IL MANIFESTO, 25 agosto 2006
Amato
condanna ma non espelle
“Assimilare Israele al nazismo e
al fascismo” è “inammissibile e distorsivo”. Viola “un sentimento fondante
della democrazia italiana ed europea, vaie a dire l’esecrazione per
l’Olocausto, quale sterminio, programmato e lucidamente perseguito, di chiunque
fosse di religione ebraica, per ciò stesso incomparabile con qualunque altro
evento del nostro tempo”. E’ la condanna netta che il Comitato contro la
discriminazione e l’antisemitismo ha espresso in una nota al termine della
riunione convocata ieri ai Viminale da Giuliano Amato per decidere quali
provvedimenti prendere nei confronti dell’Ucoii (Unione delle comunità
islamiche in Italia) dopo l’inserzione a pagamento su alcuni quotidiani
italiani in cui l’organizzazione religiosa stabiliva l’equiparazione
Marzabotto=Gaza=Fosse Ardeatine=Libano”. Una stigmatizzazione non solo del
comunicato dell’Ucoii, ma anche dell’inserzione apparsa ieri sull'Herald
Tribune in cui una grande multinazionale araba con sede in Kuwait ha
risposto a George Bush rivolgendo l’accusa di fascismo agli israeliani. Parole
che producono solo “ostilità e intolleranza”, contrastano “le ragioni del
dialogo, ancora più minacciate nell’attuale delicata situazione del
Medioriente”. Secondo il Comitato c’è una “preoccupante coincidenza tra
movimenti estremisti di tendenze opposte” rivelata dalla “recente
intensificazione di episodi di antisemitismo”. Amato però, recependo l’invito
dello stesso presidente dell’Ucei (Unione delle comunità ebraiche italiane)
Renzo Gattegna che ha partecipato alla riunione, non chiederà alla Consulta
islamica di espellere l’Ucoii per non soffiare sul fuoco e tenere aperto un
canale di dialogo “senza escludere alcuna parte, purché nel rispetto
reciproco”. Alla Consulta però (alla quale ieri anche la comunità degli sciiti
italiani ha chiesto di essere ammessa) chiederà, nella riunione di lunedì
prossimo, di affermare con chiarezza “la volontà di concorrere alla vita
nazionale nel rispetto dei valori e dei principi della convivenza civile”. “Se
il ministro Amato ci vuole richiamare faccia pure, ma dovrebbe farlo solo con
chi prima lancia il sasso poi nasconde la mano - dice Yahya Sergio Pallavicini,
vicepresidente Coreis, e membro della Consulta islamica - Sono stato ricevuto
dal ministro prima di Gattegna, con il quale ho un nemico comune:
l’antisemitismo e l’islamofobia. Il problema non si pone tra forze responsabili
e autenticamente religiose. Mio padre ha combattuto contro i nazisti, per me
queste equazioni banali e falsi storici sono solo un uso ambiguo
dell’antifascismo per demonizzare Israele. A questo punto nessuno ci era mai
arrivato”. “Quel documento in apparenza è solo una critica allo stato di
Israele, ma incita all’odio indiscriminato verso gli ebrei e allo Stato perché
ebraico - dice Renzo Gattegna - Ma offende la memoria di tutti. Il razzismo
deve essere combattuto in tutte le sue forme, a cominciare dal pregiudizio
antiislamico”.