IL
CORRIERE DELLA SERA, 21 agosto 2006
Musulmani
d’Italia in rivolta:
ci
dissociamo, intervengano i pm
ROMA - Quel manifesto dell’Ucoii
che ha equiparato gli israeliani ai nazisti lo strapperebbero parecchi fratelli
di Islam. Tra gli altri 15 rappresentanti della Consulta per il dialogo
interreligioso creata nel novembre 2005 dall’allora ministro per l’interno
Beppe Pisanu, variano i toni ma resta ferma la sostanza: è stata una iniziativa
orribile e infame.
“Che Israele abbia risposto con
rappresaglie esagerate alle provocazioni palestinesi e libanesi non può essere
certo negato”, ragiona Mario Scialoja ex ambasciatore e rappresentante in
Italia della Lega musulmana mondiale. “Ma ciò non giustifica assolutamente il
paragone fatto dall’Ucoii, inammissibile, assurdo e vergognoso”. Nessuna
solidarietà per quel proclama. “Tuttavia non c’è da sorprendersi per certi
atteggiamenti di chi rappresenta la filosofia politica dei fratelli musulmani
che non riconoscono lo stato di Israele”. Sulla richiesta di espulsione dalla
Consulta però Scialoja si tira indietro: “Non spetta a me, sarà il ministro
Amato a provvedere come crede”.
Più intransigente Souad Sbai,
presidente delle donne marocchine in Italia: “Sederci allo stesso tavolo con
loro ci dà fastidio, adesso. Quelli dell’Ucoii sanno di essere in minoranza,
perciò vogliono rovinare tutto. Ci dissociamo completamente dalla loro
iniziativa che è pura istigazione all’odio e al razzismo, un gesto da sciacalli
in un momento così delicato”. Cercheranno di passare per vittime, pensa Souad,
eppure non devono passarla liscia: “Se una cosa simile l’avesse fatta un
italiano, adesso la magistratura sarebbe già intervenuta. Che aspettano? E
spero che nemmeno Amato sia disposto a passarci sopra. Purtroppo molti di noi
sono via, altrimenti chiederemmo una riunione urgente”.
La
pagina a pagamento dell’Ucoii ha disgustato pure Yahya Sergio Pallavicini,
vicepresidente e Imam della Coreis (Comunità Religiosa Islamica Italiana) di
Milano: “Ancora una volta si confonde la religiosità con la politica. La
stragrande maggioranza di noi musulmani è stufa di essere identificata o come
terrorista o come vittima di terrorismo. Partecipiamo ai valori universali e ci
sentiamo cittadini italiani”. Doppiamente dannosa, la trovata. “Perché ci mette
in conflitto con la comunità ebraica italiana con cui abbiamo un ottimo
rapporto, un dialogo profondo e un affetto sincero”. Sull’eventuale sanzione
ritiene che dovrà decidere Amato: “Non saremo noi a richiedere l’espulsione dei
brutti e cattivi”. Ejaz Ahmad, pakistano, è un altro membro della Consulta per
l’Islam italiano. Dice: “Condanno fortemente quel gesto, questo organismo è
nato proprio per favorire il dialogo tra le culture e i popoli, Israele
compreso. L’Ucoii non è la vera voce dell’Islam, non so nemmeno perché li
abbiamo chiamati nella Consulta visto che dovremmo esserci solo noi moderati.
Cacciarli via forse è troppo, però devono cambiare atteggiamento”.
L’equazione
ebrei uguale nazisti teorizzata dall’Ucoii è inaccettabile per Abdel Hamid Al
Shaari, presidente dell’Istituto islamico di viale Jenner, a Milano, che non fa
parte della Consulta e nemmeno la riconosce: “L’hanno creata senza chiederci un
parere, è meglio di niente però non ci importa chi c’è e chi viene buttato
fuori. Noi di viale Jenner siamo i cattivi, non lo sa?”. Sulla questione questa
è la sua idea: “Gli israeliani sono un popolo che ha sofferto ed è stato perseguitato,
che ha subito l’Olocausto. Dovrebbe essere più sensibile verso un altro popolo
che soffre, come quello palestinese”. Premesso ciò “la visione dell’Ucoii è
forse un po’ eccessiva, io non conteggerei i morti ma cercherei una soluzione
per la pace. Di guerre e sangue siamo tutti stanchi”.