SECOLO D’ITALIA, 26 agosto 2006

 

Carta dei principi, l’Ucoii sfida Amato

 

ROMA. L’Ucoii non firmerà la carta che lunedì mattina il ministro dell’interno Giuliano Amato sottoporrà ai componenti della Consulta islamica.

L’anticipazione è di Hamza Piccardo, porta-voce dell’unione delle comunità islamiche, l’organizzazione che nei giorni scorsi con un annuncio a pagamento aveva paragonato le vittime delle bombe israeliane a quelle delle stragi naziste. Nella Carta dei principi che verrà sottoposta da Amato alla Consulta, si specifica l’unicità e irripetibilità dell’Olocausto, aspetto sul quale l’organizzazione ha da eccepire, come anticipato dal Corriere della sera.

“Non firmerò - ha detto Piccardo - non si può prendere il nazismo come spartiacque. L’Olocausto non è né unico, né irripetibile. Magari lo fosse. Chiedetelo agli armeni. L’umanità, purtroppo, si è macchiata di tragedie immani in tutta la sua storia. Da quando Caino ha ucciso suo fratello Abele. Che cosa significa firmare che questo non è accaduto e non accadrà mai più?”. “Non firmerei – aggiunge - a meno che non fosse solo una speranza. Ma vorrebbe dire pensare che l’umanità ha capito. Invece non è cosi”. Sull’esistenza dello Stato di Israele Piccardo ha detto, “io lo vorrei uno stato democratico, dove possano vivere ebrei, musulmani, palestinesi, atei, senza connotati religiosi; invece è in mano a una lobby militare che trae dalla guerra la sua forza”.

Una nuova grana per Amato che, secondo le anticipazioni, vorrebbe mettere in riga l’associazione più oltranzista del panorama islamico nazionale, anche se non sarebbe ancora intenzionato ad escluderla dalla Consulta.

Sull’argomento, nei giorni scorsi Andrea Ronchi ha espresso la posizione di An: “Bisogna evitare il pericolo che chi si fa portatore di certe tesi - ha spiegato il portavoce del partito - voglia introdurre in Italia il terrorismo islamico”. Per queste ragioni, Ronchi ha invitato il ministro Amato “di cui stimiamo l’intelligenza, a constatare che l’Ucoii con le sue affermazioni aberranti si è di fatto autoesclusa da un organismo democratico come la Consulta islamica, nella quale bene aveva fatto Pisanu a includerla”. Il portavoce di An ha poi ricordato che la strada migliore è rappresentata dal proseguimento “del lavoro diplomatico avviato da Gianfranco Fini in Medio Oriente” con il nostro Paese nel ruolo strategico di “Strumento di pace, secondo il principio di “due popoli due Stati”., affermando, oltre il diritto dei palestinesi, il diritto di Israele all’esistenza e ad avere confini sicuri, cosa che purtroppo dimentica la sinistra radicale, le cui idee, purtroppo, spesso rischiano di collimare con quelle del fondamentalismo islamico”.

Lunedì prossimo la Consulta, ma tra gli islamici moderati sorgono perplessità nei confronti del ministro dell’interno, come osserva Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vicepresidente della Comunità religiosa islamica (CO.RE.IS.). “La nostra posizione? Abbiamo sempre mantenuto un fedele orientamento a questi valori universali e alla manifestazione dei principi universali della religione islamica e di convivenza civile e di dialogo interreligioso. Sotto questo aspetto siamo dunque in piena sintonia e diamo pieno sostegno al ministro Amato per la necessità di fare chiarezza su questi valori”.

Ma c’è un punto che non convince assolutamente Pallavicini: “Trovo fuorviante e inopportuno che siamo chiamati a giurare fedeltà a questi valori universali proprio noi che non l’abbiamo mai messi in discussione”. Insomma il vicepresidente del CO.RE.IS. non apprezza la mancanza di coraggio di Amato: “Siamo in sedici, ma questa discussione è nata solo da uno dei membri della Consulta che ha voluto rinnovare le proprie posizioni antisemite e antisioniste. Mi chiedo? Se uno dei consiglieri si e comportato male, perché Amato non lo richiama direttamente senza tirare in ballo le altre quindici associazioni?”. Secondo Pallavicini, “il ministro farebbe benissimo a pretendere le scuse e la condanna del comportamento dell’Ucoii, ma così come anticipato sembra che per colpa di uno, tutti e sedici debbano sottoscrivere il documento del comportamento del buon musulmano in Italia”. Pallavicini spiega che non ne fa un problema di sostanza ma di forma: “Si deve giustificare chi propugna certe teorie? Devo firmare fedeltà alla Repubblica? Non ho problemi a farlo, ma proprio io che sono ufficiale dell’esercito in congedo? La mia lealtà alla Repubblica io l’ho già giurata”.

In merito alle anticipazioni di Piccardo, che si dice indisponibile a firmare il documento, il numero due del CO.RE.IS. è categorico: “Non firma? Questo dimostra la sua inadeguatezza a stare nella Consulta. Ma sia chiaro, io non ho problema ad aderire in linea di principio. Mi lascia perplesso il metodo, altrimenti si crea un brutto precedente e una pericolosa generalizzazione”. Il richiamo va fatto alla singola organizzazione, dunque, sempre che Amato abbia la volontà e il coraggio. “Non so che cosa succederà lunedì - conclude Pallavicini - ma invito il ministro a non generalizzare e ad affinare il metodo senza creare situazioni imbarazzanti”.

In attesa della riunione Consulta, Radio Radicale si è messa a disposizione per la trasmissione in diretta dei lavori. “La pubblicità e il contraddittorio - si legge in una nota - sono strumenti di democrazia e libera circolazione delle idee. Anche noi riteniamo importante che il dibattito esploso in questi giorni all’interno dell’Islam italiano possa essere conosciuto dal maggior numero possibile di persone, grazie alla convocazione della Consulta islamica prevista per lunedì prossimo. Per questo Radio Radicale si rende disponibile fin da ora, come fa da 30 anni per il Parlamento e i congressi di tutti i partiti, a trasmettere nella sua integralità i lavori della Consulta islamica su tutto il territorio nazionale”. Nella nota, Radio Radicale si dice disponibile, “qualora Amato decidesse di assicurare la pubblicità dei lavori” alla registrazione, alla trasmissione e a renderli disponibili permanentemente sul proprio sito internet.