LA REPUBBLICA, 10 giugno 2006

 

Ebrei e islamici insieme in moschea.

Critiche sull’assenza della Curia.

 

Questa volta, ad aprire le porte della loro casa sono i rappresentanti della comunità religiosa islamica italiana. A un anno di distanza dall’incontro nella sinagoga di via Guastalla, la comunità ebraica è stata ospitata per la prima volta in una moschea. “Un primo passo nel cammino verso il dialogo”, commentano tutti. Ma la Coreis lamenta l’assenza di un rappresentante ufficiale della curia: “Un affronto anche verso i nostri fratelli ebrei - dice il presidente Abd al-Wahid Pallavicini - Era stato invitato un rappresentante ufficiale della chiesa anche se non rientrava nell’ambito delle comunità religiose minoritarie. Evidentemente ci sono ancora delle riserve”. Ma don Gianfranco Bottoni, responsabile per l’ecumenismo e il dialogo religioso risponde: “Non abbiamo ricevuto un invito per un incontro tra la Comunità islamica e quella ebraica, ma la comunicazione che Pallavicini, il rabbino capo e il sindaco si sarebbero trovati in moschea e si chiedeva che ci fossimo anche noi. In ogni caso non ci facciamo convocare da nessuno: un incontro qualificato non si improvvisa, ma si prepara insieme”.

La giornata si è comunque svolta in un clima di amicizia. In via Meda, in un ex capannone industriale che i rappresentanti e della comunità islamica italiana stanno trasformando in una moschea ancora in costruzione, il muezzin intona la preghiera del venerdì. Un venerdì speciale, che tra poche ore si trasformerà nello shabbath, il sabato ebraico. Ad assistere c’è il rabbino capo Alfonso Arbib, il suo predecessore e presidente della consulta rabbinica italiana Giuseppe Laras che parlano “di un dialogo da coltivare ogni giorno”; c’è il presidente della comunità Leone Soued e altri consiglieri tra cui Sara Modena e Yoram Ortona; ci sono l’assessore provinciale alla Cultura Daniela Benelli e Giulio Gallera (Fi). C’è anche monsignor Franco Buzzi, ma “a titolo personale. Con la mia presenza voglio sottolineare la necessità che la comunità religiosa islamica italiana venga introdotta e si integri nella nostra società come rappresentante di un islamismo moderato che vuole la pace”. Tanti i messaggi che sono arrivati: dal presidente della Repubblica a quello della Camera, dal ministro degli Esteri al console degli Stati Uniti a Milano Deborah Graze. Ma nessun segno è arrivato dalla curia dice Pallavicini: “La motivazione pretestuosa è stata quella di imputare alla Coreis la sua assenza nel forum delle religioni. Probabilmente la maggioranza pensa di avere più ragioni della minoranza” Il figlio, l’imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini smorza i toni: “E’ un un peccato aver perso questa occasione, anche se don Bottoni e l’arcivescovo Tettamanzi sono con noi nell’impegno di promuovere il dialogo e l’incontro, e sarebbe bene che la sinergia a tre si configurasse in modo più compiuto”. Ma proprio Bottoni spiega: “La Coreis non rappresenta tutto il mondo islamico e comunque questa doveva essere la restituzione di una visita precedente.

Abbiamo accertato che il sindaco non sarebbe andato all’incontro e non avrebbe mandato un rappresentante e noi tutti eravamo impegnati. In ogni caso non ci siamo mai lamentati del fatto che la Coreis non si fosse presentata all’incontro pubblico del forum delle religioni alla cui formazione aveva per altro contribuito per anni”.