LA REPUBBLICA, 3 ottobre 2006
Consulta
islamica, il test di Amato
ROMA - È la prova del nove per le prospettive di un Islam
italiano. Convocata dal ministro Amato, la Consulta islamica torna a riunirsi
oggi pomeriggio dopo la sessione del 28 agosto, dedicata alle roventi polemiche
esplose dopo il vergognoso manifesto dell’Ucoii che equiparava agli eccidi
nazisti ai bombardamenti israeliani nel Libano.
Fu in quella occasione che il
ministro degli interni pose in agenda la redazione di una “Carta dei valori”
dell’Islam italiano, delineando dei punti-chiave su cui i rappresentanti
musulmani sono chiamati a esprimersi.
Ma a poche ore dall’inizio della
riunione è già battaglia tra l’Ucoii e altri membri della Consulta. “La nostra
Carta di musulmani italiani è la Costituzione - sostiene il segretario
dell’Ucoii, Hamza Piccardo - e se si tratta di un documento valido solo per i
musulmani, sarebbe un amo discriminatorio che non firmeremo”. Altra cosa,
aggiunge, è se fosse un documento da far firmare a stranieri, che chiedono la
cittadinanza italiana.
Ribatte Mario Scialoja,
consigliere della lega musulmana mondiale: “Non capisco il problema dell’Ucoii.
Si tratta di approvare un documento di intenti, che non comporta alcun obbligo
di legge per nessuno”. Ultimativa Souad Sbai, presidente dell’Associazione
donne marocchine in Italia: “Se l’Ucoii non voterà la Carta dei valori,
arriveremo alla rottura: nella Consulta o noi o loro”. Perché bisogna scegliere
tra “moderati contro fondamentalisti”.
La traccia del ministro, così come
risulta dagli appunti di membri della Consulta, abbraccia la sfera
internazionale, l’ambito nazionale, il diritto familiare e individuale. Amato
pone questioni precise. Convivenza e reciproco rispetto fra le nazioni, ripudio
delle armi di distruzione di massa e delle aggressioni, sostegno alla
diffusione della democrazia realizzazione delle decisioni delle organizzazioni
internazionali, accettazione dei principi dell’Unione europea. E ancora - in
ambito italiano - affermazione del principio di non discriminazione e delle
pari opportunità, pluralismo religioso e promozione di un sistema scolastico,
basato sulla “cultura della compresenza fra cultura nazionale, culture locali
ed etniche e fedi religiose diverse, in vista dell’integrazione in un’unica
comunità nazionale”.
Infine c’è il tema famiglia. Amato
vuole che sia condivisa senza equivoci l’impostazione costituzionale, che
garantisce pari diritti ai coniugi, pari potestà educativa, e libertà di
pensiero dei figli nonché piena libertà di scelta religiosa.
Alla riunione di oggi ognuno si
presenterà con le proprie proposte. L’Ucoii non ha ancora scoperto fino in
fondo le proprie posizioni. “Sono cose private tra noi e il ministro”, dichiara
a Repubblica li presidente, Muhammed Nour Dachan. Scialoja, della Lega
musulmana mondiale, arriva già con un documento in cui è scritto un sì pieno
all’Onu e all’Unione europea e all’affermazione dell’esistenza di Israele
accanto ad uno Stato palestinese “in territorio contiguo”. Sul piano storico è sottolineato
il rifiuto degli orrori rappresentati dal genocidio armeno, dalla Shoah, dalle
stragi dei musulmani in Bosnia. Scialoja, come altri membri della Consulta,
propugna la piena accettazione delle leggi civili e penali italiane, il rifiuto
della poligamia islamica e la libertà di cambiare fede.
Yahya Pallavicini, della Coreis,
si presenterà con un’adesione totale dei musulmani italiani “ai valori
costituzionali”. Ne fanno parte per la Coreis il ripudio di qualsiasi violenza
e la convivenza pacifica tra gli stati, l’impegno per le operazioni di
peace-keeping internazionali e la condivisione dei principi dell’Unione
europea. Ma c’è anche una condanna dell’islamofobia oltre che
dell’antisemitismo, e un’esortazione a riconoscere tra i fondamenti dell’Europa
l’apporto delle “religioni abramo-monoteistiche senza subordinazioni tra di
loro”.