IL MESSAGGERO, 21 ottobre 2006

 

Le donne musulmane con Prodi:

“Giusto vietarlo se copre il volto”

 

ROMA - “Condividiamo le parole espresse dal presidente del Consiglio, Romano Prodi, a proposito del Velo islamico. È giusto vietare solo quello che copre il viso”: è una posizione decisamente moderata quella di Asmae Dachan, figlia del presidente dell’Ucoii (l’unione delle comunità islamiche italiane) ed esponente dell’associazione delle Donne musulmane in Italia. Intervistata dalla radio islamica sul web, Radiocom, la figlia del presidente dell’Ucoii spiega: “Siamo convinte che il Profeta Muhammad abbia ribadito in diverse circostanze che le donne si debbano velare coprendo il loro corpo ma lasciando il viso e le mani scoperti”.

Ma è un po’ tutto l’islam italiano a collocarsi su posizioni “morbide”. È il caso di Souad Sbai, presidentessa delle donne marocchine in Italia,che assicura: nel loro Paese il velo era solo un ricordo, un problema superato mentre qui, soprattutto nella provincia del Nord, è ritornato a coprire la testa e il volto di quelle ragazze che ora hanno solo voglia di scappare da questa imposizione. Di andare in Francia, dove il Niqab che lascia scoperti solo gli occhi è vietato, oppure a Roma che è grande e libera e nessuno ancora si può permettere di dire a una donna che deve nascondere per forza i suoi bei capelli. Dice Souad Sbai che ci sono principi - e la libertà è il primo fra tutti - che non possono essere negoziati. E si ribella di fronte a questo parlare di Burqa e Hijab, come se uno fosse meglio dell’altro, quasi ci fosse una differenza nel sentirsi dire: “Metti questo che ti lascia scoperto il viso, metti quello che te lo copre”. No - dice Souad – l’unica soluzione è andare avanti, non ascoltare, rifiutarsi di cadere nella provocazione perché quello che si difende va ben oltre il semplice rettangolo di stoffa di cui si sta parlando.

“In Italia sono ancora pochissime le donne islamiche costrette a indossare il velo - dice la giornalista marocchina, direttrice di Al Maghrebija - ma se le lasciamo sole il fenomeno dilagherà in modo impressionante. Nel Nord ne ho viste già tante. Vivono in piccoli paesi e sono sole, nel senso che non hanno la famiglia d’origine a proteggerle, devono fare per forza quello che dice il marito, altrimenti sono botte”. Il velo dunque per ribadire la sottomissione della donna anche se il significato del Hijab ha dimensioni che vanno oltre le singole rivendicazioni. “Hijab è politica - dice Souad Sbai - è un intervento mirato per reislamizzare le donne musulmane che vivono in Occidente e che secondo gli uomini si comportano male. Avete mai chiesto a una donna che proviene dal Magreb se è contenta di portare il velo? Assolutamente no. In Marocco non è obbligatorio come invece vogliono far credere gli estremisti, ma quando una giovane marocchina va a vivere a Bergamo, o a Modena o a Novellara e ce n’è una con il velo, beh, allora è costretta anche lei a portarlo. E se può scappa un’altra volta”.

A Souad non piace che in Italia si discuta del Niqab che lascia scoperti solo gli occhi. Le sembra un passo indietro, ma è fuori discussione che su questa problematica gli animi si infiammino. Secondo Sergio Yahya Pallavicini, vice presidente della Co.Re.Is. (comunità religiosa islamica), vengono fuori tre tendenze “e la più equilibrata è quella che sta in mezzo”. Il velo, spiega Pallavicini, convoglia chi vede nel viso delle donne coperto una forma di rivendicazione dell’identità perduta, una contrapposizione all’Occidente contemporaneo. “Sono una minoranza - dice - e questa lettura formalista della religione islamica può sia essere una libera scelta, sia un’imposizione della famiglia. Del resto per una donna è meglio uscire con il velo sul capo che rimanere segregata in casa. I veli come il Niqab e il Burqa, poi, sono un’ulteriore strumentalizzazione”.

All’altro estremo, dice sempre il vice presidente della Co. Re. Is., c’è chi demonizza il velo, che pensa che sia comunque e dovunque uno strumento che lede la libertà della donna: esistono riti religiosi, invece, a cui partecipano donne con il capo deliberatamente coperto. “Il velo è un falso problema - conclude Pallavicini - ma se non viene affrontato nel modo giusto, può diventare una bomba. Va bene preservare le donne islamiche dai fondamentalisti, ma bisogna anche proteggerle da un eccesso di laicismo che potrebbe azzerare i simboli religiosi. In mezzo, appunto. Bisogna trovare una soluzione che stia nel mezzo”.