LA PREALPINA, 2 febbraio 2006

 

LO SCEICCO DI MILANO

HA PAURA DEGLI INTEGRALISTI

 

MILANO - «Noi, sinceri credenti musulmani, oggi ci guardiamo bene dall’aprire una moschea. È troppo pericoloso. Si rischiano infiltrazioni che non sono affatto religiose ma politiche che è difficile controllare». Le parole dello sceicco (capo spirituale) di Milano, Abd al-Wahid Pallavicini, presidente della comunità religiosa islamica Co.Re.Is., fanno capire come la minaccia terrorista sia oggi vissuta anche da quanti, in occidente, condividono la fede in Allah. Gli avevamo chiesto come potrebbero gli imam, le comunità islamiche italiane, collaborare ad alzare un argine chiaro tra musulmani e integralisti armati. I primi a sentirsi sotto tiro sono invece proprio loro.

«È inutile venire a dirci: denunciateli. Grazie a Dio, non li conosciamo. Del resto, non è che ogni volta che un cattolico ruba o uccide si chiede al Vaticano di collaborare ad arrestarlo. Il problema non è l’Islam, ma l’immigrazione. Dall’altra sponda del Mediterraneo, negli ultimi dodici-quindici anni è arrivata una generazione di persone che sono cresciute non tanto con valori spirituali, ma nutrite delle ideologie radicali ed estremiste in cui affonda la sua radice il terrorismo. Del tipo di quelle dei Fratelli Musulmani». È l’ideologia, secondo la valutazione di Abd al-Wahid, in cui oggi si identifica l’ottanta per cento dei musulmani rappresentati in Italia dall’Ucoii, l’unione delle comunità islamiche. «Volete fare la prova? Chiedete a questi sedicenti musulmani se credono alla sacralità della vita. Risponderanno di sì. Allora, domandate: anche di un ebreo? Ecco, lì c’è la differenza. Noi islamici rispettiamo gli ebrei, come i cristiani, e riconosciamo in loro credenti nel Dio unico, nella rivelazione abramica, un credo al quale noi islamici siamo arrivati per ultimi». Il paradosso, aggiunge lo sceicco è che quelle ideologie sono spesso partite da questa sponda del Mediterraneo: «Sono ideologie razziste o rivoluzionarie, importate dall’occidente nel corso degli ultimi ottant’anni. Tunisini, algerini, egiziani, marocchini; non certo tutti, ma molti giovani provenienti da quei Paesi sono stati ispirati da queste ideologie, che sono quelle di Hamas. Possiamo mostrarci tolleranti quanto si vuole, ma qual è stato il risultato della democrazia nell’Autonomia Palestinese? La vittoria dei terroristi. Perciò dico che io oggi mi guardo bene dall’aprire una moschea. Abbiamo una sala da preghiera, nostra, privata. Ma se l’aprissi a tutti, presto verrebbe eletto un imam di cui non saprei nulla».

Chiudere le porte, dunque, come dice la Lega? «No, la Lega punta a confondere le cose e a generalizzare, a far credere che tutti i musulmani siano terroristi. O a non dare importanza a una offesa grave come quella delle caricature di Maometto. Ma è vero che dobbiamo agire sul piano culturale insieme a quello religioso. Perciò sono contento che mio figlio Yahya, che è il nostro imam, sia entrato nella consulta islamica istituita dal ministro Pisanu e che voglia creare una scuola per imam. Occorre una moschea, sì, che rappresenti il vero punto di riferimento dei sinceri musulmani. Ma è un obiettivo da costruire. Anche dialogando direttamente con la politica, e perciò il direttore culturale del Co.Re.Is, Ahmed Vincenzo, sarà in lista alle elezioni. Con l’Italia dei Valori di Di Pietro, ma potremo benissimo avere candidati anche nella Casa delle Libertà, perché il nostro obiettivo non è di parte, ma di creare condizioni per una rappresentanza degli islamici italiani. Oggi, molti italiani non ci considerano italiani perché crediamo in Allah e gli arabi ci rifiutano perché siamo italiani. Non succede così né in Francia né in Gran Bretagna e nemmeno negli Usa». Il nodo cruciale resta dunque lo sbarco in Italia di reclute o ideologi di una guerra «che, come spesso succede nella storia, si maschera con la religione, ma che con la vera religione non ha nulla a che fare. E di quella ideologia le prime vittime sono proprio i musulmani».

 

Di Federico Bianchessi