LA SICILIA, 30 ottobre 2006

 

La Consulta islamica si spacca sulla carta universale dei valori

 

Roma – C’è malcontento nella Consulta per l’Islam italiano, dopo la prima riunione di sabato al Viminale con il Comitato di esperti chiamato dal ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ad elaborare una Carta dei valori, della cittadinanza e dell’integrazione allargata a tutti gli stranieri che intendono stabilirsi in Italia.

Nel corso dell’incontro - al quale non ha partecipato il presidente dell’Ucoii, Nour Dachan - i cinque professori (Roberta Aluffi Beck Peccoz, Carlo Cardia, Khaled Fouad Allam, Adnane Mokrani, Francesco Zannini), secondo quanto si è appreso, hanno sottoposto all’attenzione della Consulta un documento di tre pagine con i principi che dovrebbero essere enunciati nella Carta dei valori. Sono suddivisi in tre grandi aree: Società internazionale; Società nazionale: immigrazione e cittadinanza; Società nazionale: laicità, persone e famiglia. Tra 15 giorni ci sarà un nuovo incontro tra Consulta ed esperti nel quale cominceranno ad essere affrontati i punti in discussione. Si inizierà dal capitolo sulla Società internazionale. Seguiranno poi altre audizioni del Comitato con i rappresentanti di altri gruppi etnici e religiosi presenti in Italia. L’obiettivo è presentare una Carta al ministro entro il prossimo aprile.

Ma l’incontro di sabato ha lasciato insoddisfatti alcuni componenti della Consulta. Ieri hanno espresso critiche il vice presidente della Coreis (Comunità religiosa islamica), Sergio Yahya Pallavicini e la presidente dell’Acmid (Associazione delle donne marocchine in Italia), Souad Sbai. “Io - ha spiegato Pallavicini – ho chiesto esplicitamente al ministro, attraverso i due funzionari del Viminale presenti, di continuare a farci discutere, in parallelo con la Carta dei valori, delle priorità concrete dell’Islam italiano: scuole, moschee, velo, rapporti uomo-donna, educazione. Dobbiamo - ha sottolineato - riprendere a parlare degli obiettivi per i quali la Consulta è stata costituita: è assurdo coinvolgerla soltanto nell’elaborazione di questa Carta che rischia di accomunare l’Islam italiano a gruppi etnici stranieri o a minoranze religiose con non hanno ottenuto un’intesa con lo Stato italiano oppure non hanno una rappresentanza riconosciuta”.

Da parte sua, Souad Sbai ha espresso “stupore ed amarezza mia personale e di altri membri della Consulta per un inaspettato cambiamento di obiettivi e di ruoli che mortificano il significato della nostra presenza e delle nostre proposte all’interno di un organismo al quale abbiamo sempre offerto la nostra collaborazione con passione, impegno e spirito di servizio”.

E critiche, dopo la riunione di ieri, sono arrivate anche dalle parlamentari Daniela Santanchè (An) e Margherita Boniver (Fi). “Dalle ore 14 di sabato - ha detto la prima - la Consulta islamica ufficialmente non esiste più. Nell’ultima riunione al ministero dell’Interno è stato deciso di trasformarla di fatto, per volere di Giuliano Amato, in una pasticciata inverosimile consulta delle religioni di cui verranno chiamati a far parte anche ortodossi, buddisti e non meglio identificati esponenti della comunità cinese.