IL MESSAGGERO, 11 ottobre 2006

 

Pallavicini: “Ha ragione Fioroni,

quella scuola è fuorilegge

 

ROMA - “Conosco da tempo Fioroni e lo ritengo un ministro dell’Istruzione responsabile. Ha ragione ad affermare che la scuola islamica di Milano non è in regola e non può aprire”.

Yahya Sergio Pallavicini, vicepresidente della Co.Re.Is. (la Comunità Religiosa Islamica) si schiera con decisione dalla parte dello Stato italiano nela vicenda milanese.

Lei non è d’accordo con quei musulmani che invocano la libertà d’istruzione per i propri figli?

“La libertà d’istruzione qui non c’entra. E’ in ballo piuttosto la necessità che centri islamici di qualunque genere non provochino confusione o disagio nella società in cui sono inseriti”.

A chi si riferisce?

“A chi occupa il suolo pubblico per le preghiere, creando disagi fra la popolazione di un quartiere, ma anche a scuole come quella di via Ventura a Milano che nasce fuori della legge dello Stato. In questo caso, anzi, il problema è più grave, perché è in gioco l’educazione di bambini che rappresentano il nostro futuro. Una scuola deve seguire una serie di regole, burocratiche, sanitarie, didattiche”.

Ma ha un senso una scuola islamica, confessionale, in un Paese dell’Occidente secolarizzato?

“La civiltà islamica è centrata sul Sacro, questo è un principio fondante, ed è inevitabile che l’istruzione si informi ai principi dell’Islam. Ma in concreto dobbiamo tenere conto del quadro giuridico di riferimento: una società occidentale non saprebbe gestire al suo interno una scuola confessionale e, d’altro canto, dei giovani musulmani formatisi in quell’esperienza didattica, non riuscirebbero a integrarsi nel tessuto sociale. Il risultato sarebbe la formazione di ghetti pericolosi da molti punti di vista”.

Si sta riferendo al modello inglese?

 “Per certi versi, sì. Ma attenzione, sta dimostrando di non funzionare neanche il modello francese dell’assimilazione e della de-islamizzazione. Non a caso il ministro Sarkosy sta pensando a un Concordato che proponga nuovi modelli relazionali fra lo Stato francese e la comunità musulmana”.