CORRIERE ADRIATICO, 26 settembre 2006

 

“Non c’è futuro di pace senza dialogo”

 

CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa cerca di aprire un nuovo capitolo nel dialogo con l’ Islam e superare definitivamente le polemiche innescate dal fraintendimento della sua “lectio magistralis” del 12 ottobre a Ratisbona. Invitati a Castel Gandolfo esponenti dell’Islam d’Italia e diplomatici dei Paesi a maggioranza musulmana accreditati presso la Santa Sede (hanno accettato tutti, tranne il Sudan) non torna sui malintesi (“ben note - dice - sono le circostanze che hanno motivato questo nostro appuntamento”) ma guarda avanti, alle sfide aperte per i credenti, in un mondo relativista che ha smarrito il senso della trascendenza.

Il rispetto dell'identità - Nella Sala degli Svizzeri della residenza estiva dei papi, dove i diplomatici sono giunti con le proprie macchine e gli esponenti italiani con un pulmino partito dal Vaticano, Benedetto XVI offre alla riflessione dei presenti alcuni punti precisi: non c’è futuro di pace senza dialogo tra cristiani e musulmani; questi, nel rispetto dell’identità di ciascuno, devono imparare a “lavorare insieme per evitare ogni forma di intolleranza e opporsi a ogni manifestazione di violenza” ed è “doveroso” che i rispettivi leader politici e religiosi li incoraggino ad “agire così”. La “Magna Charta” - Da parte sua ribadisce “stima e profondo rispetto per i credenti musulmani” e cita ampiamente quella che definisce la “Magna Charta per la Chiesa cattolica del dialogo islamo-cristiano”, la dichiarazione conciliare Nostra Aetate, e il proprio discorso ai rappresentanti musulmani tenuto a Colonia nell’agosto 2005. Si richiama al predecessore Giovanni Paolo II e lo fa con il “memorabile discorso ai giovani di Casablanca” in cui papa Wojtyla osservava che “il rispetto e il dialogo richiedono la reciprocità in tutti i campi, soprattutto per quanto concerne le libertà fondamentali e più particolarmente la libertà religiosa.

Un discorso in francese – Il discorso che il Papa pronuncia in francese è immediatamente fornito anche nelle versioni araba, inglese e italiano; e sarà pubblicato in arabo anche sulla prima pagina dell’Osservatore romano. Per l’Islam ci sono 22 rappresentanti diplomatici e 16 esponenti italiani. I Paesi rappresentati sono Kuwait, Giordania, Pakistan, Qatar, Costa d’Avorio, Indonesia, Turchia, Bosnia Erzegovina, Libano, Yemen, Egitto, Iraq, Senegal, Algeria, Marocco, Albania, Lega Stati Arabi, Siria, Tunisia, Libia, Iran e Azerbaigian. La consulta islamica italiana è quasi al completo e sono rappresentati anche il Centro islamico culturale d’Italia e l’Ufficio della lega musulmana mondiale. Le immagini della cerimonia vengono trasmesse anche dalla tv del Qatar al Jazeera.

Il nuovo inizio - Un “nuovo inizio” per il dialogo tra Islam e Chiesa cattolica, che riprende ora “con più vigore” dopo le polemiche seguite al discorso di papa Ratzinger all’università di Ratisbona. Dai musulmani invitati ieri a Castel Gandolfo dal pontefice arriva un giudizio positivo sull’incontro. Il presidente dell’Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia), Mohammed Nour Dachan, ha consegnato ieri al Papa un documento con un appello a Benedetto XVI affinché patrocini la quinta Giornata del Dialogo Cristiano-Islamico, in programma nell’ultimo venerdì di Ramadan, il 20 ottobre. “L’incontro - spiega Dachan - è il segno di una volontà di dialogo che non può e non deve essere disattesa e che ci trova sempre pronti nell’interesse della nostra comunità e del Paese in cui viviamo”.

La ripresa del cammino – Per il rappresentante in Italia della lega musulmana mondiale, l’ambasciatore Mario Scialoja, l’incontro di ieri segna la “ripresa di un cammino che era stato interrotto a seguito dell’incidente di Ratisbona, tra l’altro ingigantito da una parte del mondo islamico al di là di ogni ragionevole misura”. Abdellah Redouane, segretario generale del Centro culturale islamico di Roma, parla di “nuova tappa”. L’incontro, spiega, “è andato benissimo: si tratta del passo più importante dopo una serie di chiarimenti seguiti al discorso di Ratisbona. Abbiamo superato le tensioni e ora dobbiamo intensificare le iniziative, sia da parte musulmana che cristiana, per favorire il dialogo tra le due grandi religioni. Che è importante per la serenità del mondo intero”.

La soddisfazione della Consulta - Reazioni soddisfatte arrivano anche da altri membri della Consulta per l’Islam italiano. Suad Sbai, presidente dell’Associazione delle donne marocchine in Italia, rileva che il Papa “ha ribadito la profonda stima che nutre per i credenti musulmani e ha sottolineato l’importanza della libertà religiosa. Per noi dunque - prosegue - è un buon inizio per affrontare il discorso del reciproco rispetto e del diritto di reciprocità”. Il portavoce della Coreis (Comunità religiosa islamica) Yahya Sergio Pallavicini guarda al futuro. “Ora - osserva - bisogna far seguire questo incontro da nuovi passi perché è in gioco la qualità del dialogo non solo tra Islam e Cristianesimo ma anche tra oriente e occidente”.