LIBERO, 7 gennaio 2007
Il sufismo,
la via contemplativa dell’islam
‘Abd al-Wahid Pallavicini è il presidente della Comunità
Religiosa Islamica Italiana (COREIS). Nato a Milano nel 1926, si è convertito
all’islam il 7 gennaio 1951, assumendo lo stesso nome islamico del metafisico
francese René Guénon proprio mentre questo si spegneva al Cairo. Per anni ha
vissuto in Oriente, dove nel 1980 ha ricevuto l’autorizzazione a condurre come
maestro, shaykh (sceicco), un ramo autonomo della confraternita islamica
Ahmadiyyah Idrisiyyah Shadhiliyyah in Europa. Ci tiene a sottolineare gli
elementi in comune tra islam (Pace nella sottomissione a Dio) e cristianesimo,
“in particolare, la figura di Gesù e la comune attesa della sua seconda venuta
alla fine dei tempi”.
Cosa si Intende per sufismo?
“È l’italianizzazione dell’arabo tasawwuf, una
parola che indica la realtà interiore della religione islamica, la sua
dimensione contemplativa, l’insieme dei mezzi e delle regole che permettono ad
alcuni musulmani di dedicare la loro vita al perseguimento della Conoscenza di
Dio secondo il nobile esempio del Profeta Muhammad. Proprio a lui risalgono
infatti tutte le “vie”, turuq, che, per mezzo di vari metodi messi
attuati da una regolare successione di maestri legittimi, rappresentano da 14
secoli i canali privilegiati di ritrasmissione della sapienza sacra dell’islam
nel mondo”.
Mi parli di queste confraternite?
“Vogliono favorire non solo la crescita spirituale di
alcuni membri dell’organizzazione iniziatica stessa, ma anche la conoscenza
autentica della dimensione più profonda e del vero orientamento della religione
islamica, che ora sembra oscurata dalle logiche antispirituali”.
Quali sono le pratiche
devozionali?
“Sono diverse secondo le “vie”, le scuole e i maestri, ma
sfociano tutte nello stesso rito: il ricordo e la ripetizione del Nome di
Allah, chiamato Dhikr. Questa pratica rituale è presente fin dalle origini
dell’Islam e veniva svolta dalle “genti della panca”, un gruppo di nobili
compagni del Profeta che, oltre a seguire scrupolosamente i riti obbligatori
dell’islam, dedicava tutto il tempo restante alla recitazione della
Rivelazione, alla penetrazione dei suoi significati più interiori e simbolici e
all’azione pubblica di opere pie e virtuose. Non vi è misticismo, né monachesimo
nell’islam, e il sufismo tradizionale, che può essere praticato solo
all’interno dell’Islam più ortodosso, non può assumere la forma di una fuga dal
mondo delle responsabilità”.
Avete dei santi?
““Santi” sono i musulmani che sapranno realizzare la
stessa trasparenza spirituale, conoscenza integrale e perfezione funzionale del
Profeta. Sono riconosciuti dai credenti in base al discernimento spirituale che
deriva loro dalla pietà religiosa”.