LIBERTA’, 10 ottobre 2006

 

Islam, la Consulta al ministro Amato:

subito la firma della Carta dei valori

 

ROMA - La Consulta torna a spaccarsi sulla carta dei valori e si rivolge direttamente al ministro dell’Interno, Giuliano Amato. Dopo le proteste dell’Ucoii che non voleva firmare il documento, ora a chiedere l’intervento di Amato sono i rappresentanti dell’ala considerata più moderata dell’organismo, che quel documento lo vogliono firmare, e subito. Per questo hanno inviato una lettera al Ministro, chiedendo un incontro urgente e assicurando che solo con la firma della Carta dei valori, “si potrà perseguire il nostro sogno di far sviluppare e diffondere, anche in Italia, un islam autentico, perfettamente compatibile con i principi della laicità dello stato e che condanni fermamente tutte le tendenze integraliste di stampo Jihaidista”. Un’iniziativa che arriva a cinque giorni dall’ultima riunione dell’organismo, conclusa con la decisione, annunciata dallo stesso ministro, di estendere la carta dei valori a tutti gli stranieri che intendono stabilirsi in Italia e non solo ai musulmani. Amato aveva così respinto sul nascere la polemica innescata dall’Ucoii che aveva definito “un atto discriminatorio” l’ipotesi di sottoporre solo ai musulmani la firma del documento.

CARTA VALORI PER DARE IDENTITÀ CERTA ALLA CONSULTA -:I firmatari della lettera, tra i quali, il vice presidente della Coreis, Yahya Pallavicini; il direttore della sezione italiana della lega mondiale musulmana, Mario Scialoja; il presidente dell’associazione donne marocchine, Souad Sbai; lo scrittore Younis Tawfik, il co-presidente dell’associazione nazionale oltre le frontiere, Mohamed Saady; Khalil Al-toubat e il giornalista Eiaz Ahmad, la pensano esattamente al contrario dell’Ucoii. Altro che atto discriminatorio, la carta dei valori darebbe un’identità chiara alla Consulta, “senza discorsi fuorvianti”. Per questo deve essere elaborata e firmata all’interno dell’organismo “prima di allargare, in altra sede lo sviluppo dello stesso documento anche alle altre confessioni religiose”. Del resto, spiegano, “se si è scelto di creare una Consulta per l’Islam Italiano è perché determinate questioni, impostesi prepotentemente all’attenzione di tutti, riguardano espressamente la comunità musulmana. Uguaglianza dei diritti tra uomo e donna, libertà di professare il proprio credo religioso e di indossarne i segni distintivi, libertà di vestirsi come gli occidentali, di frequentare persone di altra religione, sono valori in cui crediamo fermamente e che vogliamo siano ben compresi da tutti i musulmani d’Italia, un ruolo importante per il nostro credo”.