CORRIERE DELLA SERA, 13 ottobre 2006

 

Religione al Posto di Calcio e Reality

 

Per quelli che non amano il calcio (dicono di essere in molti), soprattutto per quelli che non amano i reality (dicono di essere in moltissimi), mercoledì sera un’alternativa c’era. Sul satellite, certo; nessuno, nemmeno il piccolo schermo, è perfetto. L’alternativa era bella tosta perché riguardava un argomento non usuale per il video, tanto poco usuale da essere spesso oggetto di parodia: chi sono io? Da dove vengo? C’è il destino? E l’aldilà? Per farla breve, RaiSat Extra, la rete nobile della Rai, quella che per prima ha trasmesso il Fiorello radiofonico in tv, ha proposto un talk dove si parlava “Delle cose ultime”. Il sottotitolo del programma di Roberto Fontolan e Marco Giudici spiega meglio il senso dell’operazione: “Conversazioni televisive sulle grandi religioni e le domande fondamentali dell’uomo”.

Il meccanismo del format è molto semplice: un autorevole rappresentante di una religione viene intrattenuto in conversazione da due giornalisti. Così, tanto per iniziare, il cardinale Angelo Scola ha ricevuto Eugenio Scalfari e Franco Cordelli e insieme si sono messi a discutere di fede. Poi toccherà al presidente dell’assemblea dei rabbini d’Italia Giuseppe Laras, al presidente della Comunità religiosa islamica Abd al-Wahid Pallavicini, al monaco buddista Raffaello Longo e a Svamini Hamsananda Giri dell’Unione Induista Italiana ricevere nei loro luoghi di culto (chiesa, tempio, moschea, ecc.) altri due giornalisti che porranno temi “che nascono dall’interrogarsi dell’uomo di fronte alla vita”.

Il compito del programma, invece, è molto più arduo: è vero che si può parlare delle cose ultime anche in televisione. In maniera molto serena e senza nessuna imposizione di opinione o idea, nel rispetto dell’identità di ognuno ma e anche vero che alcuni interroganti avrebbero potuto prepararsi meglio. A volte certi giornalisti dissolvono l’onnipotenza di Dio (non importa di quale religione) nella sua impotenza, scorgono in lui non più la forza che si oppone al male ma una presenza consolatrice che ci sta accanto, il compagno fedele delle nostre sventure. Come dice Salvatore Natoli, “presenza desiderata specie in questo mondo dove è sempre più rara la fedeltà”.