AVVENIRE, 24 agosto 2006
Caso Ucoii
tra accuse e dissociazioni
ROMA. Il “caso Ucoii”
approda oggi al primo dei due incontri convocati dal Viminale. Del “manifesto
anti-lsraele” diffuso all’Unione delle comunità e organizzazione islamiche in
Italia parlerà infatti il Comitato contro la discriminazione e
l’antisemitismo. E mentre un coro di politici esorta a escludere l’Ucoii alla
Consulta per l’Islam (la riunione è in programma per lunedì 28), la Comunità
religiosa islamica chiede l’intervento del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano per combattere l’“islamofobia”. La Coreis ha subito preso le
distanze dal documento firmato dall’Ucoii. Eppure nelle polemiche tutto si
mischia, si “confonde l’Islam con l’immigrazione”, denuncia l’associazione, e
nel dibattito entra anche la questione della cittadinanza. Il gruppo guidato da
Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini si dice “fortemente preoccupato” da “richieste
da alcuni avanzate”, come quella di “abiurare la religione islamica”. Propone
invece una serie di iniziative per favorire l’integrazione, come “la
realizzazione di un’Accademia di studi islamici gestita da italiani musulmani”
per formare i futuri imam, e il riconoscimento giuridico della Coreis come
“ente di culto”. Parla di cittadinanza anche Pier Ferdinando Casini. “Se si
accettano posizioni come quelle dell’Ucoii - dice il leader dell’Udc - non
avremo più credibilità a richiedere un’ordinata convivenza nel nostro Paese”.
Concorda Rocco Buttiglione, dal Meeting di Rimini: “Guardando alla vicenda,
sarei dell’idea di proporre una norma in base alla quale i non cittadini che
fanno politica vanno rimandati a casa”. Mentre An, tramite il portavoce Andrea
Ronchi, torna a proporre l’esclusione del presidente Mohamed Nour Dachan dalla
Consulta. “Questa organizzazione deve essere messa al bando”, attacca Maurizio
Gasparri, chiedendo l’applicazione della legge Mancino per propaganda
antisemita. Intanto continuano le polemiche sulla presunta richiesta di
candidatura fatta dal Pdci a Hamza Piccardo, segretario dell’Ucoii. “Mai”
formulata, precisa il segretario Oliviero Diliberto con una lettera pubblicata
ieri dal “Corsera”.