LA STAMPA, 25 settembre 2006

 

Il Papa ricuce lo “strappo”.

Oggi summit coi musulmani

 

Benedetto XVI gioca la carta della “ostpolitik” verso i musulmani. Dopo le violente contestazioni per le sue parole sull’Islam, Joseph Ratzinger tenta di riannodare i fili del dialogo e fa ricorso ad un’iniziativa senza precedenti: il Papa riunisce a Castel Gandolfo gli ambasciatori dei paesi musulmani e i membri della Consulta islamica d’Italia. “Non si tratta di una riedizione dei meeting islamo-cristiani e delle preghiere comuni per la pace di Assisi ma di un vertice più politico, per appianare divergenze e incomprensioni seguite al discorso papale di Ratisbona”, spiegano in Curia. Un salto in avanti lungo la linea della conciliazione che vede mobilitati i dicasteri vaticani e le rappresentanze della Santa Sede in Asia e Africa. Una controffensiva diplomatica del “ramoscello d’ulivo” coordinata dal segretario di Stato Tarcisio Bertone e dal ministro degli Esteri Dominique Mamberti, che sta mettendo a frutto la rete di relazioni personali degli anni trascorsi nelle nunziature in Algeria e Sudan.

Il summit odierno rappresenta il passo più deciso che il Papa compie per chiarire la propria posizione sull’Islam. Dopo l’“Angelus” al rientro dal viaggio in Baviera e la precisazione nell’udienza generale di mercoledì, Benedetto XVI ha chiesto di discutere con i rappresentanti del mondo musulmano, in vista del viaggio in Turchia, previsto a fine novembre. Un’udienza insolita, preparata in fretta e furia dalla Segreteria di Stato. È la prima volta che il Pontefice chiama all’appello i diplomatici islamici accreditati in Vaticano ed è da record anche la velocità con cui è stato fissato in calendario il summit. Tempi rapidissimi, segno dell’alta tensione Oltretevere per l’emergenza Islam. Alla riunione, che si apre alle 11,45 nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico, non partecipano, però, gli ambasciatori di Siria, Qatar e Sudan (dove infuriano persecuzioni anticristiane). “L’iniziativa del Papa è molto positiva e contribuirà a sgombrare il campo dagli equivoci e a portare chiarezza sulle polemiche – commenta Bambang Prayitno, rappresentante diplomatico dell’Indonesia, la più popolosa nazione musulmana -. E’ un importante gesto distensivo verso l’Islam”. La Santa Sede gode dello statuto di osservatore presso la lega Araba (che ha sede al Cairo) e mantiene relazioni diplomatiche con i Paesi a maggioranza musulmana, ad eccezione dell’Arabia Saudita. Saranno faccia a faccia con il Pontefice pure i membri della Consulta, come il presidente dell’Ucoii, Mohamed Nour Dachan. Yahya Pallavicini, vicepresidente della Coreis, la comunità religiosa Islamica italiana, consegnerà al Papa un “documento per un nuovo dialogo”, da estendere anche al mondo ebraico, affinché “questa udienza straordinaria sia l’inizio di una serie di incontri per intellettuali musulmani, cristiani ed ebrei, che il Papa possa regolarmente riunire, per discutere non solo di aspetti teologici e filosofici ma anche di questioni legate all’attualità”. E Mario Scialoja, portavoce in Italia della Lega musulmana mondiale, tende la mano a Joseph Ratzinger alla vigilia, del vertice: “immagino che il Papa voglia ribadire il suo rispetto verso l’Islam e la volontà di dialogo. Ma per me la questione era già chiusa”. L’incontro si aprirà con un intervento del ministro vaticano per i rapporti con le altre fedi Paul Poupard, poi prenderà la parola Benedetto XVI che, secondo quanto si apprende in Curia, farà riferimento ai principi conciliari sul dialogo interreligioso e riaffermerà la propria stima e il rispetto reciproco tra cristiani e musulmani che “dalla comune testimonianza dell’unico Dio traggono volontà per collaborare e promuovere insieme giustizia, valori morali, pace e libertà”. In Vaticano si respira un moderato ottimismo (“contiamo che ciò serva a rasserenare gli animi”, evidenziano Oltretevere) e il clima è di fiduciosa attesa. “Nessuna religione ha niente da temere dal cattolicesimo e dal Papa - getta acqua sul fuoco il cardinale Renato Martino, presidente del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace -. Il nemico comune di ogni credente è una ragione senza Dio, che, pur affascinando per i suoi successi scientifici e tecnici, minaccia il patrimonio religioso di tutta l’umanità”.