IL MANIFESTO, 10 marzo 2006

 

Al Vaticano piace l’Islam

 

Il Vaticano e La Mecca si stringono la mano e rinserrano i ranghi - in un’alleanza che più santa non si può - a difesa dei ri­spettivi integralismi. «Sì all’ora di Corano nelle scuole italiane - esorta il cardinale Raffaele Renato Martino, presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace, a margine di un convegno a Roma. al centro culturale di San Luigi dei Francesi - perché il rispetto non deve essere selezionato». Dunque pace fatta e a ognuno il suo: ai figli di Pietro la cattolica ora di religione con tanto di valutazione nel curriculum scolastico, agli eredi di Maometto le sure del Corano.

«Se ci sono delle necessità, se in una scuola ci sono cento bambini di religione musulmana, non vedo perché non si possa insegnare la loro religione. Questo è il rispetto dell’essere umano» ha affermato Martino commentando così la richiesta della Consulta islamica di introdurre nelle scuole italiane l’insegnamento dell’Islam. «Se in Italia ci sono persone di altre religioni, bisogna aspettarle nella loro identità culturale e religiosa perché solo il dialogo può evitare il fondamentalismo, sia quello politico-laico che quello religioso».

Parole sante, verrebbe da dire, non fosse che bello sarebbe stato - piuttosto - proporre di insegnare l’Islam ai bambini cattolici e il cattolicesimo ai bambini islamici così come, ad entrambi, l’ebraismo.

Come che sia gli islamici ringraziano per il segnale di dialogo e fratellanza ma all’ora di Islam a scuola preferiscono altro: «Quella indicata dal cardinal Martino è una strada di difficile applicazione - dice il presidente della Lega musulmana mondiale Mario Scialoja -, noi rispettiamo l’insegnamento facoltativo della religione cattolica nelle scuole italiane ma nella scuola pubblica di un paese laico va insegnata la storia delle religioni». Non di molto si discosta la posizione di Abd al-Wahid Pallavicini, presidente della Comunità religiosa islamica italiana (Co.Re.Is.) che all’insegnamento del Corano dichiara senza mezzi termini di preferire «l’insegnamento di tutte le religioni». Solo così gli studenti - afferma - verrebbero educati a un vero pluralismo religioso». In una scuola pubblica e laica - conclude Pallavicini - tutte le religioni devono entrare ma sotto forma di storia delle religioni.

Un punto su cui concordano anche gli esponenti del mondo ebraico. Meglio lo studio del «fenomeno religioso in sé e per sé» commenta l’ex presidente dell’Unione delle comunità ebraiche Amos Luzzatto, che prosegue chiedendosi “se domani ci saranno un certo numero di bambini ebrei che chiederanno insegnamento della loro religione cosa si dirà loro? E se ci saranno bambini buddisti?». La scuola - è la lucida conclusione di Luzzatto - «non è né cattolica, né ebraica, né protestante, né islamica: semplicemente, dovrebbe prestare attenzione al fenomeno e al bisogno religioso e farlo studiare ai bambini.» Anche il portavoce nonché vicepresidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, apre alle proposte di Martino purché l’insegnamento della religione - quale essa sia - resti facoltativa per gli studenti.

Diviso sulla questione il mondo cattolico: l’intramontabile Baget Bozzo valuta come irrealizzabile la proposta vaticana: “Mi meraviglia - dichiara - che il Cardinale sappia così poco dell’Islam. Il Corano non può essere insegnato dallo Stato laico. Sarebbe come, per fare un esempio, se lo Stato prov­vedesse alla comunione, per noi cattolici. L’Islam si studia all’interno dell’islam, e il Corano si impara a memoria, perché è parola di Dio in senso letterale». Più interlocutorio il vescovo di Lamezia Terme, Luigi Cantafora. Ritiene, come che sia, che l’insegnamento del Corano comunque rappre­senti una testimonianza di «rispetto reciproco».

Pochi peraltro i politici che, sotto elezioni, decidono di spendersi in commenti e considerazioni. Fa eccezione - e si spera che parli a nome dell’Unione – il segretario di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti: «L’insegnamento della religione già da ora dovrebbe essere l’insegnamento delle religioni perché in una scuola degna di questo nome dovrebbe essere dovere di tutti insegnare i fondamenti del cristianesimo come dell’islamismo, dell’ebraismo come dell’induismo».