LA REPUBBLICA, 27 aprile 2006
“trasmissioni
tv per l’Islam italiano”
ROMA - Ultima riunione della Consulta islamica sotto la
“reggenza” del ministro Pisanu. Ma una riunione proficua perché - al di là dei
ringraziamenti al titolare degli Interni per l’impegno politico dimostrato nel
varare il primo organismo che rappresenta i musulmani d’ltalia - si sta
profilando la preparazione di una piattaforma su cui la Consulta discuterà con
il governo Prodi.
L’obiettivo di tutti è di lavorare
per la “costruzione di un Islam italiano unitario e pluralista, fondato sui
valori religiosi e culturali, ma anche sulla piena accettazione degli
ordinamenti politici e delle leggi italiane”. La segreteria tecnica della
Consulta avrà una sua sede (in via Urbana 6, a Roma) ed è lì che a maggio si
ritroveranno i sedici rappresentanti islamici per stilare tra di loro l’agenda
dei temi da affrontare nel dettaglio con il prossimo governo.
Scuola, casa, lavoro sono ai primi
posti. Si tratta, spiegano i partecipanti alla riunione di ieri, di stabilire
regole trasparenti nell’assegnazione di case da parte delle amministrazioni comunali
per non creare pesanti discriminazioni nei confronti dei lavoratori immigrati.
Per il lavoro si domanda la definizione di un canale di collocamento che
strappi gli immigrati al ricatto dell’impiego nero. Nei luoghi di lavoro
potrebbero essere poi pattuite regole per l’osservanza dei riti islamici. Sulla
scuola sono in piedi opzioni diverse: l’Ucoii propone l’insegnamento della
religione musulmana nelle scuole pubbliche (ipotesi a cui si è detta favorevole
a certe condizioni anche la Cei), mentre altri preferiscono pensare a scuole
parificate, “come quelle ebree o cattoliche”, specifica Yahya Pallavicini della
Co.Re.Is. Nel frattempo si potrebbero creare istituti che forniscano elementi
di cultura islamica ai docenti dell’insegnamento religioso cattolico.
Altro obiettivo è la formazione di
imam “non più autodidatti o importati - spiega Pallavicini – ma capaci di
parlare in italiano, istruiti sia nei principi religiosi islamici che nella
cultura occidentale”. Il modello è la Francia, dove il sistema universitario
assicura la formazione degli imam.
Avanza la richiesta di ottenere
dalla Rai uno spazio autogestito di religione e cultura, simile alle
trasmissioni mandate in onda a cura delle Chiese protestanti o della Comunità
ebraica. Altri punti da discutere il ricongiungimento delle famiglie e la
semplificazione delle norme per la cittadinanza. Per i nuovi arrivati gli
stessi rappresentanti musulmani concordano sulla necessità della conoscenza di
elementi fondamentali della lingua, della cultura italiana e del nostro sistema
giuridico. Norme più snelle dovrebbero essere previste per i figli nati in
Italia. Rispetto alla riunione del marzo scorso il clima è parso molto più
costruttivo. Allora specie all’esterno si volle dare l’impressione di una
spaccatura tra chi ripudiava il terrorismo e legittimava Israele e chi puntava
soprattutto su una “piattaforma sindacale”. Girava in alcuni media lo spettro
di una “entità islamica” all’assalto dell’Italia. La bolla si è sgonfiata.
Nella riunione di ieri si è osservato un minuto di silenzio per le vittime di
Dahab ed è stata ribadita la “dura condanna di ogni forma di terrorismo e di
violenza politica”.
A cura di Marco Politi