IL
FOGLIO, 4 ottobre 2006
Carta dei valori, l’Islam moderato va incontro ad Amato
Milano. La Carta dei valori ideata
dal ministro dell’Interno Giuliano Amato per definire i principi di
integrazione dell’Islam italiano, Carta che dovrebbe, secondo le sue
intenzioni, assumere un carattere universalistico ed essere estesa anche alle
altre fedi praticate dagli immigrati italiani buddismo ed induismo), è per ora
ancora solo una bozza, una lista di argomenti divisa in tre sezioni:
internazionale, nazionale e diritto di famiglia. In pillole: ripudio della
guerra e affermazione della convivenza, accettazione dei principi laici,
pluralismo religioso, libertà di coscienza e parità sessuale. È su questi
punti, imprescindibili per il governo italiano, che ieri sono stati convocati i
consiglieri della Consulta islamica per chiarire le proprie posizioni, ed
eventualmente presentare documenti utili alla redazione della Carta. Le
posizioni verranno poi esaminate da un comitato scientifico e dovrebbero
portare a una soluzione del contrasto fra integralisti e moderati. Un conflitto
riesploso nell’agosto scorso quando l’Ucoii, Unione delle comunità islamiche
italiane, ha pubblicato su un quotidiano un aggressivo manifesto sul conflitto
arabo israeliano (manifesto giudicato antisemita da tutti i membri della
Consulta).
Alla riunione di ieri, i
consiglieri moderati erano perplessi. Si aspettavano una maggiore pressione del
governo verso l’Ucoii che, nonostante l’isolamento, ha espresso il proprio
rifiuto a firmare una Carta dei valori diretta esclusivamente ai musulmani e ha
obbligato il governo a fare marcia indietro. E poi non capivano bene come la
discussione, articolata sui nodi dell’islam e il suo rapporto problematico con le
società occidentali, potesse diventare base di partenza per definire principi
adattabili ad altre fedi. “Non so se saremo all’altezza di trasformarci in una
sezione locale delle Nazioni Unite”, ha commentato con ironia Yahya
Pallavicini, membro della Consulta e rappresentante della Coreis (comunità
religiosa islamica italiana): “Credo che il ministro abbia voluto affermare, da
una parte, il principio a lui caro della concertazione democratica e dall’altra
arrivare a una resa dei conti con l’Ucoii attraverso una fine strategia che
lascia a noi moderati il compito di isolare le istanze più radicali. Il suo
obiettivo è affidare le nostre riflessioni ai suoi giuristi per arrivare a una
sorta di convenzione che serva come linea guida per l’integrazione multiculturale
e la libertà religiosa. Forse spera che l’Ucoii si adegui ai principi di una
società laica. Noi però riteniamo che la sua speranza sia un’illusione”.
In ogni caso i consiglieri
islamici moderati hanno apprezzato la bozza della Carta dei valori di Amato che
ha dato loro la possibilità di definire i principi guida dell’islam italiano.
Nel documento della Coreis consegnato ieri ad Amato vengono affrontati tutti i
dilemmi che riguardano l’islamismo. “La Consulta condanna la violenza fisica e
psicologica che non può trovare giustificazioni di ordine religioso”, si legge
nella prima parte dedicata al ripudio della guerra. “La legge non può essere
trasgredita in nome della religione”, si legge nella seconda parte dedicata al
pluralismo religioso. Un punto, questo, molto delicato perché affronta uno dei
punti più problematici dell’islam italiano (ed europeo): come stabilire i
criteri della rappresentanza politica della comunità musulmana che ha
costituito fino a ora un ostacolo insormontabile per firmare un’intesa con lo
stato italiano. “Non possono fare parte delle rappresentanze i militanti dei
movimenti fondamentalisti che promuovono la violenza e strumentalizzano la
religione a fini politici ed idelogici”, ha ribadito la Coreis. “La
rappresentatività numerica non è sufficiente a garantire il carattere pacifico
né è di utilità per il dialogo (...)”. Si tratta di un’accusa palese all’Ucoii,
i cui rappresentanti hanno spesso rilasciato dichiarazioni ambigue sui
kamikaze.
Alla riunione di ieri l’Ucoii non
ha portato contributi per la redazione della Carta. Nour Dachan, portavoce
dell’Ucoii e membro della Consulta, ha dichiarato: “Esiste già una carta sui
cui principi sono d’accordo tutti gli italiani: la Costituzione. Capirei se un
documento del genere venisse sottoposto a tutte le persone che devono acquisire
la cittadinanza italiana, ma non solo a noi musulmani”. La prossima riunione
della Consulta si terrà a dicembre, quando il comitato scientifico avrà
definito la Carta dei valori. Nella speranza, apparentemente ingenua, che
mentre si mescolano le carte fra le diverse fedi ed etnie i moderati islamici
vincano la loro battaglia.