IL GIORNO, 24 marzo 2006
Maryam, giovane
milanese in moschea
MILANO - Maryam ha 14 anni, è una ragazzina in jeans e scarpe da ginnastica. Frequenta il primo anno al Liceo Classico Manzoni. Suo padre, Gianenrico 'Abd al-Sabur Turrini, è un imprenditore, presidente di una società immobiliare, convertito tredici anni fa all’Islam e oggi direttore generale della Co.Re.Is., la Comunità Religiosa Islamica Italiana, la sui sede nazionale si trova a Milano. Maryam è una ragazzina come tante altre, conscia però di essere una delle prime ragazze italiane musulmane, di seconda generazione. Ma Maryam è un caso raro, non tanto per la sua religione ma perché è la figlia quasi perfetta per un genitore: va bene a scuola, le piace leggere, non ama mettersi in mostra e non litiga neppure con la sorella di nove anni. Su internet non ci va per chattare ma per dialogare con altri ragazzi del gruppo Children for Abram. “Abbiamo tutti tra i 16 e i 18 anni e apparteniamo a religioni diverse. Ci sono ebrei musulmani e cattolici. Parliamo soprattutto dei problemi di attualità, fatti che creano contrasti, delle barriere che andrebbero eliminate. Ci facciamo domande reciproche sulle diverse usanze”. Ma si sente una diversa? “E ovvio che io abbia qualcosa di diverso, non c’è nessun altro musulmano nella mia classe; i miei compagni sono spesso curiosi su cose come il Ramadan, mi chiedono se faccio fatica ma io gli rispondo che per me è assolutamente normale, non ho nessun problema e non influenza in nessun modo il mio rendimento scolastico; poi mi chiedono come si svolge il matrimonio, sono curiosi di sapere del velo, che non è un obbligo se non durante le preghiere”. La giornata tipo? “Come tutti i musulmani devo pregare cinque volte al giorno. All’alba mi alzo, faccio la preghiera, mi preparo e vado a scuola. Quando torno a casa faccio la preghiera, pranzo e studio. Come tutti i ragazzi della mia età vedo le amiche, a volte capita che vengano loro da me o io vada da loro. Vado al cinema, guardo la tv e leggo. Mi piace approfondire la mia conoscenza della religione. Sono stata abituata in famiglia a coltivare la mia spiritualità”. Alla sua età molte ragazzine hanno il primo amore, spesso nato proprio tra i banchi di scuola. Arrossisce. Fa cenno di no con la testa. E la minigonna? “Non ci tengo. Non ne sento il bisogno. La religione musulmana è molto legata al concetto di decoro della persona, quindi ho molta più attenzione per l’abbigliameto ma non è così diffiile vestirsi in modo decoroso. Anche tante ragazze non musulmane prestano attenzione al poprio modo di vestire senza mettersi in mostra”. E al mare? “Metto il bikini, ma dipende dal contesto. Ovvio che al mare nella tradizione occidentale si usi mettere il costume”.
Allora chiediamo al padre se c’è qualcosa che nega a sua
figlia. Se una volta le ha dovuto dire “no, questo non si fa”. “Mai fatti
divieti particolari. Una volta che si inquadra ciò che è lecito e non lecito
ognuno diventa arbitro di se stesso. Vi è un’adesione naturale al modo di
vivere”. Chissà se Maryam ha mai pensato di non essere più musulmana. “No -
risponde decisa - ci tengo alla mia religione”. Ma sei curiosa rispetto alle
altre religioni? “Molto. In classe c’è una ragazza ebrea e con lei parlo molto
di temi religiosi, anche comuni. Abbiamo anche fatto una lezione su Israele e
sulla questione palestinese. Abbiamo parlato della necessità di un maggior dialogo
tra le religioni”. I nonni di Maryam sono cattolici.
“Dopo la sorpresa della conversione i miei genitori hanno
accettato e andiamo molto d’accordo” racconta il papà. E a Pasqua e Natale?
“Non vado a scuola, come tutti. E l’occasione di stare insieme ai parenti. A
Natale i nonni ci fanno dei regali ma capita anche che io ne faccia e ne riceva
dalle mie amiche”. Ma davvero non litighi mai con tua sorella? “Sì, ma per cose
normali, come chiunque altro”.