.Is. auspica per l’Islam italiano?

La CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana opera da anni per rappresentare quella componente di musulmani che condividano la sintonia naturale tra i valori della propria identità di fede e quelli del sistema giuridico e culturale italiano. Si auspica in tal senso di favorire una chiarezza sui principi della religione islamica senza contaminazioni di cronaca estera o di bigottismo letteralistico e una qualificata, attiva e costruttiva partecipazione dei musulmani a tutti i livelli e in tutti i campi della nostra società. Come cittadini italiani musulmani possiamo svolgere un utile lavoro di mediazione interculturale e di maturazione delle nuove generazioni di musulmani nel nostro Paese.

l’Islam può contraddire le leggi dello Stato?

L’Islam, come ogni religione, rappresenta una via spirituale che deve tutelare l’ordine e l’armonia della creazione e dell’umanità. Il rispetto delle leggi dello Stato rappresenta un dovere anche per ogni buon musulmano.

Che tipo di matrimonio islamico lo Stato deve riconoscere? E il diritto di ripudio?

I musulmani in Italia chiedono di praticare le ritualità previste dalla loro dottrina e che si integrano serenamente nel quadro normativo della società. Per quanto riguarda il diritto civile si continueranno a seguire le regole sancite dalle leggi nazionali vigenti. La rivendicazione pretestuosa di regimi matrimoniali poligamici o della facoltà di ripudio tradizionale viene promossa in modo ambiguo in Italia solo da alcuni individui che concepiscono erroneamente l’islam come strumento per una rivoluzione civile e non come una religione di conoscenza, giustizia e pace.

La scuola di Via Quaranta: un pretesto per chiudere un’oasi musulmana, o c’è bisogno di un nuovo tipo di insegnamento nelle scuole di questo Paese?

L’Istituto di via Quaranta è un edificio adibito da anni in modo irregolare a luogo di insegnamento dove il livello d’istruzione è quanto meno discutibile. Oltre a provocare un alto rischio di ghettizzazione e di confusione con una immagine di islam clandestino, la vantata giustificazione di tutelare l’identità islamica o quella araba o egiziana non trova alcun fondamento religioso, educativo, nazionale e culturale. Ciò che abbiamo proposto alle istituzioni politiche ed educative a Milano e di mettere in pratica una collaborazione con alcuni nostri docenti musulmani esperti in discipline pedagogiche e didattiche che possano integrare in alcune scuole pubbliche dei corsi facoltativi di cultura islamica e di lingua araba per tutti gli studenti che ne avessero interesse.

Le espulsioni di imam sono servite a qualcosa?

Le espulsioni servono in casi estremi per tutelare l’ordine pubblico. È interesse della CO.RE.IS. studiare le condizioni per garantire la prossima formazione di imam italiani che sappiano svolgere la loro funzione di guide spirituali con riferimenti diretti al contesto storico e culturale nel quale viviamo integrati da insegnamenti dottrinali tradizionali. La collaborazione diretta con un ateneo universitario milanese e con la Prefettura potranno agevolare la qualità del percorso formativo.

 

Yahya Sergio Yahe Pallavicini

Vice-Presidente della CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana