LA DISCUSSIONE, 29 aprile 2006

 

Ebrei e musulmani vicini alle famiglie

 

Roma – “Esprimiamo il nostro più sentito cordoglio ai famigliari dei tre militari italiani dell’Arma dei carabinieri e dello Stato maggiore dell’Esercito caduti in un attentato a Nassiriya, in nome della pace e della libertà tra i popoli, in una missione di pace”. Con queste parole Riccardo Pacifici, a nome della Comunità ebraica di Roma, si rivolge alle forze armate, all’Arma dei carabinieri, al Ministro della Difesa e al presidente del Consiglio, rinnovando – dice un comunicato – la stima per il lavoro che costantemente svolgono le forze dell’ordine ed i carabinieri, “a difesa delle istituzioni ebraiche in tutta Italia ed a rischio della propria vita”.

“Non è l’Islam che provoca queste atrocità, come non sono state le religioni a provocare le guerre che si sono susseguite. Non bisogna addossare alla religione questa criminalità”. Il presidente della Co.Re.Is., la Comunità religiosa islamica italiana, Shaykh Abd al-Wahid Pallavicini commenta così l’attentato. “Il Corano – sottolinea Pallavicini – dice che uccidere un uomo è come uccidere tutti e salvarne uno è come salvarli tutti. Non c’è conflitto tra le religioni”.