LIBERO, 12 ottobre 2006

 

Un imam contro la scuola di Allah

 

Contro la scuola islamica di via Ventura si schiera anche un imam. Non solo, quindi, pareri negativi dal Centrodestra e dai militanti della lega, ma un secco “no” arriva anche da Yahya Pallavicini, vicepresidente del Coreis (Comunità religiosa islamica).

Ha definito la scuola “diseducativa”. Cosa intende?

“Mi chiedo come si possa insegnare qualcosa ai bambini quando alla base c’è un atto di irregolarità dell’istituto stesso che prevarica le leggi. La colpa è dei genitori e degli organizzatori del progetto, mossi da buonismo pedagogico. Ma questa è solo la prima di una serie di considerazioni che mi convincono del fatto che questa scuola debba chiudere al più presto”

Quindi se l’apertura fosse stata regolare, avrebbe avuto un’opinione diversa della scuola?

“Un istituto di quel tipo non dovrebbe esistere. Anche se arrivasse il nulla osta delle autorità. Sarebbe un danno per gli studenti, che non riuscirebbero più a integrarsi in nessun’altra scuola, né nel loro paese, né tantomeno qui una volta che decidessero di proseguire gli studi. Un progetto di questo tipo non può essere fatto da un gruppo di persone a caso, sennò si rischia di fare una via di mezzo dannosa. Ci vorrebbe una commissione didattica congiunta tra rappresentanti del Ministero della Pubblica Istruzione e del Consolato egiziano. Ci vogliono accordi bilaterali seri e ufficiali, come succede per tutte le altre scuola straniere”

Pensiamo ancora, per ipotesi, che questa commissione ci sia stata. Così darebbe un parere positivo?

“Sarebbe almeno una cosa fatta bene. Ma rimango convinto che la cosa migliore sia la scuola pubblica, dove bambini di diverse religioni e nazionalità si possano integrare sul serio. Se io fossi un immigrato egiziano manderei mio figlio alla scuola statale. E’ una finestra sulla società futura, perché autoghettizzarsi? Al massimo, mi piacerebbe che ci fossero più corsi di aggiornamento per gli insegnanti sul pluralismo culturale”

In questo modo però i ragazzi arabi come potrebbero imparare la loro lingua d’origine?

“Certo, i genitori dovrebbero sforzarsi di insegnare personalmente ai figli l’arabo classico coranico. Ma d’altronde una scuola Islamica non risolverebbe il problema, perché ogni stato arabo parla un dialetto differente e in una scuola, ovviamente, non si potrebbe insegnarli tutti. L’unica cosa che li accomuna è l’arabo classico - un po’ come il latino per noi - che non viene usato correntemente, ma è la lingua del Corano”

La scuola potrebbe insegnare l’arabo classico?

“E’ la lingua delle preghiere e dei testi sacri. Vorrebbe dire portare la religione nelle scuole e su questo punto sono fermamente contrario. Non se ne parla. Come nelle classi italiane non si deve insegnare catechismo, ma storia della religione, allo stesso modo negli istituti arabi dovrebbe essere bandita la religione intesa come preghiera. Su questo punto voglio essere chiaro: no alla dottrina del Corano nelle classi. Queste cose, sia che si parli di cattolici che di musulmani, devono essere insegnate a casa dai genitori o nei luoghi di culto”

Ha parlato cosi anche coi promotori della scuola di via Ventura?

“Non ne ho avuto la possibilità. Ho discusso, invece, con la comunità di viale Jenner che addirittura rivendica il diritto ad aprire scuole quando e dove vuole. Ho cercato anche di parlare col Provveditore Dutto, ma ho paura che sia stretto tra strumentalizzazioni varie: quelli di destra devono dire che la scuola è cattiva e quelli di sinistra che gli arabi sono povere vittime. Invece il problema è semplicissimo: no all’illegalità e alla faciloneria. Del resto si discute”